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Perché il Vaticano non ringrazia Virginia Raggi

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«Il mio testo credo che sia molto chiaro». Così ha risposto monsignor Rino Fisichella a un giornalista il quale osservava che il presule, leggendo un testo in cui ringraziava varie autorità italiane per la collaborazione nel Giubileo, non avesse menzionato il sindaco di Roma, Virginia Raggi. “Un grazie sincero – aveva detto mons. Fisichella in conferenza stampa – va al Ministro dell’Interno che in quanto responsabile della sicurezza del Paese ha offerto un volto sereno e sicuro di Roma. In questo senso – aveva commentato il presidente del Pontificio consiglio per la nuova evangelizzazione – vi è stata una collaborazione vincente tra l’Italia e la Santa Sede che attraverso la Segreteria Tecnica, presieduta dal Prefetto di Roma, ha potuto garantire un corretto svolgimento di tutte le iniziative giubilari, soprattutto per i grandi eventi che hanno visto un notevole flusso di pellegrini. Le normali difficoltà per una veduta diversa delle problematiche non sono mancate, ma la collaborazione fattiva ha permesso di giungere sempre a una soluzione condivisa per la sicurezza dei cittadini, dei pellegrini e dei turisti. Un sincero ringraziamento – aveva concluso – va anche alla Regione Lazio per avere approntato un servizio di sanità e pronto soccorso all’altezza dell’evento non solo negli ospedali ma anche durante ogni evento giubilare”.
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E monsignor Fisichella non ringrazia Virginia Raggi (e i suoi predecessori)

Insomma, come mai il monsignore ce l’ha con la sindaca? Nell’intervista rilasciata stamattina a Orazio La Rocca di Repubblica Roma il monsignore aveva stigmatizzato i ««Limiti strutturali ed organizzativi, ma non vorrei dire di più. Del resto per tutto l’Anno Santo bastava andare intorno al Vaticano, a Borgo, in via dei Corridori per constatarne le precarietà in materia di pulizia e manutenzione. È mancata, inoltre, una dimensione culturale all’altezza degli eventi giubilari. Non sono state organizzati mostre ed eventi artistici. I pellegrini hanno visto i grandi limiti strutturali di Roma». Importante è segnalare anche che non ci siano stati ringraziamenti nemmeno per il prefetto Tronca o per l’ex sindaco Ignazio Marino. Non c’è poi da dimenticare che qualche problemino i grillino con il Vaticano l’hanno avuto. Due giornali romani hanno raccontato, mai smentiti, dell’allora capostaff Mazzillo il quale, nell’annunciare l’assenza della sindaca a un incontro con monsignor Galantino per la giornata della gioventù fece sapere al cerimoniale del Comune che Raggi doveva andare «quando c’è un pari grado», cioè nel caso del Vaticano «il Papa». Secondo la tesi, senza Santo Padre la sindaca poteva delegare un assessore, «pari grado» di un cardinale o di un vescovo. Di recente, poi, Grillo ha contribuito a riappacificare il clima dopo la sua gaffe sui Musei Vaticani di proprietà del comune ricordando che era necessario trovare una soluzione riguardo il pagamento dell’IMU per gli esercizi della chiesa che svolgono attività commerciale.
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D’altro canto quello dell’IMU è un tema sul quale Virginia Raggi ha insistito a lungo in campagna elettorale, ricordando l’impegno anche al Papa, a inizio luglio, durante la prima visita della sindaca in Vaticano. La stima degli incassi è sostanziosa, contenuta anche all’interno del libro scritto dal vicesindaco Daniele Frongia, “E io pago”. In quel saggio (che calcolava in un miliardo di euro i risparmi a cui può arrivare il Campidoglio), dal pagamento dell’Imu derivante dalle strutture ecclesiastiche che fanno attività commerciali arriverebbero nelle disastrate casse comunali ben 400 milioni di euro». Una valutazione che prende in considerazione sia le mancate entrate dovute a esenzioni varie (per quasi 250 milioni di euro), sia le spese sostenute, per esempio, per i grandi eventi legati alla presenza della Chiesa cattolica sul territorio. Daniele Frongia spiegò all’epoca al Messaggero in che modo è arrivato ai conti: «Sono i costi a carico dal Comune di Roma per beni e i servizi offerti al Vaticano divisi fra esenzioni Imu, Tari e Tasi, servizi appaltati in convenzione a organizzazioni cattoliche, cambi di destinazione d’uso, contributi per l’edilizia di culto (oneri di urbanizzazione secondaria), spese straordinarie in occasione di importanti eventi cattolici, edifici concessi a condizioni di favore a enti e associazioni cattoliche,consumi energetici della Città del Vaticano, sconti per l’accesso a zone a traffico limitato e altri contributi erogati dal Comune».
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L’Osservatore Romano contro Virginia Raggi

Ovviamente tutti si attendono che dopo le promesse della campagna elettorale il vicesindaco Frongia recuperi il miliardo di sprechi e recuperi soprattutto quanto riguarda il Vaticano. Una promessa è una promessa. In più c’è da ricordare che all’inizio di settembre l’Osservatore Romano ha mandato in stampa un pezzo che si lamentava ufficialmente del maltempo, parlando a suocera affinché suora intendesse: «Nella capitale, a riprova dello stato di abbandono in cui per certi aspetti versa la città, pochi minuti di pioggia sono bastati per provocare la caduta di numerosi alberi, danneggiando alcune automobili e mettendo a serio rischio l’incolumità dei cittadini». Il giorno dopo il Vaticano smentì che quelle parole fossero rivolte alla sindaca o che fossero la risposta a quell’assenza al convegno dell’Azione Cattolico. Per una coincidenza, il giorno prima dello scoppio della polemica le agenzie di stampa battevano poco prima delle 14 questo scarno comunicato:

Il prossimo 17 settembre la sindaca di Roma Virginia Raggi celebrerà in Campidoglio la prima unione civile gay della Capitale, ai sensi della legge Cirinnà. La notizia è emersa durante una seduta della commissione capitolina Bilancio.

“Si sarà dimenticato, non ho idea perché non abbia ringraziato il Comune. Spero sia una dimenticanza…avremo occasione di chiarire”, dice intanto il capogruppo del M5S in Campidoglio Paolo Ferrara, interpellato in merito ai mancati ringraziamenti al Campidoglio. Illuso. La Chiesa non dimentica mai nulla.