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Quel gran genio di Salvini che ruba il video ad Asselborn

salvini asselborn

Alle 6 di sera di venerdì Matteo Salvini ha pubblicato sulla sua pagina Facebook la testimonianza video di uno scontro che ha avuto con il ministro degli Esteri del Lussemburgo Jean Asselborn nel corso dell’incontro dei ministri dell’Interno Ue a Vienna. Nel filmato Salvini parla in italiano e, come noterete, dà fondo a tutto il repertorio dei suoi classici: “Ho sentito da qualche collega dire che c’è bisogno di immigrazione perché la popolazione europea invecchia, io ho una prospettiva completamente diversa. Io penso di essere al governo e di essere pagato per aiutare i nostri giovani a tornare a fare quei figli che facevano qualche anno fa e non per espiantare il meglio dei giovani africani per rimpiazzare i giovani europei che per motivi economici oggi non fanno più figli. Magari in Lussemburgo – prosegue Salvini – c’è questa esigenza, in Italia invece abbiamo l’esigenza di aiutare i nostri figli a fare degli altri figli e non ad avere nuovi schiavi per soppiantare i figli che non facciamo più. Siamo assolutamente disponibili a dialogare con tutti”.

Cosa ha detto davvero Asselborn a Salvini

Asselborn interrompe Salvini (ma nel video postato dal capitano nessuno traduce…) dicendo: «In Lussemburgo abbiamo accolto decine, migliaia di immigrati italiani. Sono arrivati come migranti a lavorare in Lussemburgo affinché voi poteste avere in Italia soldi per dare da mangiare i vostri figli. Merde alors!». L’esclamazione finale non è una parolaccia riferita a Salvini ma un’affermazione che potrebbe suonare come un “Che diamine!”, in italiano.  Dopo aver postato il video su Facebook invece Salvini ha dedicato altre dichiarazioni ad Asselborn, accusando il Lussemburgo di essere un paradiso fiscale (è indicato come tale da Oxfam ma negli anni ha cambiato la legislazione avvicinandosi a quella UE) e chiedendo al paese se non avesse qualcuno “più normale” da fare ministro.

Oggi però Asselborn ha rilasciato un’intervista a Der Spiegel dalla quale emergono accuse molto curiose nei confronti di Salvini. Il ministro degli Esteri del Lussemburgo ha detto che Salvini usa i metodi dei fascisti degli Anni Trenta perché, secondo la sua versione dei fatti, “si è trattato di una provocazione calcolata”. Il video – ha detto Asselborn al portale online del settimanale tedesco – è stato fatto “a sua insaputa”. Se vengono ripresi incontri di ministri Ue oppure addirittura di capi di governo e di Stato, “allora non ci potrà mai più essere un dibattito franco”, aggiunge. L’accusa è quindi che un collaboratore di Salvini abbia ripreso con un telefono cellulare o una telecamera l’intervento di Salvini e il resto della discussione per poi “tagliare” quella parte dello scontro e metterla sulla pagina Facebook del Capitano.

Quel gran genio di Salvini che ruba il video ad Asselborn

Asselborn ha sottolineato che non si è trattato di un incontro qualsiasi. Secondo il ministro non si è neanche trattato di un caso isolato. I collaboratori del vice premier italiano, ha detto a Spiegel.de, “si piazzano nelle sale in posizioni strategiche e riprendono sistematicamente tutto quello che dice Salvini“. Asselborn ha aggiunto anche di non ritrattare nulla di quanto detto in riferimento alla necessità della migrazione. Salvini oggi è tornato a rispondere attraverso i social network ad Asselborn rintuzzando l’accusa di essere fascista, ma non ha detto una parola di spiegazione sulle accuse del ministro lussemburghese riguardo il video rubato. La ricostruzione dei fatti per ora è quindi solo quella di Asselborn. Anche la presidenza austriaca di turno dell’Unione Europea ha fatto sapere all’agenzia di stampa ANSA di non essere al corrente della registrazione fatta dal collaboratore di Salvini:  “Non ci sono regole per le riunioni informali o le conferenze”, ha ripetuto la presidenza, spiegando che comunque il suo obiettivo “è assicurare discussioni riservate, rispettose ed eque”.

salvini asselborn video

Asselborn è in carica nel suo dicastero dal 2004. Ha 69 anni, è membro del Partito socialista dei Lavoratori e già nel 2016 aveva ammonito sulla pericolosità delle politiche di Viktor Orban in Ungheria proprio in materia di immigrazione sollecitandone l’espulsione dalla comunità europea. Pochi mesi fa aveva messo in guardia l’Europa per reagire contro questo “tumore dei valori”, riferendosi ad Orban, contro chi “tratta i rifugiati come animali“. Parole durissime che furono liquidate dal suo omologo ungherese, Péter Szijjártó, con un esplicito: “idiota”.

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