Economia

«Se Varoufakis perde l’euro andrà superato»

Il Fatto pubblica oggi l’introduzione del deputato Pd Stefano Fassina a “Una modesta proposta per risolvere la crisi dell’euro” (Asterios), di Yanis Varoufakis, James K. Galbraith e Stuard Holland. Il testo commenta nella prima parte la proposta per ridurre l’austerità senza cambiare i trattati; nella seconda parte Fassina invece parla delle ultime novità sulla trattativa tra Grecia ed Europa, partendo dal negoziato dell’eurogruppo dove la ricetta dell’austerity è ribadita. Quindi entra nel vivo, criticando la posizione del ministro greco e tornando a proporre l’uscita della Grecia dall’euro:

Yanis Varoufakis vive sulla sua pelle di neoministro delle Finanze greco l’irrealismo delle limitate proposte disegnate da accademico attento ai dati di realtà. A Bruxelles e in tante capitali dell’eurozona si insiste sui problemi strutturali della Grecia che preesistevano gli interventi della Troika. Si chiudono, invece, gli occhi di fronte al fatto che la cura, ingoiata in sospensione di democrazia, ha aggravato la malattia. La parabola greca e della sinistra prospetta un destino comune alle democrazie e alle sinistre dell’eurozona. La democrazia, la politica e la sinistra non hanno fiato nella camicia di forza liberista dell’euro.
La gabbia mercantilista dell’eurozona aggrava gli squilibri nelle democrazie nazionali e lo schiacciamento della soggettività del lavoro determinati dai mercati globali. Gli effetti negativi, sebbene generali, sono asimmetrici: maggiori per i Paesi meno competitivi; e, dentro ciascun Paese, maggiori per il lavoro subordinato e debole, dipendente,precario, a Partita Iva o per le piccole imprese. Insomma, nell’eurozona non c’è alternativa alla svalutazione del lavoro,al rattrappimento delle classi medie, al collasso della partecipazione democratica.

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E quindi, spiega Fassina, bisogna tornare al superamento cooperativo della moneta unica:

Allora, è ineludibile la discussione sul superamento cooperativo della moneta unica, ossia su un accordo per arrestare un meccanismo che porta alla rottura caotica.Le debolezze a difesa della moneta unica. È possibile che nessun governo esprima “eroi della ritirata”, come Hans Magnus Enzesberger definisce Gorbaciov e i boss del socialismo reale che guidarono la fine dell’impero sovietico senza spargimenti di sangue. È probabile che le condizioni politiche, strutturate da opinioni pubbliche diventate, a causa delle imposte sofferenze e delle nutrite paure, reciprocamente ostili, oltre a impedire le correzioni dirotta necessarie alla sua sopravvivenza, impediscano anche la cooperazione per il superamento della moneta unica. È possibile quindi che prevalga l’arroccamento delle classi dirigenti dei Paesi in difficoltà intorno alla linea del Paese leader.
E che governi miopi e media al seguito degli interessi più forti continuino a raccontare che, grazie all’ulteriore colpo alle condizioni del lavoro, al disperato Quantitative easing della Bce e alla connessa svalutazione dell’euro, la luce in fondo al tunnel incomincia intravvedersi. È possibile che, in uno scenario di rassegnata stagnazione, si sopravviva per un po’. Ma l’iceberg è sempre più vicino per l’euro, per la democrazia e per la sinistra.

Qualche tempo fa, nelle dichiarazioni all’incontro sull’Abenomics, Fassina aveva esplicitato meglio il concetto, affermando che non propone di “uscire” dalla moneta unica:

Senza un radicale cambiamento di rotta dobbiamo costruire le condizioni per un superamento cooperativo dell’euro. Non uso il termine “uscita” perché l’euro non potrebbe reggere senza l’Italia.

Fassina sembra quindi consapevole che i rischi di un’uscita solitaria potrebbero superare, di gran lunga, i benefici. Rimane da capire come Fassina intenda convincere la Germania ad un piano “cooperativo” di superamento dell’euro, visto che non pare disposta ad un piano cooperativo per il suo mantenimento che, sulla carta, sarebbe persino più semplice.