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Qatargate, il Pd sospende l'eurodeputato Andrea Cozzolino

Asia Buconi|

andrea cozzolino

Non si placa lo scandalo “Qatargate”: è di poco fa la notizia che l’eurodeputato dem Andrea Cozzolino è stato cautelativamente sospeso dall’albo degli iscritti del Pd e da tutti gli organismi del partito di cui dovesse eventualmente prendere parte. La decisione è stata presa dai componenti della commissione nazionale del Partito Democratico, che si è riunita in via telematica.

La difesa dell’eurodeputato del Pd Cozzolino: “Profondamente indignato, sono estraneo alle indagini”

Il nome dell’europarlamentare dei Socialisti e Democratici Andrea Cozzolino è stato fatto ieri dall’assistente (arrestato) Francesco Giorgi, il compagno dell’ex vicepresidente dell’Eurocamera Eva Kaili. Giorgi ha accusato Cozzolino di aver preso i soldi dall’Emirato attraverso la figura di Antonio Panzeri, anche lui membro dell’Eurocamera e finito in manette. Proprio ieri, Cozzolino aveva diffuso un comunicato che, nel respingere ogni accusa, recitava:

Sono profondamente indignato per le vicende giudiziarie che apprendo dalla stampa e che minano fortemente la credibilità delle istituzioni europee. Personalmente sono del tutto estraneo alle indagini: non sono indagato, non sono stato interrogato, non ho subito perquisizioni né, tantomeno, sono stati apposti sigilli al mio ufficio. Sono pronto a tutelare la mia storia e la mia onorabilità in ogni sede.

Ma, nonostante la difesa dell’eurodeputato Cozzolino, il Pd ha comunque deciso di sospenderlo cautelativamente e ha dichiarato in una nota: “Il provvedimento, immediatamente operativo, sarà valido fino alla chiusura delle indagini in corso da parte della Magistratura relative allo scandalo Qatargate”.

Il sospetto su Cozzolino, che invitava a riconsiderare la posizione del Qatar

In ogni caso, il dubbio che Cozzolino possa essere coinvolto nello scandalo nasce da un invito mosso dall’eurodeputato dem all’interno di una risoluzione dello scorso 24 novembre sul Qatar. Nello specifico, Cozzolino sollecitava un ripensamento sulla condizione dei diritti umani nel Paese del Vicino Oriente e, come riporta il Corriere della Sera, dichiarava che “sarebbe sbagliato da parte del Parlamento Ue accusare un Paese senza avere prove delle autorità giudiziarie competenti”.