Economia

Sconti fiscali, perché il governo li vuole eliminare

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Si chiamano in tanti modi diversi: sconti fiscali, detrazioni e deduzioni, tax expeditures. Ma la loro funzione è una: ridurre il carico fiscale degli interessati e dei beneficiari, secondo un meccanismo che nel tempo ha visto sommarsi centinaia di provvedimenti che andavano a fare uno sconto a decine di categorie di agenti economici, dai lavoratori alle aziende ai proprietari di beni immobili. L’Ufficio Valutazione Impatto del Senato ha contato 636 diverse misure, di cui 466 erariali (quelle che riguardano l’imposizione “nazionale”) e 170 relative a tributi locali.  Solo di 132 misure erariali si conoscono oneri, beneficiari e importi. E di 174 non si riesce a indicare il valore finanziario perché – si legge nell’ultimo Rapporto sulle spese fiscali annesso al Def – si tratta di voci “non quantificabili” o di “trascurabile entità”. Spiega oggi Claudio Tito su Repubblica che  73 su 132 sono utilizzate da meno di 30 mila dichiarazioni dei redditi (pari allo 0,35%): le detrazioni usufruite da meno di mille soggetti producono un vantaggio pro capite medio di 14.595 euro. Più la platea si allarga, più il risparmio pro capite si riduce fino ad arrivare a poche centinaia di euro. Le nove misure che danno benefici più elevati si concentrano sull’IRES:

Anche stavolta con dei casi che spiccano con una certa evidenza: lo sconto per le imposte di registro dei fondi immobiliari chiusi porta un risparmio di oltre 790 mila euro pro capite. Ma riguarda solo 4 soggetti. Così come il regime forfettario della tonnage tax (le attività marittime) restituisce 467 mila euro a soli 79 soggetti. Importi analoghi, sempre per pochi contribuenti, sono legati alle navi iscritte nel registro, al teleriscaldamento o agli affitti immobiliari delle società.

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Il sistema di detrazioni e deduzioni (La Repubblica, 17 settembre 2018)

Sono solo 3 le agevolazioni applicate nella dichiarazione dei redditi da più di 10 milioni di persone:

La più ampia, come prevedibile, riguarda la casa. Le deduzioni sulla prima abitazione, infatti, costano 3,6 miliardi ma si spalmano su 26 milioni di italiani con un vantaggio medio procapite di 141 euro. La seconda detrazione in termini di dimensioni va sulle spese sanitarie: effetti finanziari per 3 miliardi condivisi da oltre 17 milioni di persone. La terza, infine, si sostanzia nei cosiddetti 80 euro di Renzi: 9 miliardi di spesa per oltre 11 milioni di lavoratori. Si assiste dunque a un rapporto inversamente proporzionale tra numero di contribuenti e importo dello sconto fiscale: meno sono i beneficiari, più alto il risparmio per ciascuno di loro. E gli effetti pro capite più elevati sono a sostegno degli imprenditori interessando essenzialmente il gettito Ires e Irap.

Ridurre le agevolazioni fiscali per imporre il taglio di tasse generalizzato per tutti è un obiettivo di questo governo, così come lo era dell’esecutivo Renzi e di Gentiloni: ce la faranno?

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