Economia

Recovery Plan: come spendere 230 miliardi

Le due condizioni per ogni investimento sono quelle imprescindibili dettate da Ursula von der Leyen anche prima del Covid: transizione digitale e verde. L’intero Next generation è composto da una dozzina di fondi, ciascuno con un nome e con caratteristiche adatte a uno specifico progetto

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Repubblica oggi parla di come spendere i 230 miliardi del Recovery Fund, una cifra pari al 10 per cento del Pil che, unita agli altri due o tre strumenti messi a disposizione dall’Europa (Bei, Sure ed, eventualmente, il Mes) per rilanciare il Continente dopo il terribile shock asimmetrico, dispiega una potenza di fuoco di circa 230 miliardi.

Quello di cui dobbiamo convincerci è che non ci troviamo di fronte alla solita sfilata di carri armati di cartone. L’ex direttore degli Affari economici europei Marco Buti e l’economista Marcello Messori hanno calcolato, in un paper per la Luiss targato 15 giugno, che le potenziali risorse per l’Italia ammontano a più di 230 miliardi, pari al 13,5 per cento del Pii. O1tre ai 172 miliardi del Recovery fund, ci sono 29 miliardi per il Sure (fondo antidisoccupazione), 35 miliardi di presti della Bei (Banca europea per gli investimenti). Senza contare i 37 miliardi del Mes, il noto fondo salva Stati, sul quale il governo non ha ancora assunto una decisione.

Sempre secondo lo studio, in tempi normali il nostro Paese contribuiva con una quota pari al 13,7 per cento del totale dei contributi nazionali mentre il suo Pil pesava solo per 1’11,3 per cento sul totale dell’area. Ora la situazione si ribalta: con il Recovery fund, ribattezzato.Next generation Eu, l’Italia accede al 22,7 per cento dei 750 miliardi messi a disposizione dall’Europa, più del doppio del suo peso in termini di Pil. Lo stesso accade per Grecia. Portogallo e Spagna, in conseguenza dello shock che ha colpito più violentemente i Paesi più deboli. Ciò che non si può negare, invece, è che l’Italia deve fare in fretta, perché stavolta non si scherza con i tempi e la qualità dei progetti che serviranno per accedere ai fondi del Next generation. T

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Il piano del Recovery Fund (Repubblica A&F, 22 giugno 2020)

Tutto dovrà essere contenuto nel cosiddetto Recovery plan, che dovrà contenere per ogni singola iniziativa tempi e costi precisi e dovrà subire una attività di reporting e monitoraggio trimestrale.

«Sono questi i veri punti per l’Italia che in passato – spiegano Giampaolo Galli e Federica Paudice in un articolo per l’Osservatorio sui conti pubblici della Cattolica – ha dimostrato una scarsa capacità di utilizzare le risorse». I due autori ricordano che dei Fondi strutturali europei, per il ciclo 2014-2020 è stato allocato solo i17’3 per cento e speso solo 1135 per cento. Dunque bisogna fare presto e bene.

Quello che bisogna ricordare è che le due condizioni per ogni investimento sono quelle imprescindibili dettate da Ursula von der Leyen anche prima del Covid: transizione digitale e verde. L’intero Next generation è composto da una dozzina di fondi, ciascuno con un nome e con caratteristiche adatte a uno specifico progetto.

In questo contesto la prima carta che l’Italla vuole giocare è quella della modernizzazione del sistema delle imprese. Al centro il rilancio del programma Industria 4.0 che prevederà oltre ai vecchi superammortamenti e investimenti in tecnologie una raffica di crediti d’imposta per la completa transizione digitale: due i fondi europei pronti alla bisogna, l’InvestEu con 31 miliardi e il nuovo Solvency Support Instrument perla ricapitalizzazione delle imprese. Senza contare il tema centrale della banda larga: solo il 25 per cento delle famiglie in Italia si connette contro il 60 per cento in Europa. L’altro campo sul quale si punta è la trasformazione in chiave di risparmio energetico e di sicurezza, dell’intero patrimonio pubblico e civile italiano: dalle scuole, agli ospedali, aile università alle sedi della pubblica amministrazione.

Un piano gigantesco dove dovrebbe rientrare, a detta del viceministro dell’Economia Misiani, anche un intervento contro la dispersione dell’acqua dalle condotte idriche. Digitalizzazione significa puntare sulla ricerca e sull’innovazione e, seppure senza grande risalto tra l’opinione pubblica, esistono almeno due centri di eccellenza che – nei piani del governo – andranno Incentivati: quello sull’idrogeno dell’Eni e quello sui hiocarburanti dell’Eni. Senza dimenticare la vera sfida dei prossimi decenni: la lotta a tutti i coronavirus per f quali saranno necessarie risorse permanenti come quelle stanziate dal fondo Horizon Europe per 13,5 miliardi. Per l’Italia si aprono anche altre possibilità dl spesa sulle quail il governo sta convergendo: il Fondo Just Transition, creato apposta per raggiungere emissioni zero con 32,5 miliardi di dotazione, è già sotto l’occhio dei nostri tecnici.

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