Economia

Perché Varoufakis non si è per niente arreso

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«Non avremo problemi di liquidità con il settore pubblico. Ma avremo problemi nel ripagare le rate a Fmi ora e alla Bce in luglio»: lo ha detto oggi Yanis Varoufakis in un’intervista  ad Alpha Radio ripresa dal sito di Kathimerini, tornando su un tema cardine della strategia di Syriza rispetto alla trattativa con l’Unione Europea: la Grecia sarà in grado di tornare sui mercati per finanziarsi solo dopo che avrà ottenuto una ristrutturazione del debito, investimenti e un sostenuto surplus primario di bilancio.  «Per essere in grado di tornare a finanziarsi sui mercati – ha spiegato il ministro – occorre che siano rispettati tre criteri: un avanzo primario, la ristrutturazione del debito e gli investimenti. Parlo – precisa in riferimento alla ristrutturazione del debito – di uno swap sul debito che ne ridurrà significativamente l’entità».
 
PERCHÉ VAROUFAKIS NON SI È PER NIENTE ARRESO
E nel corso di un’intervista a CNBC Varoufakis è stato ancora più chiaro: «Il piano di riforme che abbiamo presentato non rappresenta un’inversione a U da parte del governo nei confronti dell’Unione Europea». E ancora: «Noi non siamo stati eletti per scontrarci con i nostri partner, ma per rinegoziare un accordo. Cos’è un negoziato? È il tentativo di trovare un compromesso e il fatto che abbiamo trovato un compromesso non è un’inversione a U. La lista è sufficientemente ampia da essere un valido punto di partenza per una positiva conclusione della revisione».  E ancora: «Anche se governiamo come  sinistra radicale, ci siamo presentati alla trattativa con la mentalità di avvocati di diritto fallimentare della City di Londra, che dicono semplicemente che, se c’è un problema con il debito, va ristrutturato. Proporremo una serie di swap per massimizzare il valore attuale per i nostri creditori e rendere possibile al tempo stesso il rimborso dei debiti da parte nostra». Varoufakis ha indicato, quanto al ritorno della Grecia sui mercati finanziari, che tutto dipende dal risolvere un sistema di tre equazioni e tre incognite, vale a dire «il livello di indebitamento, gli investimenti e il surplus primario di bilancio. Non ho alcun dubbio che l’Europa alla fine riuscirà a risolvere questo sistema di equazioni e incognite».

Nell’intervista rilasciata a Charlie Hebdo, poi, Varoufakis è tornato sull’austerity e sulla troika: «L’Europa prescrive l’austerità come i medici prescivono i salassi», ha detto al settimanale satirico: «Penso che abbiamo ucciso la troika nella sua forma di squadra di tecnocrati arrivati ad Atene come un’élite coloniale per imporre condizioni inapplicabili». La battuta «You just killed Trojka» gli fu sussurrata da Jeroen Dijsseelbloem al di fuori dai microfoni dopo un’intervista. «Ora – ha aggiunto Varoufakis – il compito che abbiamo davanti è quello di cacciarne lo spirito, far scomparire la sua mentalità, porre fine alla sua stretta non solo sulla Grecia ma sull’Europa. Syriza è il futuro dell’Europa». Poi è tornato ad agitare lo spettro di Alba Dorata: «Se pensate che sia nel vostro interesse abbattere i governi progressisti come il nostro, solo pochi giorni dopo la nostra elezione, dopo dovrete temere il peggio».
 
COMPROMESSO NON È RESA
D’altro canto appare piuttosto curioso far apparire come resa quella della Grecia all’Eurogruppo, e conciliarla con le reazioni di Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea all’ok arrivato dall’Europa.  “La nostra prima impressione – ha scritto Draghi in una mail inviata al presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem – è che il documento copra un ampio spettro di riforme ed in questo senso è sufficientemente completo per essere un punto di partenza valido”. Ma, ha spiegato Draghi, «Gli impegni messi nero su bianco dalle autorità greche differiscono tuttavia da quelli già assunti del programma in un certo numeri di punti. Dovremo valutare se le misure che non sono state accettate dalle autorità greche sono sostituite da misure di entità equivalente o migliore che permettano di raggiungere gli obiettivi del programma», ha detto, esortando Atene ad «agire rapidamente per stabilizzare la cultura del pagamento e astenersi da azioni unilaterali che vadano in senso contrario». E Christine Lagarde?  Il Fondo Monetario Internazionale ha fatto notare che nel piano di Tsipras «non ci sono chiari impegni né per mettere a punto e per implementare le riforme previste sul fronte delle pensioni e dell’Iva né per continuare ad adottare in modo inequivocabile le politiche su cui c’è stato già un accordo per liberalizzare certi settori, per riformare l’amministrazione pubblica, per privatizzare e per adottare riforme del mercato del lavoro». Una affermazione che cozza alquanto con chi vuole parlare di resa della Grecia all’Eurogruppo e di sogni di Syriza infranti dalla realtà.
 

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