Economia

Reddito di cittadinanza e Quota 100 costano 133 miliardi in tre anni

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Il DEF presentatolo scorso aprile dal governo Lega-M5S evidenza che nel triennio 2019-2021 ci saranno «maggiori spese complessive» per circa 133 miliardi di euro nell’area «lavoro e pensioni», in particolare per finanziare gli interventi per Reddito di Cittadinanza e Quota 100. Le maggiori entrate per compensare questa spesa sono indicate nell’aumento di Iva e accise per 50,8 miliardi, che però sia Matteo Salvini sia Luigi Di Maio hanno politicamente escluso. Sarà di 11 miliardi di euro invece la maggiore spesa per interessi legata al debito pubblico da contrarre per coprire le misure.

Spiega oggi Federico Fubini sul Corriere della Sera che più del caso Siri sembra questa la maggiore spina nel fianco della maggioranza:

Si può pensare che un simile aumento di spesa sia sostenibile grazie alla crescita che esso innesca, stimolando i consumi. Ma a fronte di quell’impennata di quasi l’otto per cento del Pil delle uscite, sempre il governo nel Def stima un’espansione supplementare dell’economia dello 0,6% nei tre anni grazie a reddito di cittadinanza e quota cento: una frazione minima rispetto all’aumento di spesa.

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I conti del DEF su Quota 100 e reddito di cittadinanza (Corriere della Sera, 5 maggio 2019)

Addirittura il Def varato in Consiglio dei ministri vede dal reddito di cittadinanza un impatto negativo sul principale motore di questi anni, la domanda di made in Italy dal resto del mondo: quella misura è stimata come irrilevante per l’export, mentre invece aumenta l’import. Quanto a Quota 100, dice sempre il Def, «porterà a una diminuzione dell’offerta di lavoro».

In caso di crisi la chiamata alle urne slitterebbe a settembre o ottobre, ma anche questo scenario resta pieno di incognite: significherebbe votare proprio mentre l’Italia deve mettere in piedi il bilancio più delicato dal 2011.

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