Opinioni

Rocco Schiavone: la storia della copertina con bestemmia della guida tv tedesca

Noi ce ne siamo accorti soltanto in questi giorni, ma la Guida Tv della rivista Zitty Berlin ha trovato un modo piuttosto originale per pubblicizzare l’approdo in Germania della serie TV Rocco Schiavone, che è stato trasmesso da ARD a partire dal 26 gennaio 2017. Sulla copertina del numero del 6 febbraio 2019 c’era Marco Giallini nella sua perfetta interpretazione del vicequestore aggiunto di Polizia che finisce a indagare ad Aosta per motivi disciplinari e proprio per questo la trasposizione in tedesco si chiama “Il commissario e le Alpi”, ma garantisce il giusto mix tra giallo e umorismo. Forse proprio per questo il titolo di copertina che la annunciava si potrebbe tradurre con “Porca Mad…., un omicidio!”.

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La serie che si basa sulle storie di Antonio Manzini rompe un tabù, visto che l’ultimo prodotto RAI a venire trasmesso dalla ARD era stato La Piovra. E il successo del programma è internazionale: i risultati di vendite all’estero di “Rocco Schiavone” hanno toccato la quota di 2 milioni di euro, raggiungendo i mercati più ambiti – oltre alla Germania, anche quello francese (France Télévisions) e quello dell’America del Nord (Start).

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La copertina su Rocco Schiavone (link download)

La serie è diventata “uno dei prodotti simbolo della programmazione di Rai2 e traduce appieno la direzione editoriale della rete”, ha sottolineato qualche tempo fa la direttrice di Rai Fiction Eleonora Andreatta che ha detto: “E’ molto importante per la Rai avere un’articolazione della fiction su più reti. La fiction di Rai2, che può essere più ‘scorretta’, innovativa, moderna e anticonvenzionale è per noi importantissima”.

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Il servizio nelle pagine interne

Sarà interessante vedere se la Rai risponderà in qualche modo per il titolo “inurbano”: tecnicamente, l’esclamazione non è una bestemmia perché quella che nella religione cristiana è la madre di Gesù non è una divinità, così come non lo sono i santi e i martiri. Pronunciare una bestemmia in pubblico non è più un reato dal 1999, ma chi utilizza invettive o parole oltraggiose contro la divinità in pubblico “soggiace alla sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra cinquantuno euro e trecentonove euro”.

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