Politica

Quirinale, diamo i numeri

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Il totoquirinale è iniziato. Con l’addio di Giorgio Napolitano, programmato per metà gennaio, comincerà la corsa allo scranno più alto della Repubblica. E già oggi si possono cominciare a fare un paio di calcoli, partendo dall’elezione dell’aprile 2013 che portò al bis di Re Giorgio. Il Corriere della Sera spiega che rispetto a quel giorno il Partito Democratico è elettoralmente più forte: ha guadagnato delegati con i successi alle regionali, ha attirato parlamentari tra le truppe mentre il centrodestra è ancora diviso. La situazione del 2013 era questa:

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La maggioranza che ha eletto Napolitano (Corriere della Sera, 17 dicembre 2014)

E questa invece è la soluzione attuale. Dal quarto scrutinio, quando servirà la maggioranza assoluta, al Pd basteranno altri 59 voti per eleggere il capo dello Stato. Al netto delle dichiarazioni sul massimo consenso, può trovarli in un solo forno: bussando alla porta degli alleati di maggioranza, di FI o del M5S. Certo, stando attento alle insidie interne: i dissidenti non mancano, nel Pd come in Forza Italia.
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La maggioranza possibile (Corriere della Sera, 17 dicembre 2014)