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Questa Boschi è una Camera a gas

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Il processo politico a Maria Elena Boschi si apre a Montecitorio stamattina alle 9. La mozione di sfiducia nei confronti della ministra delle riforme presentata dal MoVimento 5 Stelle (la prima di quattro che verranno discusse tra Camera e Senato) verrà votata anche da Sinistra Italiana, ma i numeri dicono che non ci sono speranze che passi. Anche perché Forza Italia ha annunciato che uscirà dall’aula. La mozione di sfiducia individuale è stata accolta solo una volta: il 19 ottobre 1995 il Senato approvò la sfiducia al Guardasigilli Filippo Mancuso. I numeri, ricordati oggi da un’infografica di Repubblica, dicono questo:

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I numeri alla Camera sulla sfiducia a Maria Elena Boschi (La Repubblica, 18 dicembre 2015)

Questa Boschi è una Camera a gas

I numeri però non sono tutto. E se è vero che la politica è anche propaganda, la sfiducia individuale presentata dal MoVimento 5 Stelle servirà soprattutto ad attaccare politicamente la ministra più vicina al presidente del Consiglio. Non a caso a parlare per i grillini saranno Davide Crippa e Alessandro Di Battista.  L’accusa delle opposizioni è che il ministro sia in conflitto di interessi per il decreto “salva banche”: il papà Pier Luigi Boschi è stato vicepresidente di Banca Etruria, uno degli istituti di credito oggetto del provvedimento. La posizione dei Cinquestelle, che hanno presentato la mozione di sfiducia a Montecitorio, il 14 dicembre, non preoccupa comunque il governo che alla Camera appare blindato anche senza i voti dei grillini. Non a caso Maria Elena Boschi quando ha saputo dove sarebbe avvenuta la votazione ha commentato: “Vediamo se hanno i numeri per sfiduciarmi”. I numeri, a quanto pare, non ci saranno. Gli argomenti il ministro dovrà discuterli, possibilmente replicando nel merito agli attacchi.

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Il documento con lo schema di decreto legislativo sul bail in (Libero, 18 dicembre 2015)

Stamattina Maurizio Belpietro su Libero ne elenca uno, corredato di documento:

Oh, naturalmente, per non incappare nella legge sul conflitto d’interessi, Maria Elena Boschi si è ben guardata dal votare il decreto con cui si cancellavano le vecchie banche sostituendole con le nuove. Ufficialmente dunque la giovane ministra non è in conflitto di interessi, perché non è intervenuta sulla legge che cancellava la banca di cui il papà era stato vicepresidente consigliere e per il cui ruolo è stato sanzionato dalla Banca d’Italia non una ma ben due volte. Tuttavia, nonostante la responsabile delle Riforme abbia schivato il voto del 22 novembre, lo stesso non si può dire dell’altro Consiglio dei ministri, quello ben più importante dei primi di settembre, dove si sono gettate le basi del decreto di recepimento della direttiva Ue sui fallimenti bancari, quello – in altre parole – che a buon titolo si può chiamare Salvabanchieri. Lì la ministra c’era e invece degli interessi degli azionisti pare abbia fatto quelli di papà. Scelta legittima, al cuore di figlia non si comanda, ma purtroppo incompatibile con il ruolo che ricopre. Non si tratta di essere garantisti oppure no. Si tratta di essere realisti.

Gli argomenti di Belpietro vanno discussi nel merito e ci auguriamo che la ministra lo faccia. Nel frattempo registriamo che la Legge Frattini, il cui rispetto formale veniva utilizzato dai giornali di centrodestra per chiudere ogni discorso sui conflitti d’interesse di Berlusconi, evidentemente non è sufficiente per salvare la ministra agli occhi di Belpietro. Mille azioni di Banca Etruria pesano di più di tre reti televisive, la più grande casa editrice italiana, Mediolanum e via elencando. Due pesi (politici) e due misure. Nel merito della questione, stiamo parlando dell‘articolo 35 del decreto che ha risolto le quattro banche in crisi, quello che secondo Belpietro si potrebbe chiamare Salvabanchieri:

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L’articolo 35 del decreto sul Bail IN

Sul punto, sarebbe necessario ricordare (ne abbiamo parlato qui) che i vertici sono perseguibili a livello penale, e soprattutto che in vigore c’è anche l’articolo 95:
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Quindi, posto che l’azione sociale di responsabilità contro i membri dei consigli di amministrazione e gli organi di governo della banca risolta spetta ai commissari con l’autorizzazione della Banca d’Italia, i vertici sono perseguibili a livello penale e il diritto al risarcimento del danno subito e provato è impregiudicato. Di che stiamo parlando?

