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Come sarà la nuova scheda elettorale

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La Stampa pubblica oggi un fac simile della nuova scheda elettorale con il sistema tedesco sul quale i partiti sembrano aver finalmente trovato un accordo che porterà alle elezioni presto. Spiega il quotidiano che nella scheda elettorale oltre ai simboli dei partiti saranno indicati i nomi di tutti i candidati votabili; al centro ci saranno i simboli delle forze politiche e sulla sinistra i candidati del collegio uninominale dove stiamo votando mentre a destra ci saranno i listini circoscrizionali che dovrebbero essere composti da quattro nomi (ma potrebbero essere invece due o sei).

Come sarà la nuova scheda elettorale

Con un solo segno si voterà sia per il collegio uninominale che per i listini proporzionali. Non sarà possibile il voto disgiunto, ovvero non si potrà votare per un candidato diverso nell’uninominale e nei listini. «In generale – spiega il quotidiano – questo sistema presuppone l’esistenza di un corpo elettorale evoluto, composto da gente che non si trascina stancamente a esprimere sempre lo stesso voto, ma fatto di cittadini dinamici disposti a migrare da un partito all’altro, come sul web quando si cerca l’offerta migliore». Il meccanismo di elezione sarà questo:

Il primo a essere eletto sarà quel candidato che riuscirà nell’impresa di stravincere con oltre il 50 per cento nel proprio collegio. Di questi collegi in Italia ce ne saranno 303 alla Camera e 150 al Senato. Ogni circoscrizione ne conterrà un numero variabile, a seconda della grandezza. Se nessuno vincerà nel collegio in modo così stratosferico, scatterà un diverso meccanismo, che sembra fatto apposta per tutelare gli «alti papaveri»: verrà eletto il numero 1 del «listino circoscrizionale». Inutile dire che tutti i boss della politica sgomiteranno per occupare quella posizione. Poi, se il partito avrà conquistato altri seggi nella circoscrizione, scatteranno i vincitori del rispettivo collegio uninominale. Una volta esauriti tutti i vincitori dei collegi, se resteranno poltrone da occupare sarà il turno degli altri nomi del «listino». Infine, i migliori perdenti dei collegi.

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Come sarà la nuova scheda elettorale con il sistema tedesco (La Stampa, 1 giugno 2017)

Con la soglia al 5% verranno tagliate fuori le sigle che metteranno insieme meno di 1 milione 700 mila suffragi. Quei voti a perdere saranno ripartiti tra i vincitori, però non in maniera eguale: anche nella spartizione delle spoglie verrà seguito il criterio proporzionale. Così verrà tradotto il sistema tedesco nella declinazione bicamerale italiana:
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Legge elettorale: il sistema tedesco e la sua traduzione italiana al Senato (Corriere della Sera, 29 maggio 2017)

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Legge elettorale: il sistema tedesco e la sua traduzione italiana alla Camera (Corriere della Sera, 29 maggio 2017)

Chi vince con il sistema tedesco?

Qualche giorno fa Roberto D’Alimonte sul Sole 24 Ore si è dedicato all’esercizio più complicato: quello di spiegare a chi conviene il sistema tedesco come legge elettorale. La soglia al 5% infatti favorirebbe PD, M5S, Forza Italia e Lega Nord e produrrebbe un effetto maggioritario. Ma poi cosa succederebbe?

Il problema è il governo. Con i dati di oggi ci sarebbero sulla carta due coalizioni che si contenderebbero la maggioranza assoluta dei seggi. Il fatidico 51% potrebbe andare a Pd e Fi, ma anche a M5s e Lega Nord. Potrebbe essere una roulette. Proprio l’esito che la cancellazione del ballottaggio dell’Italicum voleva scongiurare. D’altronde una soglia più bassa (2,5%) – come si vede nella tabella – ridurrebbe il rischio di una possibile maggioranza M5s-Lega Nord ma indebolirebbe Pd e Forza Italia rendendo necessaria una coalizione tra Berlusconi e i partiti a sinistra del Pd. Insomma, il tedesco non è la panacea dei nostri problemi di governabilità post-referendum costituzionale.

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Tre simulazioni con il sistema tedesco (Il Sole 24 Ore, 28 maggio 2017)

Ma non sarebbe un cattivo sistema a condizione che resti un tedesco vero e non un tedesco in salsa italiana. Su questo però i dubbi sono legittimi. In particolare la soglia deve restare al 5% e nel nostro caso non va permesso il suo aggiramento attraverso l’escamotage delle vittorie nei collegi. Le desistenze sono una nostra specialità e servirebbero a far sparire la soglia. Senza soglia al 5% il tedesco in salsa italiana sarebbe il trionfo della rappresentatività e il funerale della governabilità. E va trovata una soluzione soddisfacente per il problema dei seggi in soprannumero. Tema da affrontare in altro momento.

Insomma, il diavolo continua a nascondersi nei dettagli. Ovvero negli accordi che modificheranno il sistema. Forza Italia vuole listini lunghi con sei candidati nelle 27 circoscrizioni del proporzionale, il PD vorrebbe 50 collegi plurinominali e liste di 4. La x posta sul nome del candidato porta automaticamente al voto sul partito di appartenenza. Il giorno dell’accordo conosceremo anche la data delle elezioni.

Come funziona il sistema tedesco

Dino Martirano sul Corriere di oggi chiarisce altri due punti: i capilista bloccati e le multicandidature.

3.Tornano i capilista bloccati?
Praticamente sì. Su richiesta del Pd si è deciso di iniziare l’assegnazione de seggi a livello circoscrizionale partendo dai numeri 1 dei listini proporzionali (tre candidati al massimo) che l’elettore troverà sulla colonna destra della scheda. Solo dopo questa prima scelta scatteranno i seggi
per i vincitori dei collegi uninominali in quella stessa circoscrizione e, ove ci fosse la necessità aritmetica, verrebbero infine ripescati anche i numeri 2 e numeri 3 dei listini proporzionali.

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La scheda elettorale (da Repubblica, 1 giugno 2017)

4.Sono previste le multicandidature-paracadute per i big dei partiti?
Sì. Ogni candidato, a discrezione assoluta del suo segretario di partito, potrà correre in un collegio uninominale e, per sicurezza, potrà portare sule spalle ben tre paracadute corrispondenti ad altrettanti posti di capolista nel listino proporzionale. Il combinato disposto dei due meccanismi, corsia preferenziale per i capilista e multicandidature, conferisce ai leader dei partiti una notevole capacità di programmazione dei rispettivi gruppi parlamentari della XVIII legislatura.

Leggi sull’argomento: Legge elettorale: chi vince con il Rosatellum o il sistema tedesco