La macchina del funky

Renzi e l'ipotesi di un governo Grasso

pietro grasso

Pietro Grasso potrebbe essere il presidente del Consiglio che accompagnerà l’Italia alle urne e licenzierà la legge di Stabilità in caso di sconfitta di Matteo Renzi al referendum costituzionale. L’ipotesi la racconta oggi Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera,

«Non esiste l’ipotesi che io possa restare se perdo. Se sono sconfitto me ne vado», continua a ripetere il premier. Con l’aria, però, di chi non intende arrendersi. Già, perché, come ha spiegato anche a Mattarella la settimana scorsa, lui comunque resterebbe segretario del Pd, e «senza il Partito democratico i numeri per fare un altro governo non ci sono». Il che non vuol dire che Renzi non potrebbe acconsentire, in caso di sconfitta del Sì, alla nascita di un «governo di scopo», di brevissima durata. «Uno, due mesi al massimo», dicono a palazzo Chigi. Dove per questa ragione preferiscono un presidente del Consiglio pro-tempore come Pietro Grasso. Ma questo esecutivo servirebbe soprattutto a mandare in porto la legge di stabilità. Nessuna lungaggine ad arte per provare a modificare la legge elettorale: «Sono pronto a sperimentare il nuovo sistema, anche se quello del Senato non è armonizzato con l’Italicum».

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Intanto proseguono i complottoni anti-Renzi di Franceschini:

Ma Renzi sa bene «che nessuno vuole andare alle elezioni anticipate». E nemmeno lui lo vuole. È convinto che con la vittoria del Sì al referendum si «andrà a votare al termine naturale della legislatura nel 2018». Questo rimane il suo obiettivo principale. Ma se invece dovessero prevalere i No, allora Renzi giocherebbe su un altro tavolo. Una mossa che sembra non piacere a Dario Franceschini. Quasi ogni giorno il ministro dei Beni culturali si presenta alla Camera e prende da parte alleati, oppositori ed esponenti della minoranza interna.
Il suo obiettivo, sostengono i suoi interlocutori, è quello di far mancare a Renzi la maggioranza dei gruppi parlamentari nel caso in cui vincessero i No e si dovesse prendere la decisione di andare alle elezioni anticipate o, comunque, di sostenere un governo di brevissima durata.

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