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Padellaro, Salvini e i modi bruschi

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Ieri Matteo Salvini si è alquanto risentito per un editoriale di Antonio Padellaro pubblicato sul Fatto Quotidiano in cui si sosteneva che il ministro dell’Interno andasse fermato “anche con modi bruschi”. Nel pezzo si scriveva:

MATTEO SALVINI non è un fascista. E neppure un assassino. Per quelle cose ci vuole talento. Salvini è l’uomo dalla biografia senza qualità che dopo lunghi anni di attesa nelle retrovie della politica, mentre cominciava a perdere i capelli si è chiesto ‘cosa farò da grande’. Così si è accorto che, grazie soprattutto a quelli che c’erano stati prima, si era formato nel Paese un lago sotterraneo che ribolliva di rabbia e di paura inespressa. Ha pensato che poteva essere uno straordinario business elettorale e ha cominciato a pompare in superficie grandi quantità di quella rabbia e di quella paura dicendo: ora che ci sono io, per gli untori che causano questa peste la pacchia è finita.

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Sì, la pacchia è davvero finita. Adesso Salvini andrebbe seriamente fermato. Anche con modi bruschi. Ma dubitiamo che Conte, Di Maio e i Cinque Stelle ne abbiano davvero voglia. Certo è che continuare a gridargli assassino di bambini fa solo il suo gioco. La guerra tra ipocrisia e cinismo sulla pelle (nera) della disperazione non si sopporta più.

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Oggi Padellaro sul Fatto risponde a Salvini spiegando cosa intendesse per “modi bruschi”:

“Se Matteo Salvini vuole capire cosa significano i ‘modi bruschi’ sfogli un dizionario – la replica di Antonio Padellaro – se ne possiede uno. O vada su Google. Voglio aiutarlo: modi spicci, ruvidi, fermi, diretti. Proprio quelli che lui usa con i migranti, anzi un po’più gentili. Mi rivolgevo a Giuseppe Conte e Luigi Di Maio non alla banda della Magliana. Loro dovrebbero impedirgli con modi politicamente bruschi di creare problemi invece di risolverli. Chiaro? ”.

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