Cultura e scienze

Spieghiamo ai free-vax cosa c’è scritto davvero nel rapporto Signum sui vaccini per i militari

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SIGNUM è un acronimo che sta per Studio sull’lmpatto Genotossico Nelle Unita Militari, uno studio scientifico commissionato nel 2004 dal Ministero della Difesa e condotto per identificare i fattori di rischio per i militari che hanno partecipato all’operazione “Antica Babilonia” in Iraq. Alla ricerca hanno partecipato 982 militari che hanno prestato servizio nel teatro di guerra iracheno tra il 2014 e il 2005. Il comitato scientifico di Signum ha prodotto, nel 2011, il rapporto Signum che è liberamente accessibile e consultabile.

La strumentalizzazione del rapporto Signum e il rischio sui vaccini

Nel 2015 è stata istituita una Commissione parlamentare di inchiesta che aveva con l’obiettivo di indagare “sui casi di morte e di gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato in missioni militari all’estero, nei poligoni di tiro e nei siti di deposito di munizioni, in relazione all’esposizione a particolari fattori chimici, tossici e radiologici dal possibile effetto patogeno e da somministrazione di vaccini”. Una parte del lavoro della Commissione si è concentrato sui problemi legati all’utilizzo di munizioni all’uranio impoverito (ma si è indagato anche sul rischio derivante dal contatto con l’amianto).

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Il deputato ex 5 Stelle Ivan Catalano aveva invece la delega al tema delle vaccinazioni militari. Si tratta di vaccinazioni differenti da quelle pediatriche sulle quali c’era il dubbio che i militari potessero essere stati esposti a rischi per la salute. Nella presentazione della relazione finale della Commissione l’onorevole Catalano scrive che «dalle risultanze dello studio SIGNUM e dello studio sulla Brig. Folgore del Prof. Nobile, era già emerso un fattore di danno al DNA in caso di somministrazione contemporanea di più di 5 vaccini» e che il Ministero della Difesa «ha tentato di smentire le risultanze sia della relazione intermedia di luglio 2017, che del progetto SIGNUM».

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Fonte

La Commissione parlamentare conclude che – sulla scorta delle risultanze dello studio Signum – di aver verificato «la presenza di effetti collaterali e di reazioni avverse derivanti dalla somministrazioni dei vaccini». In poche parole i vaccini somministrati ai militari “fanno male” e scatenano numerosi effetti collaterali e reazioni avverse. È inutile dir che la conclusione del lavoro della Commissione è stato utilizzato a vario titolo come “prova” (anche se non scientifica) che i vaccini sono in qualche misura pericolosi.

I vaccini sono sicuri per i militari e per i bambini

Ad esempio l’onorevole Adriano Zaccagnini ne ha approfittato per accusare il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità e la Ministra Beatrice Lorenzin di non aver tenuto conto “e non aver approfondito scientificamente” che “anche la somministrazione di vaccini multipli ai vaccini può portare alle stesse gravi conseguenze” di quelle registrate in una percentuale della popolazione militare. Il problema è che – nonostante quello che è scritto nero su bianco nella relazione finale della Commission – le conclusioni di SIGNUM sono di segno opposto e soprattutto non sono paragonabili alla situazione delle vaccinazioni in età pediatrica.

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A spiegarlo è Salvo Di Grazia, medico e autore di MedBunker, che richiama all’attenzione dei lettori le vere conclusioni dello studio commissionato dal Ministero della Difesa. Scrive infatti il rapporto Signum che “alcune attività connesse con l’esecuzione della missione (attività di pattugliatori e vaccinazioni in numero maggiore di 5 o con vaccini vivi attenuati) aumentano i livelli di carico ossidativo sul DNA linfocitario”. Questo è quello che i free-vax come Zaccagnini e Catalano volevano sentir dire.

Cosa dice veramente il rapporto Signum sulle vaccinazioni

Peccato che non abbiano letto – o abbiano omesso di dirlo ai cittadini – il seguito. Ovvero che “il fenomeno ha origine endogena ed è maggiore nella piccola frazione della popolazione esaminata geneticamente suscettibile (4% circa)”.

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Fonte: Rapporto SIGNUM

Questa conclusione però potrebbe lo stesso spaventare i non addetti ai lavori o i coloro poco avvezzi con la terminologia medica. Innanzitutto è bene chiarire che le “alterazioni ossidative del DNA” non sono qualcosa di insolito: avvengono ogni giorno, ogni momento in tutti gli organismi semplicemente in virtù del fatto che siamo vivi.Per questo Di Grazia spiega innanzitutto che le alterazioni riscontrate «non sono alterazioni legate solo alle vaccinazioni o legate ad esse in maniera inaspettata o specifica ma a tutta una serie di attività di vario tipo, anche quotidiane». In buona sostanza non sono solo i vaccini a provocarle ma è lo “stile di vita” particolarmente stressante dei militari in missione.

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Ma allora perché Catalano (e la Commissione parlamentare) parlano della necessità di esami pre-vaccinali? Perché Signum ha riscontrato che ai militari venivano somministrate le vaccinazioni senza che venisse condotta un’anamnesi vaccinale (ovvero verificare o meno se i soggetti erano già stati precedentemente vaccinati) o medica (ovvero per valutare se il soggetto da vaccinare aveva già contratto la malattia). Questo tipo di analisi pre-vaccinali è completamente diverso da quelle che diversi free-vax chiedono vengano eseguite sui figli e che dovrebbero scoprire eventuali predisposizioni a reazioni avverse.

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C’è inoltre da rilevare che mentre è possibile che di un soggetto adulto non si sappia la storia vaccinale di un bambino di pochi mesi questa è assolutamente certa quindi anche il genere di esami pre-vaccinali richieste per i militari non avrebbe senso per i neonati o i bambini in età pediatrica.

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Fonte: Rapporto Signum

Per concludere quindi non solo lo studio SIGNUM non dice che i metalli pesanti contenuti nei vaccini causano alterazioni ossidative del DNA; queste alterazioni ossidative sono una reazione perfettamente normale e sono state riscontrate solo in una piccola percentuale dei partecipanti allo studio; infine le reazioni ossidative del DNA non costituiscono da sole un fattore di rischio per la salute. Vale a dire che non bastano da sole ad aumentare il rischio di sviluppare un tumore. Il rapporto SIGNUM conclude infatti che «gli incrementi osservati per entrambi i marcatori [le alterazioni ossidative e l’instabilità genetica NdR] rientrano pienamente nei valori fisiologici per la popolazione generale», vale a dire che i militari non sono sottoposti a un numero di rischi maggiori rispetto a chi non lavora e vive nel cosiddetto teatro operativo.