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Quando il PD non voleva abolire l'IMU

Per tutto il 2013 il Partito Democratico lo aveva ripetuto fino allo sfinimento al suo presidente del Consiglio Enrico Letta in quel momento al governo con Silvio Berlusconi: l’IMU che il premier si era impegnato a togliere in cambio del sì del Cavaliere al suo governo doveva restare lì. Perché era una tassa giusta, perché il suo addio avrebbe favorito i ricchi, perché non c’era altro da fare per preservare l’integrità dei conti pubblici.
 
QUANDO IL PD NON VOLEVA ABOLIRE L’IMU
Lo stesso presidente Enrico Letta, quando era soltanto vicesegretario del Partito democratico, aveva criticato duramente la proposta dell’ex premier in una intervista a La Stampa riportata dalle agenzie di stampa il 4 febbraio. L’aveva definita “non credibile, perché basata su premesse che non tengono conto della verità e perché non si poggia sulla possibilità di realizzarla dal punto di vista della solidità politica”. Una promessa “irrealizzabile”, aveva proseguito, perché “l’eventuale operazione da definire con la Svizzera non è un una tantum, non un bancomat”. E aveva concluso in modo ancora più pragmatico: ”Togliere completamente l’Imu, in questa fase, è sbagliato“. Antonio Misiani, Deputato Pd e membro della commissione bilancio, ne aveva fatto una questione di puntiglio:

L’eventuale abolizione dell’Imu sull’abitazione principale comporterebbe perciò un forte beneficio per il 20% dei contribuenti più “ricchi”, che beneficerebbero nel 2013 di uno sgravio – tra restituzione di quanto versato nel 2012 e abolizione dell’imposta dall’anno in corso – pari a 3,572 miliardi €. Il beneficio sarebbe invece minimo per il 20% dei contribuenti più “poveri”, che pagherebbero 406 milioni € in meno.Una cifra 8,8 volte inferiore allo sgravio garantito ai più “ricchi”.
Una revisione dell’Imu è certamente necessaria. Occorre, in particolare, alleggerire il carico sulle abitazioni principali di valore medio e medio-basso (il Partito Democratico propone di innalzare la detrazione a 500 euro) rendendo l’imposta più equa. Altra cosa è invece l’abolizione totale dell’Imu sulle prime case. Le ingenti risorse necessarie per esentare le abitazioni principali di valore più elevato potrebbero infatti essere meglio finalizzate utilizzandole per ridurre il carico fiscale sui redditi da lavoro e da impresa.

Anche Thomas Casadei, consigliere regionale in Emilia Romagna, diceva che l’abolizione totale era una porcata. Uno dei più divertenti, anche se si tratta di un giornalista – il renziano Giovanni Valentini – è il confronto di tweet dall’epoca e oggi. Così ad esempio vediamo (grazie a @demofiliaco) che Valentini nel 2013 la pensava così:
pd abolizione imu 1
E che oggi invece la pensa così:
pd abolizione imu 2
ALLARMI SIAM ABOLIZIONISTI! TERROR DEI COMUNISTI
Tra l’altro quell'”e poi dicono che non fa niente” suona particolarmente comico: della legge annunciata da Renzi finora non c’è traccia, e ovviamente nemmeno delle coperture. Ma il tifo obnubila, e forse andando ancora più indietro si può trovare anche qualche tweet di Valentini contro l’annuncite di Berlusconi. E sempre a proposito di giornalisti renziani, che dire di Vittorio Zucconi, prudentemente in silenzio ultimamente sugli annunci del premier?

Anche Giampaolo Galli, parlamentare PD, aveva le idee chiare:


Anche Stefano Fassina diceva che l’idea di abolire l’IMU era “da destra fascista”, ma è probabile che non abbia cambiato posizione visto che nel frattempo ha cambiato partito. E Matteo Renzi? Anche lui all’epoca aveva le idee molto chiare: abolire l’IMU era soltanto un favore a Berlusconi, nel 2013.
pd imu
E poi c’è da ricordare anche Francesco Nicodemo, oggi nello staff di Palazzo Chigi e compagno di Pina Picierno. Anche per lui l’IMU all’epoca non era così male (ne parla Chiara Geloni su Twitter):
NICODEMO
In ultimo, c’è da segnalare che anche Grillo era per l’abolizione dell’IMU sulla prima casa all’epoca. E ora che l’ha proposto Renzi, che farà?

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