La macchina del funky

Saviano leader dei dissidenti PD?

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Roberto Saviano come leader dei dissidenti PD? Secondo Maria Teresa Meli, che ne scrive sul Corriere della Sera, sarebbe questa l’idea della minoranza PD in caso non andasse in porto l’abboccamento con Maurizio Landini e la sua nuova Coalizione Sociale.
 

Il leader della Fiom non vuole nella sua coalizione sociale molti di quelli che, invece, vorrebbero andare con lui. Lo fa capire chiaramente, com’è solito fare, senza troppi giri di parola: «Chi vuole stare con noi non deve fare parte di un partito e non si deve candidare alle elezioni». Perciò, no ai politici a tutto tondo. E anche alle formazioni della sinistra classiche, come Sinistra ecologia e libertà e Rifondazione comunista: «Sono zavorra», dice Landini quando parla con i collaboratori. Che abbia in mente il leader della Fiom non si è ancora capito.
Si tiene aperte due strade: quella della successione a Camusso, ma anche l’altra, quella che lo potrebbe portare a fare l’anti-Renzi. Fortuna (per lui)ha voluto che la data di scadenza della legislatura e quella del Congresso della Cgil coincidano:saranno entrambi nel 2018. Quindi Landini ha tempo per decidere. Ma alcuni dei suoi sponsor ritengono che occorra sciogliere prima questo nodo. E se Landini non ci sarà punteranno le loro carte su uno dei grandi oppositori di Renzi: Roberto Saviano.

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Perché in effetti Saviano dovrebbe mischiarsi con certa gente rischiando l’impopolarità è un mistero poco glorioso:

Lo scrittore-polemista ha sempre gentilmente declinato tutti gli inviti a scendere in politica. Ma non è scontato che,alla fine, dica di no anche questa volta. Scartata, invece, l’ipotesi Laura Boldrini. Troppo «compromessa» con la politica attuale. Lo stesso dicasi per il trio D’Alema, Bersani e Bindi. Del politicamente ingombrante terzetto vorrebbe disfarsi anche la minoranza bersaniana del Pd che non ha intenzione alcuna di uscire dal partito. «Io — spiega Nico Stumpo— non voglio andare né con Civati né con Landini». Obiettivo di quest’area è quello di strutturarsi e di presentare al prossimo congresso del Pd il proprio candidato, Roberto Speranza, non per vincere, ma per marcare il territorio.
Dunque non c’è né un idem sentire né un comune agire da parte degli oppositori di Renzi.  Il che non vuol dire che non possano mettere in grave difficoltà il premier. Dove, quando? Il 31 maggio in Liguria. Consentendo la vittoria non di GiovanniToti, ma della candidata 5 stelle. O, quanto meno, facendo eleggere Raffaella Paita con una percentuale talmente bassa che non le consentirebbe di governare quella Regione. Allora i bilanci da fare a «urne chiuse» sarebbero amari, per Matteo Renzi.