La mozione di sfiducia dei Cinquestelle

Abbiamo poi già parlato del merito di tante questioni poste dalla mozione di sfiducia del MoVimento 5 Stelle. Nella storia entra Davide Serra, che viene accusato dai grillini di aver speculato sulle Popolari. Ora, a parte che non si capisce bene cosa c’entri Serra con la sfiducia a Maria Elena Boschi, va ricordato che sulle plusvalenze delle banche popolari venne avviata all’epoca un’indagine della Consob, che ascoltò tra gli altri anche Serra. È importante segnalare che gli acquisti tra 2 e 16 gennaio riguardarono per movimenti irrisori di denaro Banca Etruria, e invece per cifre molto più importanti il Banco Popolare e la Popolare di Milano (BPM)

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Le plusvalenze sulle banche popolari (Repubblica, 13 febbraio 2015)

All’epoca Algebris ha dichiarato di non avere comprato alcun titolo di banche popolari italiane dal 1 al 19 gennaio e che l’unica operazione è stata una dismissione di 5,2 milioni di azioni del Banco Popolare realizzando una perdita. La società precisò poi di non aver mai fatto investimenti nella Popolare dell’Etruria e del Lazio. La società guidata da Davide Serra chiarì così, oltre di non aver effettuato acquisti sulle popolari tra l’1 e il 19 gennaio, che l’unica operazione di rilievo realizzata in tale periodo per conto dei propri fondi e mandati di gestione è stata la dismissione di 5,2 milioni del Banco Popolare a un prezzo medio di 9,72 euro. Tali azioni erano state acquistate nel 2014, durante l’aumento di capitale del Banco Popolare, segnala quindi Algebris, a un prezzo medio di 13,76 euro, e la cessione è stata effettuata dunque realizzando una perdita. Il periodo indicato da Algebris è quello precedente al dl sulla riforma delle popolari arrivato in Cdm il 20 gennaio, anche se le prime indiscrezioni erano trapelate già venerdì 16 a mercati chiusi. Quanto alla Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, “mai nella storia di Algebris, sin dal 1 Ottobre 2006, è stato fatto alcun investimento (sia azionario sia in debito subordinato) nel capitale” dell’istituto. Riguardo invece la storia di Maria Elena Boschi, all’epoca ci fu chi spiegò l’andamento di prezzi e volumi delle azioni nei giorni caldi:

Veniamo alla Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, che è finita sotto i riflettori per l’ampiezza del rialzo ma soprattutto perché legata alla famiglia del ministro delle Riforme (che della banca è anche azionista). Se si analizza l’andamento di prezzi e volumi di questa azione, si può agevolmente constatare che nulla di anomalo accade sino al giorno precedente il consiglio dei ministri che ha poi deciso la misura per le banche popolari di maggiori dimensioni. Tra pochissimo parleremo di quel famoso lunedì 19 gennaio. Il vero strappo di prezzi e volumi accade il 21 gennaio, giorno successivo a quel consiglio dei ministri. E a quel punto, per definizione, non c’è proprio anomalia. Riguardo l’entità dell’apprezzamento successivo dell’azione, si può agevolmente ipotizzare che c’entri il suo ridottissimo flottante e la presenza di ricoperture da panico. Comunque sia, e sino a prova del contrario, non ci pare di vedere alcun indizio di attività anomala.

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L’andamento del titolo nei giorni “caldi” (da Phastidio.net)

 
In più ci sarebbe da ricordare che un articolo di Repubblica ai primi di gennaio annunciò che il governo era intenzionato ad agire nella riforma delle banche popolari molto prima della conferenza stampa di Renzi. Per speculare, quindi, non servivano le informazioni riservate: bastava leggere i giornali. La Consob ha ascoltato Serra a marzo riguardo le operazioni, mentre la procura di Roma ha aperto un fascicolo a febbraio. Fascicolo che a tutt’oggi risulta senza indagati. Mario Gerevini sul Corriere raccontò anche una serie di ipotesi di complotto che parlava di ricche famiglie fiorentine e dei loro portafogli, citando anche Antonella Mansi. Senza nessun riscontro, ma l’episodio, che pure avrebbe potuto avere un senso maggiore rispetto al discorso su Serra e Boschi, non viene citato dai 5 Stelle.

La brutta giornata di Maria Elena

Sempre nella mozione prima si cita il Sole 24 Ore del 12 febbraio che riporta l’ipotesi di Serra speculatore che, come abbiamo visto, nulla c’entra con il decreto Salva Banche e in ogni caso non c’entra con la Boschi (a meno che i grillini non abbiano “dimenticato” – stiamo facendo fantaipotesi – di portare la prova che sia stata la Boschi ad avvertire Serra) e nulla c’entra con Banca Etruria (anche perché le anomalie riguardarono altre Popolari). Infine, si cita la tutela del risparmio e l’articolo 47 della Costituzione che nulla c’entra con le obbligazioni subordinate, le quali non sono risparmio ma titoli di rischio:  per intendersi, non sono un deposito su un conto corrente, tutelato dalla Costituzione in quanto risparmio, ma un prodotto finanziario su cui si investe con un profilo di rischio. Quindi pare difficile sollevare l’argomento dell’articolo 47 della Costituzione se non in senso lato. Perché mentre è vero che sono un investimento di rischio, è anche vero che sono state probabilmente presentate a chi ha investito come un investimento sicuro dalle banche che non vedevano l’ora di piazzarli. Ma in questo caso il decreto non c’entra niente perché questo è accaduto anni prima dell’approvazione. E anche qui, che c’entra la Boschi? Infine, segnalano che il padre e il fratello della Boschi non hanno dato il consenso alla pubblicazione dei dati personali (qui il regolamento Consob), in onta sì al principio generale di trasparenza ma con una decisione perfettamente legale visto che era nel loro diritto farlo. E senza nemmeno citare – questo almeno sarebbe stato un argomento più cogente di tutti quelli espressi – le altre cariche del padre della Boschi e la possibilità che Etruria abbia concesso fidi a quelle aziende.