Sport

Si può giocare a calcetto? Il no del comitato tecnico scientifico

Ieri il Consiglio dei ministri ha deciso lo slittamento dal 18 al 25 giugno per la ripresa degli sport di contatto. E il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora è entrato in polemica diretta con il Comitato Tecnico Scientifico

vincenzo spadafora calcetto sport di contatto

Il calcetto è ancora vietato. Ieri il Consiglio dei ministri ha deciso lo slittamento dal 18 al 25 giugno per la ripresa degli sport di contatto. E il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora ieri è entrato in polemica diretta con il Comitato Tecnico Scientifico sugli sport di contatto, affermando che “Riprendere le attività dei centri sportivi, con le garanzie assicurate dal documento delle Regioni su sanificazione e mantenimento dei dati per i giorni necessari, aumenterebbe – io credo – la sicurezza per tutti”. Spiega il Corriere:

Ma pochi minuti dopo la pubblicazione del suo post il Comitato tecnico scientifico (Cts) ha spento ogni entusiasmo dichiarando che «in considerazione dell’attuale situazione epidemiologica nazionale, con il persistente rischio di ripresa della trasmissione virale in cluster determinati da aggregazioni certe come negli sport da contatto, vanno mantenute le prescrizioni relative al distanziamento fisico e alla protezione individuale». Spadafora, dal canto suo, aveva spiegato di voler «assecondare la voglia e la necessità di ricominciare a giocare nei centri sportivi consentendo a migliaia di gestori e lavoratori di riprendere le loro attività. I rappresentanti della conferenza delle regioni e delle province autonome hanno stilato le indicazioni per la ripresa immediata. Manca solo l’assenso del ministro (della Sanità, ndr) Speranza per poter ricominciare».

vincenzo spadafora calcetto sport di contatto

L’attività nelle palestre di tutta Italia era già ripresa, ma gli allenamenti — sulla base delle rigide indicazioni del Dcpm del 17 maggio scorso — si limitavano alla preparazione atletica e, ad esempio, a esercizi individuali con una turnazione negli impianti che prevedeva la presenza di pochi atleti alla volta e aveva generato malumori in società e gestori.

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