Economia

Atlantia: i Benetton verso Alitalia con l’ok di Toninelli

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“Il crollo si poteva evitare. E’ figlio di tutti i trattamenti privilegiati e delle marchette fatte ad Autostrade per l’Italia che incassa i pedaggi più alti d’Europa e paga tasse basse in Lussemburgo”: parole e musica di Danilo Toninelli il 15 agosto scorso dopo la tragedia di Ponte Morandi, meno di un anno fa. Ma oggi è tutta acqua passata: Atlantia, la società dei Benetton che ha in pancia le concessioni autostradali, vola verso Alitalia con la benedizione del ministro dei Trasporti.

Atlantia: i Benetton verso Alitalia con l’ok di Toninelli

A ufficializzare il “contrordine, cittadini” è stato l’intervento di venerdì scorso a Radio24: ildossier su Alitalia e sul ponte Morandi di Genova sono “due cose diverse e vengono valutati singolarmente”, ha detto Toninelli, che poi ha ribadito: “Quando si mischiano i dossier diventi ricattabile o devi scendere a compromessi al ribasso. La questione tra Alitalia e Atlantia è gestita dai commissari del governo, quello su Ponte Morandi è altro discorso”.

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Il dossier Alitalia (La Repubblica, 5 maggio 2019)

Nicola Lillo sulla Stampa rivela gli ultimi dettagli della trattativa:

L’ultima ipotesi sarebbe diluire l’eventuale partecipazione della holding della famiglia Benetton, facendo scendere l’apporto da 300 a circa 220-200 milioni. Una mossa possibile grazie alla quota del fondo Quattro R, partecipato tra gli altri dalla Cassa depositi e prestiti, che investirebbe 80-100 milioni.

Sarebbe questo uno dei modi per alleggerire la partecipazione della società, che controlla Autostrade e Aeroporti di Roma, rendendo così il suo ruolo leggermente meno centrale: Atlantia scenderebbe circa al 20%. Le Ferrovie dello Stato resterebbero il perno dell’operazione col 30% o poco più, affiancati dal ministero dell’Economia col 15% e dal colosso americano Delta (15%).

I 200 milioni di Alitalia da Atlantia

Secondo questo progetto Atlantia spenderebbe circa 200 milioni per Alitalia, buttandoli come da tradizione ormai trentennale, ma chiedendo in cambio qualcosa: la Gronda di Genova.

Fonti al corrente della trattativa raccontano che l’amministratore delegato di Atlantia, Giovanni Castellucci, vorrebbe la normalizzazione dei rapporti dopo mesi di scontro totale. C’è chi però, soprattutto tra i consulenti di Atlantia, spinge per mettere sul tavolo già da ora le proprie carte. Risolvere cioè una delle tre grane aperte, quella della Gronda: investimento da 5 miliardi – il più grosso dopo la Tav – che è fermo sul tavolo del ministro Toninelli.

Basterebbe il suo via libera per far partire i cantieri. Dei tre fronti sarebbe quello più semplice da sbloccare e di minor impatto comunicativo, rispetto appunto a un passo indietro sulla revoca della concessione o sulle tariffe. La situazione è ancora fluida.

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I conti di Alitalia (Il Sole 24 Ore, 30 aprile 2019)

D’altro canto l’ex compagnia di bandiera garantisce quasi il 40% del traffico di Fiumicino. Il dramma di Genova è già costato alle casse di Autostrade per l’Italia 513 milioni («devono pagare il quadruplo», minacciava il premier Giuseppe Conte). Il ritiro della concessione aprirebbe un buco miliardario. Resta solo da capire come potranno quei cattivoni dei Benetton diventare improvvisamente buoni e, soprattutto, non fare guai. Forse perché li sorveglia il ministro?

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