Opinioni

«Il referendum Atac è un’occasione per cambiare Roma»

Il referendum di domenica prossima, 11 novembre, che a Roma consente ai cittadini di decidere sul futuro dell’Atac ha una rilevanza politica fondamentale. Non è in ballo semplicemente l’assegnazione di un servizio pubblico essenziale con una gara in cui si scelga il miglior gestore del trasporto urbano. Quello dell’11 novembre è un referendum sulla Raggi e la sua Giunta, l’ultima di una serie infinita di personaggi posti al vertice dell’Amministrazione Capitolina dal lurido intreccio di interessi parassitari che ha spolpato la Capitale e reso un inferno la vita quotidiana dei cittadini. Se perde il referendum, la Raggi che è già politicamente arrivata al capolinea, deve smammare (come si dice a Tor Marancia) la sera stessa dello spoglio, perché subirebbe un voto di sfiducia bruciante dai cittadini. L’elettorato – che due anni e mezzo fa aveva creduto alle sue miserabili panzane e a quelle di chi la telecomanda da Milano – dimostrerebbe di aver scoperchiato l’imbroglio di cui è stato vittima. Ma più in generale sarebbe uno schiaffo in pieno volto al Partito dei Parassiti che hanno cinque stelle a rappresentare i pilastri della loro nullità umana e politica: 1) ignoranza; 2) parassitismo; 3) presunzione; 4) menzogna; 5) cialtroneria.

 

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La democrazia diretta, il cavallo di battaglia del manipolo di squinternati che oggi è il partito di maggioranza relativa, azzopperebbe i casaleggesi su una delle questioni fondamentali affidate ad un’Amministrazione comunale: il trasporto pubblico. Ma in aggiunta, un voto contro la Raggi sarebbe un voto contro Di Maio, contro Casaleggio, contro Grillo e contro tutta la corte dei miracoli che al grido di “Honestà” ha messo in piedi la più colossale macchina clientelare dai tempi di Gava e De Mita. Appena arrivati al potere a Roma gli honesti hanno ingrassato le proprie fila con la peggiore feccia sindacale che ha nell’Atac il suo baluardo. Un’azienda dove erano addirittura arrrivati a falsificare i biglietti per mungere le casse pubbliche, dove gli autobus sono talmente malmessi da incendiarsi come fiaccole, dove gli autisti vanno al lavoro se e quando ne hanno voglia. Tutto l’apparato romano del voto di scambio è passato armi, bagagli e voti sul carro della Raggi. Con lei al comando i parassiti nelle municipalizzate e nel Campidoglio sono diventati sempre più potenti e più protervi, mentre la città offre il peggio tra le aree urbane in Europa. I giornali stranieri ne deplorano il degrado, i turisti ne riportano impressioni atterrite, gli imprenditori fuggono.

 

virginia raggi atac bilancio 2017 2018 - 7

Quindi è imperativo andare a votare per cacciare la Raggi e infliggere al Partito di Casaleggio un’umiliazione cocente che riverberi in tutta Italia. Non sarà facile perché gli interessi incoffessabili hanno fatto quadrato attorno al loro bastione. Gli scrutatori nei seggi sono per lo più dipendenti dell’Atac, una cosa mai vista nemmeno in Unione Sovietica, una vergogna plateale, inimmaginabile in un paese civile. E le migliaia di dipendenti di questo sozzo carrozzone andranno in massa a votare con le loro famiglie per continuare a infliggere questa schifezza di servizio da terzo mondo ad una popolazione impotente. La grancassa della propaganda sul web, attraverso le orde di troll, sta inebetendo gli elettori romani con valanghe di menzogne confezionate a tavolino. Quindi è cruciale mobilitarsi e andare a votare per il SI. Ma non basta andare da soli. Bisogna attivarsi in prima persona: insistere con amici, parenti, colleghi, conoscenti. Chiedere loro di recarsi alle urne per dare il calcio nel sedere alla peggiore giunta del mondo civile. Telefonate, inviate mail, scrivete su Facebook, su Twitter, su tutti i social media, inviate sms, inviate messaggi WhatsApp a tutti i vostri contatti. La Rai e il Comune hanno eretto un muro di silenzio attorno al referendum e molta gente non sa nemmeno che domenica si vota. Tocca alla parte migliore del paese diffondere l’informazione nelle ore precedenti il voto e durante tutta la giornata di domenica. Cacciare la Raggi costituisce il primo passo per infliggere una batosta di caratura nazionale agli impostori a 5 Stelle, che già nei sondaggi sono dati in picchiata. Liberarci da questo bubbone politico è imprescindibile per poter avviare una rinascita dell’Italia e per mettere fine alla deriva sudamericana che sta travolgendo il paese.

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Fabio Scacciavillani

Fabio Scacciavillani dopo aver conseguito il Ph.D. in Economia all’Università di Chicago (dove è stato assistente del Premio Nobel Merton Miller), ha lavorato al Fondo Monetario Internazionale, alla Banca Centrale Europea (nel periodo pioneristico dell’unione monetaria), a Goldman Sachs, al Centro Finanziario Internazionale di Dubai e in Confindustria. Attualmente è il Capo della Strategia del fondo sovrano dell’Oman che gestisce i proventi delle esportazioni petrolifere del Sultanato. Nelle pubblicazioni e nell'attività professionale si è concentrato su tassi di cambio, politica monetaria, riforme strutturali e mercati finanziari. E’ ospite fisso su Bloomberg TV ed editorialista del Fatto Quotidiano. Ha scritto “Tremonti: Il Timoniere del Titanic” con Giampiero Castellotti e “The New Economics of Sovereign Wealtyh Funds” con Massimiliano Castelli.