Economia

Renzi ha abbassato o no le tasse?

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Ieri Matteo Renzi ha orgogliosamente dichiarato che il suo governo continuerà ad abbassare le tasse perché “la musica è cambiata” e a dimostrarlo è anche l’accordo con Ryanair che ha deciso di investire nel nostro paese. Stando a quanto ha scritto il Presidente del Consiglio su Facebook “l’ultima volta che una tassa è stata alzata in Italia è stata l’IVA nell’ottobre 2013 da un governo precedente”. Il premier ha poi elencato i successi del governo nella riduzione della pressione fiscale: il bonus da 80 euro, gli incentivi per le aziende nel JobsAct, l’Irap sul costo del lavoro, l’IMU e l’Irap agricola, con l’abolizione di Imu e Tasi sulla prima casa e con il superammortamento. Stranamente Renzi non ha menzionato la riduzione dell’importo del Canone Rai a cento euro per il 2016.
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Aumentano le tasse locali

Il Vicepresidente della Camera Luigi Di Maio non si è fatto sfuggire l’occasione per attaccare Renzi, commentando sarcasticamente l’intento del Presidente del Consiglio di “continuare” ad abbassare le tasse. Quando avrebbe iniziato?, si chiede uno stupito Di Maio citando uno studio del servizio Politiche territoriali  UIL pubblicato proprio ieri dal Fatto Quotidiano dal quale emerge che le tasse locali, tra il 2013 e il 2015 sono cresciute del 16,7% (5,5% in più dal 2014 al 2015). Secondo i dati della UIL la pressione fiscale sarebbe quindi aumentata, ma Di Maio dimentica di dire che appunto si tratta di imposte locali. Non che cambi molto, perché a fronte di una riduzione dei trasferimenti dallo Stato centrale agli enti locali comuni e regioni si vedono costrette ad alzare le imposte. L’alternativa sarebbe infatti un drastico taglio dei servizi. La relazione annuale di BankItalia registra inoltre che le imposte dirette delle Amministrazioni pubbliche sono cresciute dell’1,9 per cento la causa è stato il gettito dell’Irpef (2,7 per cento, a 166 miliardi) e dell’Ires (3,2 per cento, a 32 miliardi; l’incremento è in parte legato al venire meno degli effetti transitori dell’elevata misura dell’acconto richiesto alla fine del 2013). C’è da sottolineare che l’addizionale regionale dell’IRPEF potrebbe aumentare nel caso di disavanzi sanitari elevati, ed è il caso di diverse regioni italiane: Sicilia, Abruzzo, Campania, Molise, Lazio, Piemonte e Puglia.

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Dal 2014 al 2015 i principali tributi locali sono aumentati (fonte: https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/relazione-annuale/2015/rel_2015.pdf)

Anche le imposte sui redditi da attività finanziarie hanno registrato una dinamica elevata – prosegue Bankitalia – (6,4 per cento, a 16,1 miliardi), grazie agli incrementi delle aliquote disposti dal DL 66/2014 e dalla legge di stabilità per il 2015.
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La Banca d’Italia nota altresì che la pressione fiscale è rimasta sostanzialmente stabile al 43,5 per cento essendo diminuita di 0,2 punti percentuali rispetto al 2014.
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L’andamento della pressione fiscale e del gettito dal 2005 al 2015

Il trucco del bonus da ottanta euro usato per abbassare la pressione fiscale

Il DEF, il documento di programmazione economica e finanziaria, prevede invece un aumento della pressione fiscale a partire dal 2016 (dato 44,7%) e per il 2017 (44,3%) però, calcolando la pressione fiscale “al netto del bonus 80 euro” il dato è in discesa. Come è possibile? Lo spiegava l’anno scorso Ibtimes: la spesa da dieci miliardi l’anno (ovvero una spesa pubblica) per il bonus degli ottanta euro viene fatta figurare come un alleggerimento fiscale invece che come minori entrate (cosa che effettivamente sono). Ed è grazie a questo artificio contabile che il responsabile economico del PD Filippo Taddei può dire che la pressione fiscale è scesa per la prima volta al di sotto del 43%: il calcolo “rivisto” comprensivo degli 80 euro la dà al 42,6%. Un giochetto utilizzato anche nel 2014 per annunciare il calo della pressione fiscale rispetto al 2013.

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Le entrate aumentano ma le tasse scendono? (la prima colonna a sx è il 2014, l’ultima il 2019) Fonte: http://www.dt.tesoro.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/NOTA_AGGIORNAMENTO_DEF_2015_xissn_on-linex.pdf

Inoltre non è del tutto vero che Renzi “non ha aumentato le tasse” perché ha aumentato tasse su proventi dei risparmi da 20% al 26% e su fondi pensione da 11% al 20%, poi c’è l’aumento della tassazione sul TFR. Si dirà, ha tassato le rendite finanziare (ammesso e non concesso che i fondi pensione lo siano) e non i lavoratori, vero, di fatto però le tasse (alcune) sono aumentate. È stata inoltre aumentata l’Imu sui terreni montani mentre le aziende, scrive la CGIA di Mestre, “hanno dovuto rinunciare allo sgravio contributivo del 50 per cento per l’assunzione di un disoccupato da oltre 24 mesi (870 milioni di euro), la riduzione delle agevolazioni per le produzioni/cessioni di energia prodotta da fonti rinnovabili agroforestali (45 milioni di euro) e il taglio del 20 per cento delle deduzioni forfetarie in capo agli autotrasportatori (39 milioni di euro)“. C’è infine la questione, ben più odiosa per il contribuente delle imposte indirette che contrariamente alle tasse colpisce tutti indiscriminatamente perché tutti le pagano allo stesso modo quindi pesano molto di più su chi è povero rispetto a chi ha maggiori possibilità economiche. Scriveva Bankitalia:

L’aumento delle imposte indirette è stato più moderato (0,5 per cento, a 249,3 miliardi), risentendo in particolare della riduzione del gettito dell’IRAP (-7,5 per cento, a 28,1 miliardi), connessa con l’esclusione dalla base imponibile del costo del lavoro, e di quello dell’imposta sul gas metano (-33,1 per cento, a 3,2 miliardi) che, date le modalità di versamento, riflette il calo dei consumi avvenuto nel 2014. Il gettito dell’IVA invece ha mostrato un andamento sostenuto (4,2 per cento, a 101,2 miliardi), anche grazie alla ripresa dei consumi e alle modifiche ai meccanismi di versamento dell’imposta disposti dalla legge di stabilità per il 2015 (split payment e reverse charge). Le imposte indirette del 2015 hanno inoltre beneficiato del versamento del contributo delle banche per il finanziamento del Fondo di risoluzione nazionale (2,3 miliardi) gettito complessivo della tassazione ricorrente sugli immobili (Tasi e Imu) è cresciuto lievemente (1,1 per cento, a 24,5 miliardi).

Come si legge il taglio dell’IRAP causando una riduzione del gettito provoca un sensibile aumento delle imposte indirette. Rimane quindi da fare il conto della serva, nel complesso le tasse sono aumentate o diminuite? Secondo la CGIA di Mestre le famiglie possono beneficiare complessivamente di un taglio delle tasse “pari a 7,1 miliardi di euro” mentre le imprese “ anno fruito di una riduzione del carico fiscale di ben 8,3 miliardi di euro“.


La CGIA non calcola però l’aumento delle imposte locali, ecco spiegato il motivo per cui c’è chi su Twitter va dicendo che il governo ha tagliato le tasse per 20 miliardi.