Politica

Il sondaggio sui vaccini: i provax sono raddoppiati

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Dopo quello della Stampa di qualche giorno fa, un sondaggio di Repubblica su vaccini e vaccinazioni obbligatorie effettuato dall’Osservatorio Scienza Tecnologia e Società, Observa Science in Society, ci dice che rispetto al 2015 la percentuale di quelli che pensano che tutte le vaccinazioni, compresa quella contro l’influenza (che non è compresa nel decreto Lorenzin) è raddoppiata, passando dal 23% al 47,1%. La percentuale di quelli che pensano che nessuna vaccinazione debba essere obbligatoria invece si è più che dimezzata, passando dal 18,6% all’8,1%. Numeri che sembrano spiegare che la minoranza rumorosa dei no-vax si scontra con una maggioranza silenziosa molto più ampia.

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Sondaggio vaccini e vaccinazioni, i risultati 2015-2017 a confronto

Su quali giudizi si fondano questi atteggiamenti? Spiega Repubblica che oltre l’80% degli intervistati pensa che i benefici dei vaccini siano sempre superiori ai potenziali rischi. Su una delle questioni ritenute più controverse nell’ultimo periodo, ovvero l’obbligo di vaccinazione legato alla frequentazione delle scuole, il giudizio è ancora più netto: quasi l’87% concorda infatti che sia giusto vaccinare i bambini anche per non mettere a rischio la salute di altri. Resta, è vero, una quota importante (48%) di italiani la cui posizione potrebbe essere riassunta, con un po’ di semplificazione, con lo slogan “il vaccino è mio e me lo gestisco io”, e che riflette una più ampia tendenza a considerare le decisioni relative alla salute come una scelta e prerogativa individuale. E non manca un elemento di riflessione critica sul ruolo svolto dagli interessi commerciali nella diffusione dei vaccini. Ma che il quadro sia cambiato, e anche nettamente, non c’è dubbio.
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Il sondaggio sui vaccini e il raddoppio dei pro-vax (La Repubblica, 21 settembre 2017)

Il quotidiano chiude con l’opinione di Elena Cattaneo:

Il sondaggio di oggi ci racconta il rafforzarsi di una nuova consapevolezza nei cittadini che hanno ricominciato a credere in una delle maggiori conquiste della storia della medicina. Si è confermato quanto studi di scienze neuro-cognitive suggerivano da tempo: un’informazione corretta è fondamentale ma non sufficiente a vincere pregiudizi. Purtroppo è servita la concretezza del pericolo e delle sue conseguenze, ancora più efficace se in un contesto di prossimità geografica, per smuovere convinzioni e far cambiare radicalmente idea.
Incoraggiati da questi numeri, deve continuare e rafforzarsi l’impegno delle istituzioni politiche e sanitarie, fino al singolo medico territoriale, con l’avallo di un’informazione quotidiana responsabile, affinché queste percentuali non solo si consolidino ma aumentino. Questa è la strada per avere una società che non solo sia immune da malattie evitabili ma anche “vaccinata” contro la cattiva e quindi pericolosa informazione.

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