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Roma, l’emergenza rifiuti prossima ventura

«Stiamo lavorando molto sui rifiuti, siamo partiti a dicembre con il nuovo modello del porta a porta nel quartiere ebraico e abbiamo mantenuto in 6 mesi l’86% di raccolta differenziata, ora ci sono anche altri due Municipi, il VI e il X, che insieme fanno 500mila cittadini. Stiamo avanzando per quartieri, il primo è stato l’Axa, 10mila utenze, e dopo due settimane una percentuale di differenziata che sia attesta all’84%. Il nuovo modello sta prendendo corpo»: mentre Virginia Raggi continua a non vendere sogni ma solide realtà sulla raccolta differenziata a Roma, con l’arrivo dell’estate si avvicina la nuova, ennesima emergenza rifiuti.

Roma, l’emergenza rifiuti prossima ventura

I sindacati Fp Cgil, Fit Cigl, Uilt e Fiadel hanno inviato oggi una comunicazione alla sindaca e al prefetto in cui “proclamano una intera giornata di sciopero per sabato 14 luglio: l’astensione riguarderà tutti i turni di lavoro e saranno garantiti solamente i minimi di servizio come previsto dalla normativa e da accordi aziendali”. Secondo Raggi lo sciopero non ci sarà: “Lo sciopero deriva dall’abrogazione di una norma che non consente di far entrare nelle partecipate nuovi dirigenti. Stiamo lavorando, abbiamo ottenuto la chiusura positiva del tavolo interistituzionale per Roma, credo che nei prossimi giorni sara’ portata in Giunta la delibera che supera questo problema”. Eppure da alcuni giorni tornano a moltiplicarsi sui social network le segnalazioni sul caos dei rifiuti in città.

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Foto da: Facebook

Ci sono cassonetti stracolmi in tutta la città: cumuli di sacchetti dentro e fuori il cassonetto, da nord a sud, dai Castelli fino al mare. E marciapiedi invasi da ingombranti di ogni tipo, televisori e condizionatori, ma anche divani e armadi. Montagne di indifferenziato da cui esce il tanfo che spesso costringe i cittadini a barricarsi in casa. Scrive oggi il Corriere della Sera che ad Axa, territorio spot del Comune per la raccolta differenziata, cataste di sacchetti sono sui confini del quartiere. Segnali di un’emergenza in arrivo: dopo il weekend lungo gli impianti sono saturi e da sabato pure senza contratto per il trasferimento in Lombardia ed Emilia.

Contratti in scadenza e gare deserte

Cosa sta succedendo? Tra tre giorni  scadrà il contratto con l’Ati, l’associazione temporanea di imprese, che si porta via 300mila tonnellate di rifiuti all’anno dai due impianti di trattamento meccanico biologico di Ama, quello di Rocca Cencia e quello del Salario. I 52 Tir che ogni giorno partono da Roma per trasferire i rifiuti non saranno più in servizio. Così i due TMB di AMA andranno velocemente verso il collasso, anche perché il bando fatto dalla municipalizzata per sostituire l’Ati è andato deserto. Ora ne sta preparando un altro, indispensabile per poter procedere nel frattempo ad affidamento diretto. Ma i costi saranno molto più alti rispetto ai 145 euro a tonnellata, perché il mercato viaggia a 160-170. Ma c’è anche altro, spiegava ieri Repubblica Roma:

E poi c’è tutto il discorso del cosiddetto “tal quale”, cioè il rifiuto indifferenziato, che non riesce ad essere trattato nè nei tmb di Ama nè in quelli di Cerroni per mancanza di spazio. Da dieci giorni Ama deve gestire le 70mila tonnellate all’anno che Austria e Germania non prendono più per fine contratto, e dal 1 luglio anche quelle che per breve tempo ha accettato la Puglia.

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Foto da: Facebook

A ottobre scadrà anche il contratto con l’Abruzzo, che porta via da Roma 180 tonnellate al giorno, mentre i contratti con la Rida Ambiente di Aprilia (140 tonnellate al giorno) e con la Saf di Frosinone (100 tonnellate al giorno) dureranno per tutto il 2018.

Una discarica per Roma?

