Economia

Il reddito di cittadinanza e le misure di sostegno al reddito in Europa

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Il Fatto Quotidiano pubblica oggi un riepilogo dell’assegno mensile di sostegno al reddito in Europa e la popolazione in condizione di grave deprivazione materiale secondo la definizione di Eurostat con le medie per l’Eurozona e per l’Unione Europea. Il Fatto confronta anche le proposte di sostegno al reddito di PD e M5S:

La legge delega di contrasto alla povertà presentata dal governo Renzi giovedì scorso ha avuto l’ok della Camera. Vista la natura del testo, non sarà in vigore prima di fine anno. Sono stati stanziati 600 milioni per il 2016, che salgono a 1 miliardo nel 2017, una cifra sufficiente a dare 217 euro a ciascun povero assoluto. Quindi ci si è concentrati sulle famiglie con minori o disabili. Lo strumento è il Sia, il sostegno all’inclusione attiva creato dall’ex ministro del Lavorodi Letta Enrico Giovannini. Il sostegno prevede un percorso di attivazione sociale e lavorativa.

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L’assegno di sostegno al reddito mensile in Europa (Il Fatto, 17 luglio 2016)

A dispetto del nome, quello proposto dai 5 Stelle non è un “reddito di cittadinanza”, ma un reddito minimo garantito: che va a chi è sotto la soglia di povertà monetaria dell’Ue 2014 (9.360 euro annui). Funziona così: chi è a zero prende 780 euro al mese, se invece ha già unreddito riceveun’integra zione. Il sussidio, in realtà, non è individuale ma basato sul nucleo familiare, due esempi:780 euro se composto da un singolo individuo; 1.638 con due adulti e due minori a carico. L’integrazione non dovrebbe dissuadere dal lavorare, perché permette di migliorare la propria condizione superando le soglie base. Per fare un esempio: con un reddito di 250 euro mensili, unsingolo avrebbecome integrazione 555 euro (superando i 780 di base), due adulti e due minori 1.443 (1.663). Le soglie oltre le quali non si ha più diritto al sussidio sono rispettivamente 750, 1.000 e 1.750 euro. Il sussidio è condizionato ad alcuni obblighi, per esempio non rifiutare più di tre offerte di lavoro, frequentare corsi di formazione e accettare impieghi socialmenteutili.In questomodoi costi sono più contenuti. La stima fatta l’anno scorso dall’Istat è di 14,9 miliardi annui (per 2,79milioni di famiglie). Per il presidente dell’istituto di statistica, Giorgio Alleva la misura “serve a ridurre le disuguaglianze e a creare una rete di protezione sociale compatta”, ma va gestita accuratamente per evitare abusi.

 

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