Politica

Il portieregate nelle firme false del MoVimento 5 Stelle

firme false 5 stelle portinaio

Nel servizio andato in onda ieri sulle firme false del MoVimento 5 Stelle a Palermo nel 2012 si è parlato del portieregate, ovvero del portinaio che lavora nel palazzo dove vivono Loredana Lupo e Riccardo Ricciardi, rispettivamente onorevole M5S e suo marito oltre che candidato alle comunarie a Palermo. Loredana Lupo è tra i grillini che hanno querelato le Iene e Vincenzo Pintagro, mentre Ricciardi era comparso in un servizio nel quale ammetteva di averle consegnate in Comune ma negava qualsiasi coinvolgimento.
loredana lupo riccardo ricciardi
Filippo Roma verifica che le firme della Lupo e di Ricciardi siano vere, ma poi si accorge che Paolo Di Blasi e Giuseppa Rizzo, rispettivamente portiere e moglie del portiere della casa dove abitano Lupo e Ricciardi. Il primo problema è che il portiere e sua moglie hanno firmato a casa; poi si scopre che a una prima verifica la firma pare false.
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Il confronto non mente: anche quelle della moglie e della figlia sembrano falsificate. Quindi sullo stesso modulo ci sono due firme autentiche (Lupo e Ricciardi) e le altre sono false.
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Un’esperta grafologa consulente del tribunale di Milano dice che la stessa mano ha apposto tutte le firme; dovrebbe essere la mano di Ricciardi, secondo l’esperta. Riccardo Ricciardi e l’onorevole Lupo non risultano in ogni caso indagati dalla procura di Palermo in relazione alle firme false.

Anche se l’ANSA ha scritto ieri che gli indagati allo stato sarebbero almeno dieci. Ma l’elenco potrebbe allungarsi visto che la norma non punisce soltanto gli autori materiali delle falsificazioni, ma anche chi utilizza, consapevolmente, le sottoscrizioni non autentiche. Una formula che consentirebbe, in presenza di testimonianze a riscontro, di allargare l’indagine ai candidati alle elezioni a conoscenza dei falsi. In Procura dovrebbero presentarsi intanto i parlamentari nazionali Riccardo Nuti e Claudia Mannino, indicata come una delle attiviste che ricopiarono le firme, inutilizzabili per un errore formale, il parlamentare regionale Giorgio Ciaccio, il cancelliere del Tribunale incaricato di certificare l’ autenticità delle sottoscrizioni depositate, l’attivista Samantha Busalacchi, altra accusata del falso materiale, e una serie di esponenti coinvolti nella vicenda. Nelle scorse settimane sono stati interrogati Claudia La Rocca, deputata siciliana rea confessa e altri due grillini che starebbero collaborando con i pubblici ministeri. Le loro posizioni, inizialmente sono stati sentiti come persone informate sui fatti, si sono complicate mano a mano che sono emersi elementi auto indizianti. Domani in Procura sarà depositata la corposa informativa della Digos, delegata a svolgere l’indagine, che ha sentito oltre 400 persone chiamate a riconoscere le firme depositate. In centinaia hanno messo a verbale di non ritenere autentiche le sottoscrizioni visionate. E in alcuni casi avrebbero anche sostenuto di non avere mai firmato per le liste alle comunali, ma di avere aderito e sottoscritto altre consultazioni, come quella sul referendum per l’acqua pubblica. Al momento, mentre i vertici nazionali attendono le mosse della Procura e l’invio degli inviti a comparire per prendere una decisione, solo la La Rocca e Giorgio Ciaccio hanno fatto un passo indietro autosospendendosi, mentre i deputati nazionali coinvolti hanno attaccato querelando uno dei loro accusatori, l’attivista Vincenzo Pintagro.

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