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Ma Romano Prodi vota sì o no al referendum?

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Un mistero nel mistero. L’ex presidente del Consiglio ed ex candidato alla presidenza della Repubblica (prima della mossa dei 101) Romano Prodi non ha mai dichiarato pubblicamente cosa voterà al referendum sulla riforma costituzionale del 4 dicembre. Il silenzio dell’ex presidente dell’IRI è stato interpretato da più parti con la necessità di non avvelenare ulteriormente il clima. Marco Travaglio ha detto e scritto pubblicamente in più occasioni che Prodi aveva intenzione di votare no. Marco Ascione sul Corriere della Sera però ci racconta che in questi giorni il professore sarebbe combattuto e in preda a pensieri molto simili a quelli che hanno attraversato le notti buie e umide di Michele Santoro e Gad Lerner, senza tuttavia avere un programma in RAI come questi ultimi due:

Romano Prodi è l’unico detentore di una golden share nel centrosinistra che ancora non si è pronunciato in pubblico sul Sì o sul No. Si dice, ed è probabilmente vero, che la sua parola possa spostare un numero importante di voti. E che molti attendano di conoscere come si schiererà lui per poi votare di conseguenza. Così la pensano i renziani e una gran parte del popolo che fu dell’Ulivo. Ma anche questa è una delle ragioni che fino ad oggi hanno spinto l’ex premier a non esporsi. Non sono sicuramente piaciute, al fondatore dell’Ulivo, le iscrizioni d’ufficio, in questi mesi, a un fronte o all’altro da parte di giornali o di politici più o meno vicini. Di certo, come sa bene chi ha avuto occasione di parlargli in queste ultime ore, il Professore è combattuto.

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Ma pur non apprezzando tanti aspetti del nuovo Senato e, ancor di più, certe modalità della strategia renziana, non esclude di votare Sì. O meglio, sebbene ritenga che «l’Italia resisterà in ogni caso», sta soppesando attentamente gli effetti di una bocciatura della riforma. Non si tratta semplicemente dei mercati, perché da economista sta studiando tutte le possibili derivate, ma non drammatizza. È l’ondata di populismo a preoccupare, molto, l’ex presidente della Commissione europea. «Questo è il verso che sta prendendo il mondo», aveva detto qualche giorno prima dell’elezione di Trump negli Stati Uniti. Ma c’è anche la Francia, con il «rischio Le Pen». L’Austria, dove proprio il 4 dicembre potrebbe essere eletto presidente il candidato dell’estrema destra Norbert Hofer in corsa contro il Verde Alexander Van der Bellen («ero lì martedì a fare campagna elettorale»). E l’Italia, con la possibile conquista del potere da parte dei 5 Stelle. Cosa che non lo lascia certo indifferente.

Prodi quindi sarebbe tentato da un sì in base alla necessità di governabilità e per arginare il populismo europeo. Paolo Prodi ha intanto scritto proprio una lettera al Corriere della Sera per annunciare che voterà no, mentre Silvia Prodi, sua nipote, fa parte dei comitati per il no. Mentre prodiani del calibro di Arturo Parisi e Sandra Zampa hanno già annunciato il loro sì.