La macchina del funky

Perché Prodi è tanto arrabbiato con Renzi

romano prodi matteo renzi

Romano Prodi è leggermente arrabbiato con Matteo Renzi. Il professore, che non è per nulla vendicativo (ahahahah), si è alterato per l’intervista data dal segretario del Partito Democratico al Quotidiano Nazionale ma, ci racconta oggi Fabio Martini in un retroscena firmato per La Stampa, dietro sembra esserci qualcosa in più.

Lui finora ha ascoltato, si è limitato a dare suggerimenti e aveva deciso di soprassedere davanti alle inesattezze contenute in tanti articoli. Ma ieri mattina, oltre ad uno dei tanti “retroscena” che attribuivano al leader del Pd una rinnovata vocazione alla rottamazione, il Professore è rimasto infastidito dalla lettura del voto data da Renzi in un colloquio con il direttore del “Quotidiano Nazionale” Andrea Cangini, nella quale si sosteneva che «i migliori amici del Berlusca sono i suoi nemici, che invocano coalizioni più larghe…».
In altre parole Renzi spiegava il netto, generalizzato calo del Pd con la strategia unitaria invocata da Prodi, una lettura che al Professore è apparsa una paradossale “chiamata”, un rovesciamento della realtà, una provocazione difficile da lasciar correre soprattutto da parte di chi sta provando a trovare un minimo comun denominatore in uno schieramento che, come dice Prodi, «è paralizzato dai veti».
Dunque, è stata una forte irritazione ad ispirare la nota del Professore con la metafora della tenda che si allontana dal Pd. «Io – dice Prodi – mi limito ad osservare che, in assenza di divergenze strategiche, nel centrosinistra se si continua sulle divisioni personali, si rischia lo stallo totale. Io non faccio il tifo per nessuna delle parti in gioco».

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E quel qualcosa in più ha del clamoroso. Si racconta infatti di un incontro tra Renzi, Prodi e Parisi a metà giugno si erano incontrati per prospettare la possibilità che fosse Enrico Letta il candidato premier del Partito Democratico alle prossime elezioni:

Ecco perché nel loro incontro riservatissimo di metà giugno all’hotel Santa Chiara Matteo Renzi, Romano Prodi e Arturo Parisi avevano cercato una possibile intesa sul futuro. E avevano esplorato una strada, che finora è rimasta inedita. Prodi, ma a sorpresa anche Renzi, avevano convenuto sul fatto che il leader del Pd al momento resta un elemento divisivo: con lui candidato a palazzo Chigi le due aree del centrosinistra sono destinate a guerreggiarsi.
Partendo da questa premessa Prodi aveva sostenuto – ma l’altro aveva annuito – che la cosa migliore è che Renzi si dedichi a potenziare e irrobustire il partito, mentre come candidato per palazzo Chigi si dovrebbe trovare un candidato che metta d’accordo tutte le aree del centro-sinistra. Per esempio Enrico Letta. Renzi non ha opposto, sul momento, resistenze a questa via d’uscita.

Il retroscena avrebbe davvero del clamoroso: che Renzi rinunci a fare il candidato premier del PD alle prossime elezioni sembra davvero fantapolitica. Eppure…

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