La macchina del funky

«Matteo Renzi ascolta solo chi porta voti»

rosaria capacchione matteo renzi

Rosaria Capacchione, cronista antimafia e senatrice del Partito Democratico, annuncia oggi in un’intervista alla Stampa che non si ricandiderà alle prossime elezioni; già che c’è, la Capacchione spiega che il suo partito sta sbagliando la gestione del problema delle infiltrazioni camorristiche visto che non ascolta le voci critiche ma soltanto chi porta voti:

«Il punto è che una volta i partiti facevano da argine contro le mafie. E quell’istanza di controllo è fallita. Prima si entrava, per così dire, “presentati”. E badi bene, non mi riferisco solo al Pci ma anche alle Acli. I circoli e le sezioni erano abitati da persone che si battevano per la pulizia, si incontravano, si discuteva davvero. La cattiva fama precedeva certi ingressi e li preveniva».
Mentre oggi?
«Oggi i circoli sono luoghi pressoché disabitati, le decisioni arrivano tutte preconfezionate e le voci di allarme vengono derubricate costantemente a echi di guerre tra correnti. Queste cose le dico e mi batto da tempo, inascoltata».
Il premier e segretario Pd non l’ascolta?
«Matteo Renzi ascolta solo chi è portatore di grossi pacchetti di voti, mentre dovrebbe ascoltare anche chi non lo è. Tanti come noi non portano voti e per questo sono relegati ai margini».
Perché, secondo lei, l’infiltrazione mafiosa nella politica sembra più forte in Campania che altrove?
«In Campania non c’è un numero più o meno alto di mafiosi. Non è quello il punto. Chi non ha vissuto una grossa parte della sua vita giù non può capire quanto quello sia un territorio intriso di cultura mafiosa. Manca davvero la libertà di esprimere il voto. Un voto controllato non è un voto libero. Da lì parte tutto».

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Con Francesco Maesano la Capacchione spiega cosa succede quando si controllano pacchetti di voti:

Secondo lei il Pd in Campania controlla pacchetti di voti?
«Diciamo che anche nel Pd c’è la corsa di certi personaggi a salire sul carro del partito che vince, che cambia di volta in volta, ma stavolta è il Pd. Sono personaggi che poi, a vederli da vicino, sono spesso gli stessi che attraversano una stagione e l’altra».
Lei, Capacchione, resterà nel Pd dopo questa inchiesta?
«Ma guardi quello è un aspetto che non conta molto, per adesso. Magari resterò anche iscritta al gruppo Pd a palazzo Madama, se i colleghi mi vorranno ancora con loro, s’intende».
Cosa conta allora, senatrice?
«Quel che conta davvero è che di certo non mi ricandiderò alle prossime elezioni politiche. D’altra parte io non sono una portatrice di voti controllati. E poi mi manca la possibilità di dire queste cose che ho sempre detto nel corso della mia carriera di giornalista, senza che vengano lette sempre col filtro dell’interpretazione partitica».

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