Economia

Se la Grecia vuole indietro i soldi «prestati» ai nazisti

Con la vittoria di Syriza e l’inizio del governo Tsipras la battaglia per la salvezza della Grecia si è fatta sempre più accesa. I greci si sentono di nuovo in guerra contro la Germania che è considerata la principale responsabile delle misure di austerità imposte alla Grecia in questi anni di crisi nera. E per vincere una guerra si devono usare tutte le armi a disposizione, soprattutto contro un “nemico” sconfitto a caro prezzo più di settant’anni fa. Ecco quindi che il nuovo governo greco torna ad accarezzare l’idea di riscuotere i debiti di guerra che la Germania sarebbe tenuta a pagare alle potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale.

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Chi detiene il debito pubblico della Grecia (Corriere della Sera, 5 gennaio 2015)

LA TERRA, LA GUERRA UNA QUESTIONE DI DEBITI
Come abbiamo già spiegato su Next però sono davvero nulle le possibilità della Grecia di ottenere il pagamento del risarcimento per i danni di guerra subiti durante il secondo conflitto mondiale. Secondo un calcolo fatto già al tempo del governo Samaras i debiti della Germania con la Grecia ammonterebbero a 162 miliardi di euro. Una serie di accordi e trattati internazionali sottoscritti anche dalla Grecia hanno sostanzialmente posto fine alla questione consentendo tra l’altro alla Germania di rialzarsi, liberarsi dalle macerie della guerra e diventare la potenza economica di primo livello che tutti sappiamo. Nel 1990, dopo la riunificazione delle due Germanie venne siglato il Trattato sulla risoluzione dei contenziosi con la Germania (noto anche con il nome di trattato 2+4). In base a questo trattato i debiti di guerra tedeschi vennero completamente azzerati. Non c’è quindi alcun margine per ottenere alcun risarcimento. La disperazione però è tanta, e pure il bisogno di soldi per dare una sistemata ai dissestati conti pubblici ellenici. Due giorni fa il ministro della Giustizia Nikos Paraskevopoulos ha detto che è pronto a controfirmare una vecchia sentenza di un tribunale greco che consentirà la confisca di beni tedeschi in Grecia allo scopo di compensare i parenti delle vittime dei crimini nazisti nel paese durante la seconda guerra mondiale. Il riferimento è ad una decisione della Corte Suprema greca del 2000 che stabilì il diritto al risarcimento per i parenti delle vittime della strage di Distomo. La minaccia di apporre la firma e di rendere così operativa la sentenza della Corte Suprema è però da leggere nell’ottica più generale delle trattative in corso tra greci e tedeschi sul salvataggio della Grecia e la riduzione del debito pubblico di Atene.
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QUANDO I GRECI “PRESTAVANO” I SOLDI AI TEDESCHI
Esclusa la possibilità di ottenere il pagamento dei danni di guerra rimangono però in piedi le richieste greche di ottenere indietro il denaro prestato alla Germania quando i nazisti conquistarono la penisola ellenica. Nel 1942 il Terzo Reich obbligò la Banca Centrale greca a versare la cifra di 476 milioni di Reichsmark (circa 11 miliardi di euro attuali) come prestito per pagare le spese sostenute dai tedeschi per l’occupazione della Grecia. Questa del “prestito di guerra” era una pratica comunemente adottata dai nazisti allorquando prendevano il controllo di una nazione sconfitta. Fin ad oggi però non si sapeva come considerare dal punto di vista legale questo prestito forzato, se venisse conteggiato come danno di guerra allora anche in questo caso la Germania non avrebbe alcun obbligo a restituire il denaro perché ricadrebbe nel Trattato 2+4. Se invece fosse considerato un vero e proprio prestito allora il discorso potrebbe cambiare. I tedeschi che come si sa sono un popolo rigoroso e preciso hanno commissionato nel 2013 un’indagine scientifica sul problema del prestito estorto dai nazisti alla Grecia. Il sito Keep Talking Greece riporta i risultati dello studio del Wissenshaftliche Dienste del Bundestag. La notizia è che l’indagine ha stabilito che il prestito greco in primo luogo non è incluso all’interno dei debiti cancellati dal “trattato 2+4” e secondariamente non è nemmeno soggetto ad una limitazione temporale per la riscossione. Andiamo con ordine, la Grecia ha diritto ad chiedere il pagamento del credito da 476 milioni di Reichsmark prestati alla Germania nel 1942 perché non ci sono stati fin’ora accordi bilaterali tra i due paesi per stabilire cosa fare del debito tedesco. Dal momento che la Grecia per non ha mai intrapreso alcuna azione legale (ad esempio presso un tribunale tedesco) per ottenere il risarcimento il debito non è mai stato estinto. Riguardo il fatto che le richieste greche siano giunte ormai “fuori tempo massimo” la commissione scientifica del Parlamento tedesco riporta una dichiarazione fatta nel 1965 dall’allora presidente tedesco Erhard secondo la quale la Germania avrebbe restituito i soldi prestati non appena le due Germanie si sarebbero riunificate (anche perché non aveva senso che solo una delle due pagasse i debiti contratti dai nazisti). Da allora la situazione è rimasta sospesa, finita un po’ nel dimenticatoio finché i greci non si sono trovati nell’impellente necessità di trovare quanto più denaro possibile per risanare la finanza pubblica. Rimangono aperte però due questioni che potrebbero impedire l’effettiva restituzione del prestito: il fatto che la Grecia non abbia più avanzato richieste di restituzione potrebbe essere interpretato come “silenzio assenso” a considerare chiusa la questione anche se non ci sono esempi a riguardo nella giurisprudenza internazionale. Il rapporto conclude individuando tre possibili sedi per la risoluzione del contenzioso: la Corte Internazionale dell’Aia, i tribunali greci oppure i tribunali civili tedeschi, considerando l’ultima ipotesi la più praticabile e sensata. La seconda questione è che dal momento che la Germania nazista era solita farsi prestare denaro dalle banche centrali dei paesi conquistati l’apertura di un contenzioso con la Grecia potrebbe creare un precedente per altri paesi vittime della dominazione nazista per chiedere indietro i soldi prestati ai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale.