Opinioni

Riflessioni prima della seconda ondata di COVID-19

L’altro giorno ho avuto un piccolo intervento agli occhi. Per un mese avrò difficolta a leggere e questo mi costringe ad agire meno e a pensare di più, e non è detto che sia un male. Nel frattempo la seconda ondata del contagio sta arrivando implacabile. E’ il giusto momento per riflettere sia su di me che sul mio Paese.

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Sicuramente la mia vita è piena di impegni, molti impegni, troppi impegni. Perché? Non certo per brama di guadagno (molte attività sono gratuite). Per vanitas vanitatum, ossia per sentirmi importante? Forse, ma non è nel mio carattere. Per essere in posizioni tali da eventualmente poter essere di aiuto a mia figlia quando finirà gli studi e dovrà entrare nel mondo del lavoro? Più probabile ma non è neanche questo. Mia figlia è molto in gamba, molto probabilmente non avrà bisogno di alcun aiuto ed inoltre è puro egoismo e pura cattiveria quando un padre cerca d’imporre le proprie scelte al figliolo. La vita di mia figlia appartiene a lei, non a me. Quasi certamente questa ricerca maniacale di avere impegni e sfide da affrontare deriva da due cose: paura d’invecchiare e paura di un Paese e di una società che sono molto diversi da quelli della mia gioventù.

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Parliamo prima della mia paura d’invecchiare. Ho quasi 61 anni. Si dice che la vecchiaia inizi a 65 anni. Ho incontrato casualmente una geriatra mentre facevo una camminata e mi ha detto che il concetto di vecchiaia sta cambiando. Si è vecchi non solo perché il fisico sta invecchiando ma anche perché non si ha il coraggio di affrontare nuove sfide, perché si rimane attaccati come patelle al mondo che conosciamo. E’ veramente tragico vivere la vecchiaia come Mazzarò, il protagonista della novella “La Roba” di Verga che reagiva alla vecchiaia cercando di portare con sé nella tomba tutto quello per cui aveva lavorato. E’ terrbile non capire che essere vecchi significa dare un taglio netto a quello che si faceva da giovani. Non si può portare una minigonna o non si può fare il play boy ad 80 anni …. Altro sintomo della vecchiaia è che non si ha il coraggio di affrontare il mondo che sta cambiando. Tipico dei vecchi è pensare che tutto stia andando a rotoli. La mia reazione compulsiva all’invecchiamento è quella di lanciarmi in nuove sfide. Sto anche pensando, quando andrò in pensione, di iniziare una nuova attività per sentirmi impegnato. Aprire un bar? Fare il mitilicultore? Andare a caccia di tonni con il mio gozzo? Non lo so, ma qualcosa dovrò inventarmi…. Corvo rosso non avrai così facilmente il mio scalpo!!! Lotterò, lotterò, lotterò…lo so che è totalmente inutile ma l’alternativa a non lottare è decisamente peggiore.

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L’altro sintomo è non capire le logiche che governano il mondo attorno a noi. Non capisco se il mondo sia impazzito o se io sia troppo vecchio per afferrarne la logica. La seconda ondata del contagio sta arrivando. Non possiamo permetterci di fare un secondo lockdown e quindi l’unico modo che abbiamo di affrontare il contagio sarà quello di chiudere tutto ciò che non sia strettamente necessario (ad esempio Università e Scuole Superiori), di aumentare la consapevolezza fra i cittadini della necessità del distanziamento sociale e di sperare in cure sempre più efficaci. Abbiamo il vantaggio che adesso siamo certamente più preparati, che la crescita esponenziale del contagio sarà molto più lenta rispetto alla prima ondata grazie alle misure prese e che la Lombardia potrà essere di sostegno alle zone che saranno colpite dal contagio perché sostanzialmente godrà di un po’ d’immunità di gregge acquisita durante la prima ondata. Abbiamo lo svantaggio che la seconda ondata colpirà regioni con sistemi sanitari molto deboli. Inoltre si scoprirà che non serve molto contro il Covid minacciare l’uso di lanciafiamme o scatenare droni ed elicotteri contro innocui runners. Sarà un disastro per molte attività commerciali e richiederà un ripensamento del nostro stile di vita, dei nostri modelli urbani e delle strategie industriali del Paese. Ad esempio non solo non sono sostenibili adesso all’epoca del contagio modelli di sviluppo basati sulle orde di villeggianti provocate dal turismo di massa ma non lo saranno neanche dopo. Occorrono quindi grandi cambiamenti e coraggiose scelte strategiche. E qui mi scopro tragicamente vecchio …. Non credo più sia nelle autorità politiche che in quelle religiose. Io sono cristiano, anche se credo più nell’insegnamento di Cristo che nella Chiesa, ma le parole di un grande Papa come Giovanni Paolo II mi erano di conforto e speranza anche se delle volte non condividevo tutto. Adesso non riesco ad avere lo stesso conforto da Papa Francesco. Ci sono molti scritti attribuiti a questo Papa (probabilmente non sono Suoi, ma circolano come Suoi) che sono di tipo new age, della stessa profondità dei messaggi dei Baci Perugina, di una superficialità e banalità estrema che mi fanno perdere ogni speranza. Se uno non può credere nel Papa, a chi si può credere? Inoltre non credo più negli alti vertici dello Stato. La nostra forma di democrazia è indiretta. Per questo è di tipo parlamentare: secondo la nostra Costituzione è il Parlamento che dovrebbe governare piuttosto che il Premier. Adesso abbiamo un Parlamento inesistente e un Premier forte che governa. Il Presidente della Repubblica firma, apparentemente senza fiatare, come urgenti una serie di decreti di cui non riesco a vederne l’urgenza. Ad esempio, quale sarà mai l’urgenza di avere contributi per comprare monopattini? Ma non si capisce che una Repubblica governata da un Premier “forte” non eletto da nessuno (Monti, Renzi e Conte non sono stati eletti da nessuno) rischia di scivolare in una forma di Governo non democratico, in un regime? Conte è una degnissima persona e non corriamo, per il momento, un rischio di questo genere ma questa proroga ad infinitum dello stato di emergenza sta creando il pericoloso precedente di un Premier, non eletto, che regolarmente scavalca il Parlamento (questo sì eletto dai cittadini) con i DPCM. Mi chiedo se sono io che, diventando vecchio, veda pericoli dove non ci sono o non siamo di fronte a un pericoloso vulnus per la nostra democrazia… Spero solo che queste mie paure siano solo farneticazioni di una persona anziana che non capisce il Nuovo Mondo che avanza.

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Vincenzo Vespri

Vincenzo Vespri è professore di matematica all’Università degli Studi di Firenze Oltre ad essere un professore universitario di Matematica che vede con sgomento l'università italiana andare sempre più alla deriva, sono anche un valutatore di progetti scientifici ed industriali (sia a livello italiano che europeo). Vedere nuove idee, vedere imprese che nascono, vedere giovani imprenditori che per realizzare le proprie idee combattono fatiche di Sisifo contro il sistema paleo-burocratico e sclerotizzato, è un' esperienza tipo Blade Runner: " Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser".