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Perché il governo non può revocare la cittadinanza a Sandro Gozi (se prima non...)

dipocheparole|

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Oggi Giorgia Meloni scrive una lettera aperta al presidente del Consiglio Giuseppe Conte per la revoca della cittadinanza a Sandro Gozi, primo italiano a sedere in due governi di due repubbliche differenti, italiana e francese come responsabile delle politiche europee di Parigi. Dietro alla proposta di Meloni si accoda immediatamente Luigi Di Maio:  “Non ho niente contro la Francia, ma bisogna valutare se togliere la cittadinanza a Sandro Gozi“, dice il vicepremier a margine dell’incontro di formazione con i navigator a Roma, commentando la nomina a responsabile degli Affari europei per il governo francese.

“Se tradisci lo Stato italiano e ti arruoli nelle fila di un altro governo come responsabile della politica europea del governo Macron – sottolinea –  allora bisogna valutare se togliere la cittadinanza”. Secondo Di Maio “siamo di fronte a qualcosa di inquietante: un nostro sottosegretario, anche se era Pd, diventa esponente di un governo con cui abbiamo cose in comune ma anche interessi confliggenti”.

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La revoca della cittadinanza a Sandro Gozi: come funziona (da: Camera.it)

C’è però un problema di cui Di Maio non sembra essere consapevole (e Giorgia Meloni sì). La revoca della cittadinanza può avvenire quando un cittadino accetta una carica da uno Stato a da un ente pubblico estero o da un ente internazionale a cui non partecipa l’Italia e il suo governo gli intima di lasciare l’impiego o la carica pubblica. Per questo Giorgia Meloni indirizza la sua lettera a Giuseppe Conte: perché è il presidente del Consiglio. È lui che deve agire:

Non crediamo di poterci appellare al sentimento nazionale nei confronti di Sandro Gozi: parafrasando il Manzoni, l’amor patrio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare! Ci appelliamo a Lei, viceversa, per motivi di interesse nazionale ed internazionale che dovrebbero impedire a chi abbia avuto la possibilità di accedere a dossier rilevanti per l’interesse nazionale di cambiare casacca impunemente e militare per altre nazioni.

Le chiediamo, quindi, di avvisare Sandro Gozi che non sarà tollerata la sua scelta, rispetto alla quale non esiterà alla intimazione di legge e alla conseguenziale procedura di revoca della cittadinanza. Siamo sicuri che vorrà tutelare l’immagine e l’interesse della Nazione, spiegando così, al mondo intero, che la cittadinanza italiana è fatto serio, di cui essere orgogliosi e che non consente di abbracciare la bandiera del miglior offerente.

Ecco quindi che mentre Meloni sta esercitando una pressione politica su un governo che non sostiene con il voto in Parlamento, Di Maio invece ha tutti i poteri di azionista di maggioranza per dire a Conte che deve intimare a Gozi di lasciare l’incarico e poi eventualmente revocargli la cittadinanza. Se invece il vicepremier si limita a chiacchierare con la stampa, dimostra che sta soltanto dicendo le ennesime fregnacce.

P.S.: Gozi intanto risponde in un’intervista a Radio Cusano Campus:

 “Quando leggo ‘altro tradimento’, ‘via la nazionalita’ italiana’, mi viene da pensare: mamma mia come siamo caduti in basso, in Italia”. Sandro Gozi, da poco responsabile degli Affari europei per il governo francese, dai microfoni di L’Italia s’e’ desta su Radio Cusano Campus, interviene cosi’ sulle polemiche che lo riguardano e aggiunge: “Capisco Giorgia Meloni, Salvini le ha portato via tutti i temi di destra, non sa piu’ a che santi rivolgersi, si e’ messa in testa di fare la guerra all’Europa e alla Francia. Capisco che sono europeista e amico di Macron, quindi per lei magari sono da condanna a morte”.

“Sono le stesse polemiche – ironizza – che c’erano quando i primi calciatori italiani, come Zola, venivano acquistati dalle squadre estere. Degli ex colleghi della Lega mi hanno chiamato dicendomi ‘cosa vai a fare, il Mourinho della situazione?’. Io sono juventino. pero'”. “Macron – spiega tornando serio – lo conosco da tantissimi anni, da prima che entrasse in politica, l’ho sempre stimato, e’ una persona di grande competenza. Poi l’ho conosciuto meglio quando lui era nel governo Hollande e io sottosegretario del governo italiano. Sono stato eletto nelle liste di En marche al Parlamento europeo perche’ siamo convinti che l’Europa la si puo’ costruire solo con una politica transnazionale, con uomini e donne che hanno obiettivi comuni”.

“Sono consigliere per gli Affari europei del primo ministro, non e’ – precisa – che sono ministro del governo francese. Mi aspettavo delle critiche, ma sono rimasto sorpreso da tutto questo scalpore. Vuol dire che l’Italia – contrattacca Gozi – e’ totalmente sconnessa da quello che accade in Europa. Quello che e’ successo con me e’ successo con tanti altri”.

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