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Se Renzi si fa il Partito di Renzi

matteo renzi

“Noi abbiamo portato al Si 13,5 milioni di voti: non solo del Pd, ma in gran parte sono nostri. E osservo che questi voti sono molti di più di quelli raccolti alle Europee del 2014 e molti di più delle politiche del 2013, quando era Bersani il segretario del partito”: Dario Nardella, renzianissimo sindaco di Firenze, ieri lo ha fatto notare elegantemente in risposta a Enrico Rossi, che chiedeva un cambio di leadership nel PD. Ma non c’è solo lui a pensare al Partito di Renzi (PdR).

Se Renzi si fa il partito di Renzi

Ilvo Diamanti ha usato la locuzione riferendosi però al PD: «Anche se Renzi ha “conquistato” democraticamente la guida del partito, attraverso le primarie. Tuttavia, anch’egli ha centralizzato decisioni e poteri. Si è circondato da una cerchia di persone fedeli e amiche. Ha, di fatto, rimpiazzato i congressi con la convention “personale” alla Leopolda. La stazione di Firenze vicino a casa. Sua. Per questo ho ri-definito il Pd: PdR. Partito di Renzi». Invece molti, ai piani bassi e ai piani alti del castello di carte che il premier si è costruito intorno in questi mille giorni, ci pensano davvero: «Se Renzi molla il PD e si fa un suo partito io correrei a prendere la tessera», dicono. Anche a causa della crisi di nervi che ha suscitato l’esultanza dei vari Bersani, Speranza, D’Alema quando il risultato del referendum è stato chiaro. E allora eccola l’idea del partito da fare con i voti che “In gran parte sono nostri”, mollando il “nido di vipere” del PD che ha portato alla caduta del premier. L’idea in realtà non è poi così nuova, ne scriveva a fine maggio sull’Espresso Marco Damilano ipotizzando che l’ossatura per costruire il partito di Renzi avrebbe potuto essere costituita proprio dai Comitati per il Sì sorti per sostenere la riforma costituzionale al referendum. I Comitati infatti non sono emanazione diretta del Partito Democratico e hanno lavorato in “parallelo” con la linea seguita dalla maggioranza del PD ma con una certa autonomia dal partito di cui Renzi è segretario che per non togliere risorse alla battaglia sul referendum ha “congelato” il rinnovo di alcuni organi regionali del PD. Per Damilano la Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi sarebbe stata il segretario di questo “partito del Sì” fondato da Renzi, ma c’è un problema: secondo l’editorialista dell’Espresso il partito di Renzi sarebbe nato solo dopo la vittoria del Sì, in modo da raccogliere tutti i consensi e tutte le forze che si sarebbero coagulate intorno alla figura del premier. Renzi però ha perso. Ma dal momento che ha ottenuto il 40% c’è chi si affanna a spiegare che quei 13,5 milioni di voti di cui parla Nardella conquistati da Renzi al referendum hanno lo stesso valore di quelli delle Europee 2014 e sono nettamente di più dei voti presi da Bersani alle politiche 2013.

