Cultura e scienze

Quali sono i sintomi dell’infezione da Coronavirus

I primi sintomi sono febbre, tosse, dolori muscolari e difficoltà respiratorie, mentre è più raro il disturbo intestinale con diarrea. Nei casi più gravi compare la polmonite e l’insufficienza respiratoria mentre il virus può arrivare ai reni e causare l’insufficienza renale

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I sintomi del Coronavirus sono molto simili a quello delle influenze e per questo si creano molti falsi allarmi – come sembrerebbe essere quello di Chieti – prima delle analisi di laboratorio che consentono di arrivare a una diagnosi. Il test del tampone faringeo è utilizzato per la diagnosi. I primi sintomi sono febbre, tosse, dolori muscolari e difficoltà respiratorie, mentre è più raro il disturbo intestinale con diarrea. Nei casi più gravi compare la polmonite e l’insufficienza respiratoria mentre il virus può arrivare ai reni e causare l’insufficienza renale.

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Coronavirus: i sintomi (La Repubblica, 26 gennaio 2020)

Ad oggi non esiste un trattamento specifico ma alcuni pazienti sono stati trattati con successo attraverso farmaci antivirali comunemente usati contro l’HIV e l’Ebola. L’OMS però ha messo in guardia contro gli annunci facili sostenendo che la “cura cinese” non è ancora stata sperimentata con successo. Spiega oggi il Corriere della Sera che quando la malattia provoca polmoniti virali particolarmente gravi si può prendere in considerazione l’uso dell’Ecmo, l’ossigenazione extracorporea, una tecnica di rianimazione che supporta le funzioni vitali attraverso l’ossigenazione del sangue (in Italia esistono 14 strutture ospedaliere che dispongono di questi dispositivi).

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Coronavirus 2019-nCov: i sintomi e il contagio (Il Messaggero, 31 gennaio 2020)

 

E il periodo di incubazione?

Il tempo che intercorre tra l’esposizione al coronavirus 2019-nCoV e il manifestarsi dei sintomi della malattia è stimato tra i 2 e i 14 giorni (con una media di 5,5), più lungo di una normale influenza (1-3 giorni). Questo significa che può essere difficile identificare e isolare i pazienti che hanno già contratto il virus ma che ancora non mostrano sintomi. La maggior parte delle persone colpite dal coronavirus guarisce.

I pazienti vengono dimessi quando i sintomi spariscono, la temperatura rientra in un range normale per almeno tre giorni e i test sono negativi per almeno due volte a distanza di 24 ore. È però prematuro parlare di immunità persistente, cioè la sicura impossibilità di episodi di malattia successivi al primo. In genere dopo un’infezione da virus vengono prodotti anticorpi con effetto protettivo. Tuttavia gli anticorpi potrebbero non durare così a lungo e i guariti potrebbero essere ancora a rischio di infezione. Sussiste poi l’incognita di possibili mutazioni.

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