Intanto si torna a parlare di una discarica per Roma. La Città metropolitana ha indicato delle aree tutte al di fuori del Comune di Roma dove costruire impianti per lo smaltimento (a Cesano e a Casal Selce), ma nessun comune, anche a trazione M5S, sembra al momento disponibile ad accollarsi i rifiuti della Capitale. Nel 2017 l’Urbe ha prodotto 1 milione 679 mila tonnellate di spazzatura, mentre la stima per il 2018 è di 1 milione 710 mila. Nel Lazio, invece, si prevede una riduzione: da 3milioni 400 mila tonnellate dell’anno scorso a 2milioni 994 mila. Trend in calo anche nei Comuni dell’hinterland: da 2 milioni 327 mila a 2 milioni 310mila.  Ecco perché l’assessore all’ambiente della Regione Lazio Massimiliano Valeriani in un’intervista al Corriere della Sera Roma oggi è tornato a dire che a Roma serve una discarica: «Il 100% dell’indifferenziata della Capitale viene smaltito in discariche e inceneritori fuori città: un’anomalia che lascia perplessi. Per quanto ci compete abbiamo fatto tutto per garantire il nostro sostegno. Abbiamo aperto accordi con altre Regioni (Lombardia, Abruzzo, Puglia, ndr) ma siamo un ente di pianificazione, non spetta a noi pulire le strade».

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Foto da: Facebook

Una proposta che è impossibile che venga accolta. Perché va in contrasto con l’obiettivo M5S di rifiuti zero, e perché dare l’ok a una discarica significa ingaggiare una guerra senza quartiere con i residenti della zona in cui verrà costruita e con gli ambientalisti: non esattamente quello che i grillini hanno intenzione di mettere in agenda nei prossimi mesi di amministrazione di una Capitale che ormai è sull’orlo della disperazione, complice il disastro percepito dei trasporti senza soluzione di continuità.  E infatti l’assessora all’ambiente di Roma Capitale Pinuccia Montanari l’ha già bocciata: «Roma capitale non accetterà mai una discarica di servizio, ma siamo intenzionati a proporre anche in tempi brevi delle soluzioni impiantistiche anche tecnologicamente avanzate, proprio per trattare l’indifferenziato. Già da ora se la Regione ci autorizzerà per l’impiantistica sostenibile anche dell’indifferenziata noi siamo disponibili subito a proporla». Ovvero proprio quei siti di cui parlava sempre nell’intervista lo stesso Valeriani: «Quelli indicati sono tutti al di fuori dei confini del Comune: un tema stridente. Mi sto sforzando di far capire che il Piano è un’occasione di responsabilizzazione e redistribuzione dei pesi sul territorio».

La differenziata a Roma non cresce, ed è colpa di AMA e M5S

Il problema è – come sottolineava qualche tempo fa l’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici di Roma Capitale nella sua relazione annuale – AMA non ha nemmeno i mezzi sufficienti (nel senso di camion, camioncini e “squaletti”) per coprire il servizio di raccolta porta a porta. Ecco uno dei motivi per cui, al di là dei roboanti annunci, a Roma la differenziata non cresce e il porta a porta non decolla.

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Inoltre il dossier pubblicato da Legambiente Lazio ad inizio giugno (prima dell’avvio della sperimentazione all’Axa) evidenziava come nel corso del 2017 la differenziata fosse cresciuta solo dell’1,45% rispetto all’anno precedente. Le tanto vituperate precedenti amministrazioni (Marino e Tronca) invece erano riuscite a passare dal 27% del 2013 al 43% con un aumento annuo pari al 6%. Da quando il MoVimento 5 Stelle è alla guida della Capitale invece il progresso si è arrestato.

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Fonte: Dossier Legambiente

La percentuale di differenziata, scrive Legambiente, «cresce troppo poco» mentre «la diffusione del Porta a Porta è ferma al 33% delle utenze nel 2017» lo stesso del 2016. La situazioine è sconfortante e alla luce dell’andamento della diffusione della differenziata e del porta a porta anche il programma del Campidoglio per il raggiungimento nei prossimi 3 anni (entro il 2021) del 70% è, per Legambiente, seriamente compromesso. A pesare è soprattutto la disomogeneità totale nella raccolta sui 15 municipio dove si passa dal 50% delle utenze che effettuano il porta a porta nei municipi IX, VI e I, al V municipio ancora servito unicamente dai cassonetti.

Foto copertina da: Roma Pulita

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