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Cosa manca nel programma del centrodestra, e perché proprio le coperture?

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Manuale del buon candidato Programma centrodestra

C’è la flat tax (non quella salviniana e neanche quella berlusconiana). Ci sono l’aumento delle pensioni minime, il taglio del cuneo fiscale, il sostegno alla natalità, l’estensione delle prestazioni mediche coperte da ticket e la riduzione dell’IVA sui beni di prima necessità. Cosa manca? La spiegazione di come tutto ciò possa diventare realtà e le coperture per queste misure che – a spanne – avranno un costo di decine e decine di miliardi di euro. Il programma del centrodestra, quello ufficializzato nella giornata di ieri, sembra essere una sorta di letterina a Babbo Natale. Senza tenere conto di quanto costerà tutto questo sacco pieno di giochi da dare in pasto agli elettori.

Programma centrodestra pieno di promesse, ma non di coperture

Quindici punti in cui il programma centrodestra ha provato a sintetizzare la propria missione una volta vinte le elezioni del prossimo 25 settembre. Promesse elettorali che hanno un costo spropositato e che non possono essere compatibili neanche con la possibile cancellazione (anche se Berlusconi, nei giorni scorsi, ha parlato di rimodulazione) del reddito di cittadinanza. Ma Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia dove pensano di trovare i fondi per coprire tutto ciò che hanno scritto in quel documento? Questo è un mistero e probabilmente resterà tale, come spiega Paolo Russo sul quotidiano La Stampa.

Quali siano i costi di un’operazione così vasta, il programma dei patrioti non lo dice. Ma sicuramente a fare la somma si potrebbero superare i 100 miliardi di euro che nemmeno il più spregiudicato dei condoni potrebbe compensare. Lasciando così immaginare che al momento di passare dalle parole ai fatti si andrà poi a sfogliare la margherita per decidere a chi dare e a chi no.

Prendiamo come esempio l’unica riga in cui si parla apertamente della tassa piatta, ovvero quell’aliquota unica che già nella dinamica annunciata nel documento non sarà unica:

“Estensione della flat tax per le partite IVA fino a 100.000 euro di fatturato, flat tax su incremento di reddito rispetto alle annualità precedenti, con la prospettiva di ulteriore ampliamento per famiglie e imprese”.

Insomma, sembra più essere una promessa che risponde al coro: votateci e poi vedremo cosa riusciremo a fare. Perché la sola ipotesi di optare per la versione salviniana della flat tax (quella al 15%, irrealizzabile), come abbiamo spiegato nei giorni scorsi, ha un costo tra i 50 e gli 80 miliardi di euro. E quella Berlusconiana (al 23%, che per dinamica non aiuterebbe le classi sociali meno abbienti) ha costi simili. E un discorso analogo può essere fatto anche per l’aumento delle pensioni minime che nel programma centrodestra viene solo accennato senza fornire alcun dettaglio.

“Innalzamento delle pensioni minime, sociali e di invalidità”.

Innalzamento di quanto? A mille euro anche per chi non ha mai potuto versare contribuiti come annunciato da Silvio Berlusconi? Un aumento che, come spiegato dagli economisti Boeri e Perotti avrebbe un peso annuo sulle casse dello Stato di circa 33 miliardi di euro. Ma, anche in questo caso, nessun dettaglio viene fornito sulle coperture.

E chi paga?

Questi sono solamente due aspetti (quelli cavalcati maggiormente da Salvini e Berlusconi) del programma centrodestra. Ma le 17 pagine che annunciano i 15 punti programmatici non forniscono dettagli. Insomma, manca un lavoro di ragioneria per identificare i costi di questa macro-operazione che contiene solamente spese e nessun taglio. Perché, come spiega Marco Zatterin su La Stampa:

“I quindici punti del programma tracciano una lunga teoria di spese, costi, esborsi generosi e minori entrate. Iniziative necessarie e anche giuste, nella maggior parte dei casi. Ma declinate come se non ci fosse un domani, come se il denaro si creasse da solo e non avessimo già il terzo peggior debito del pianeta. Tanto che nei 17 fogli del patto con gli elettori non appare il termine lotta all’evasione e nemmeno l’idea della frode fiscale. Tagli quasi zero.”

Quindici paragrafi che, dunque, sono economicamente insostenibili.

(foto IPP /Silvia Loré)