Opinioni

Salvate Lucio Battisti, ve lo dice il Giornale

#salvateluciobattisti, grida il Giornale oggi in un articolo a firma di Paolo Giordano. Secondo il quotidiano di Sallusti Lucio Battisti starebbe “scomparendo”. Si stanno smagnetizzando i nastri delle registrazioni originale? Hanno perso i master di “Una donna per amico”? I CD non si trovano più? No, niente di tutto questo. Battisti sta scomparendo, scrive il Giornale, perché… non si trovano i suoi files da ascoltare sulle piattaforme digitali a pagamento.

Oggi sembra tagliato fuori dall’attualità. E non certo per le sue canzoni, che rimangono spesso inarrivabili e i cui titoli (Una giornata uggiosa o Ancora tu o Il mio canto libero, per dire) sono sempre citati nei discorsi di tutti i giorni anche da chi è nato decenni dopo la loro pubblicazione e manco sa quale volto abbia quest’artista condannato dal destino a morire troppo presto.Ma c’è un ma.Lucio Battisti è assente da quasi tutti i circuiti musicali. I suoi dischi sono ancora in vendita nei negozi, ma sia dischi che negozi sono in via di estinzione. E la musica di Battisti rischia di sparire con loro. Le canzoni ormai «girano» sulle piattaforme liquide in streaming o in download come iTunes o Spotify o Deezer. Ancor più delle radio, è il web che traghetterà verso il futuro la musica del passato. I modi di fruizione del pop (sì è una definizione orribile ma è per capirci) sono drasticamente cambiati rispetto anche solo a pochi anni fa e persino i più irriducibili come Beatles o Ac/Dc si sono adeguati. Rimane qualcuno più guardingo, come Taylor Swift, ma sono artisti ancora in attività che continuano a far parlare di sé. Battisti no. Non c’è più.

lucio battisti velezia
E perché non c’è Battisti su Spotify? Perché Grazia Letizia Veronese, vedova di Battisti oltre che sua paroliera con il nome d’arte di Velezia nel disco “E già”, ha deciso di non accettare le offerte per il catalogo digitale di Battisti. Il che non è una novità: alla fine di dicembre 2015 si festeggiò l’approdo dei Beatles su Spotify proprio perché i detentori del catalogo multimediale trovarono un accordo con il servizio per lo streaming della musica dei Fab Four. La Veronese, invece, ha sempre osteggiato i tanti tentativi di “sfruttamento” (come li ha chiamati lei) di quel gran genio di suo marito, e se lo ha fatto è perché evidentemente non ritiene le offerte digitali all’altezza del valore del catalogo dell’artista. Così come si ricorda la guerra al comune di Poggio Bustone, che voleva trasformare in museo la casa natale del marito, quella con Molteno che ospitava un festival in ricordo di Battisti «mercantile e di bassa qualità» e perciò «non adeguata al livello dell’artista e compromissoria della sua immagine», chiedendo il suo annullamento e un risarcimento di 250.000 euro (e perse la causa).
Nel 2014 Mogol annunciò di aver citato in giudizio proprio la Veronese per la questione dei diritti digitali:

Ma oggi, con questa sua idea, si cambia direzione. The new era riparte per essere ascoltato anche su iTunes, dove non ha mai potuto approdare finora sempre per lo stesso motivo. Un nuovo enorme segmento di mercato e ascolto si apre per Mogol/Battisti autori. Certo Mogol deve aver lottato parecchio, prima di questa decisione che supera ogni eventuale avversità. E si capisce anche quanto gli sia costato, sia in termini autorali che economici, l’ostruzionismo della controparte: è giusto che un repertorio ormai classico, patrimonio nazionale nel pop, non venga divulgato per veto di una parte? E’ giusto che l’autore vivente del duo ci rimetta? La domanda ha già travalicato il lato teorico, Mogol si è rivolto a un giudice e la questione è ora sotto delicata inchiesta presso il tribunale: la sentenza non mancherà di far discutere.

Ciò detto, Battisti non è da salvare. La sua grande musica si può trovare ovunque, in collane economiche ed edizioni deluxe in CD oppure, più difficilmente, in dischi nuovi o usati. Oltre che su Youtube e sui canali che riportano le canzoni (quindi anche online). Non rischia di sparire, perché quello che ha scritto è immortale. Si può discutere se sia più nel giusto chi vorrebbe sfruttare tutte le possibilità di un catalogo sterminato o chi, ben sapendo che così ci rimette dal punto di vista economico ma evidentemente pensando che i soldi non sono tutto, ha deciso di rinunciare a un’entrata per privilegiare i canali tradizionali. Di certo c’è che le balle del Giornale andrebbero almeno raccontate tutte.
EDIT 14 aprile 2016: Oggi su Repubblica è stata pubblicata una lettera aperta di Gino Castaldo che parla di Battisti e dell’idiosincrasia della vedova nei confronti delle celebrazioni del cantante:

Da tempo ormai è noto nell’ambiente musicale, e non solo, il suo ostinato e reiterato rifiuto a concedere qualsiasi possibilità di celebrare, sviluppare, testimoniare, elaborare l’enorme eredità lasciata da suo marito. Legittimo, certo, ma non del tutto comprensibile. Non appena corre voce che qualcuno abbia intenzione di organizzare una manifestazione, un servizio giornalistico, un’intervista a terzi, un festival, una rilettura o quant’altro, lei o i suoi avvocati sono pronti a cercare di impedire in ogni modo possibile, quando è possibile, e per fortuna non sempre lo è, che si porti a termine l’impresa. Le canzoni di Battisti, fosse per Lei, dovrebbero scomparire, non essere cantate da altri, non raccontate, non esaltate come meritano. Vigilare è un conto, e ci rendiamo conto che non è semplicissimo, altro conto è impedire, per principio, di qualsiasi cosa si tratti.

Questo è argomento diverso da quello sollevato dal Giornale – lo sfruttamento dei servizi di streaming – con il quale chi scrive si sente di concordare.