Il conto delle rese e la resa dei conti

Insomma pur perdendo Renzi ha incrementato quegli undici milioni di voti (11.172.861 per la precisione) presi dal PD alle Europee. Un’analisi di questo tipo naturalmente non tiene conto di molte cose, ad esempio del fatto che il voto degli elettori all’estero alle politiche vale meno e soprattutto che la consultazione referendaria non è paragonabile ad un’elezione politica (soprattutto se come sembra si andrà verso una legge elettorale caratterizzata dal proporzionale). Inoltre in quei 12.708.787 di italiani che hanno votato Sì non ci sono solo elettori del PD, ci sono sicuramente elettori di NCD (che alle Europee ha preso un milione di voti) e probabilmente anche di Scelta Civica. L’analisi dei flussi elettorali è ancora in corso ma se venisse confermata la tendenza registrata a Torino dove dal CISE della LUISS che mostra come anche elettori dei partiti a sinistra del PD abbiano votato per il Sì, probabilmente “turandosi il naso” e per paura che con il No “sarebbe arrivato qualcosa di peggio” allora sarebbe difficile sostenere che Renzi ha davvero guadagnato qualcosa in prospettiva di un’elezione politica perché quei voti che ha sottratto a PDL, Lega e Sinistra potrebbero tornare nei rispettivi partiti. Quei voti non sono tutti di Renzi, ovvero che si tratta di elettori che seguirebbero Renzi in un eventuale Partito della Nazione. Sono voti di persone che hanno creduto che se avesse vinto il No l’Italia avrebbe smesso di crescere (questo lo si vedrà presto in caso) o che se avesse vinto il No “i mercati ci avrebbero puniti” (cosa che non è ancora successa). Prendiamo il caso degli elettori del PD: Renzi in quanto segretario del Partito Democratico è il PD ma questo non significa che gli elettori del PD, anche quelli che hanno votato sì, siano tutti renziani. Tra i molti che hanno votato Sì ci sono anche coloro che hanno sostenuto Bersani alle ultime primarie e che per spirito di obbedienza alla linea del partito hanno votato secondo le indicazioni date dalla Segreteria. Se Renzi dovesse abbandonare il PD e fondare un suo partito non è automatico che tutti gli elettori lo seguiranno. Anche perché il partito di Renzi non potrà certo andare a sinistra e sarà costretto ad andare a destra (Renzi stesso aveva detto che il referendum si sarebbe vinto a destra) e quanti elettori del PD saranno disposti ad accettare questo spostamento? Sarebbe davvero difficile poi sostenere una diversità di vedute con molti di quei partiti che hanno appoggiato il No (PDL in primis).
partito renzi

Ma come dovrebbe essere il nuovo partito di Renzi?

Anche se Laura Puppato, che ha sfidato Renzi alle primarie e ora è renziana, spiega che il PD non ha alternative a Renzi lasciando intendere che al suo interno non sembra esserci nessuno in grado di prenderne il posto proviamo ad immaginare che caratteristiche dovrà avere il nuovo partito di Renzi. Il partito del Sì e dell’ottimismo, ovvero di quelli che fanno e non di quelli che contrastano, parafrasando l’ultimo discorso del Presidente del Consiglio. Ci aiutano l’ineffabile Gianni Riotta che twitta contro il partito unico dello status quo e ci spiega che i giovani all’estero sì hanno capito come vanno le cose e Anna Zafesova che sul magazine del Sole 24 Ore ci fa capire quali caratteristiche non dovrà avere il nuovo partito. Basta non fare come hanno fatto quelli che hanno votato No. Dopo averci regalato un’accorata difesa della libertà d’opinione come questa:

Oggi tutti dicono che Renzi, e tutti noi, non abbiamo ascoltato la pancia, non abbiamo capito il popolo e la sua rabbia. Non raccontiamoci frottole. Noi il popolo lo conosciamo. Anche noi siamo il popolo. Chi pensa che per far parte del popolo bisogna essere ignoranti e poveri, offende il popolo. Noi la pancia la conosciamo, la vediamo ogni giorno, la sentiamo brontolare. Non abbiamo bisogno di corsi accelerati per scoprire come vive, cosa vuole e quanto è incazzata. E non diciamo che chi non è d’accordo con noi ha delle ragioni che vanno rispettate. Se alla pancia si chiede se le piace il modo in cui viene riempita, risponderà sempre no. E se a qualcuno piace sentirsi pancia, deve ricordarsi dove si trova il suo sbocco.

Zafesova ci spiega che il mondo si divide tra falliti e riusciti, e ovviamente i primi hanno votato tutti No. E i giovani che in Italia hanno votato No hanno votato con i piedi, al contrario dei loro coetanei che all’estero hanno saggiamente scelto per il Sì. Il partito di Renzi dovrà quindi raccogliere l’eredità di chi vuole il cambiamento, sarà un partito fatto di solutori più che abili, di gente che capisce le cose invece che nascondere la testa sotto la sabbia. Adulti responsabili contro bambini che dicono sempre No. Un partito di persone moderne e moderniste, non di provinciali (peccato che l’Italia sia un paese provinciale…) né di destra né di sinistra:

La differenza è tra chi vuole il mondo “liquido”, globalizzato, multi culturale, multietnico, multisessuale, multi tutto, razionale e non del cuore, con ciascuno che si sceglie l’identità che vuole e risponde per se stesso. E chi non ci vuole stare.

Chissà dove li troverà Renzi in Italia degli elettori così. Poco male, ci sono sempre i cervelli in fuga che hanno capito tutto e ci guideranno. Poi per i programmi di governo e le cose concrete c’è tempo, prima lasciamoli sfogare, questi profeti del nuovo.