Tecnologia

Perché pubblicare il QR code del Green Pass è pericoloso e non lo dovresti fare

Se la “moda” di pubblicare la foto della propria vaccinazione è stantia, ma innocua, quella di rendere pubblico sui social il proprio certificato vaccinale potrebbe avere dei risvolti molto seri

Green Pass obbligatorio ristoranti

La socialità (intesa come esistenza sulle piattaforme digitali) è bella, ma espone ad alcuni rischi se non ben canalizzata. Perché sui social si vive di “mode”. Se quella della pubblicazione delle fotografie prima, durante e dopo il vaccino è un qualcosa che non porta nessuna conseguenza, quella della condivisione degli screenshot del QR code del Green Pass potrebbe essere una pessima idea. Da alcuni giorni, da quando la certificazione verde è entrata effettivamente in vigore, in molti hanno deciso di rendere pubblico quel documento. Il Garante della Privacy spiega perché è una moda pericolosa.

Green Pass e la pericolosa “moda” di pubblicare il QR code sui social

Innanzitutto, occorre ribadirlo, il QR code del Green Pass deve essere esibito solamente alle forze dell’ordine e alle autorità incaricate di effettuare verifiche sullo stato vaccinale (e non solo) dei cittadini per viaggiare o accedere a luoghi ed eventi per cui occorre l’immunizzazione (o l’esito negativo di un tampone o la certificazione dell’infezione sanitaria). Per quale motivo è sbagliato condividere quegli screenshot sui social? La risposta a questa domanda la dà Guido Scorza, dell’autorità Garante per la Privacy.

Per sé perché si lascia in giro per il web una scia di propri dati personali per di più sanitari che chiunque potrebbe utilizzare per finalità malevole. Ad esempio per desumere che la persona ha patologie incompatibili con la vaccinazione o è contraria al vaccino. E di qui negare impieghi stagionali, tenere lontani da un certo luogo, insomma per varie forme di discriminazione. O anche per fare truffe mirate o per fare profilazione commerciale. Immaginiamo la possibilità che questi dati finiscano in un database venduto e vendibile. Ma anche questa prassi potrebbe facilitare la circolazione di QR-Code falsi che frustrerebbero l’obiettivo circolazione sicura perseguito con i green pass.

Insomma: è pericoloso per la persona e per la comunità. Il QR code, infatti, è una miniera di informazioni personale che dovrebbero essere accessibili solamente alle autorità competenti. Dai dati anagrafici allo stato vaccinale (dosi inoculate, prodotto utilizzato, date di immunizzazione, esito dei tamponi, superamento della malattia). E se tutto ciò venisse pubblicato sui social, la privacy sarebbe facilmente violabile. Eppure ci sono persone che ancora pubblicano, come “denunciato” da Simone Aliprandi.

Insomma, la gioia per aver ricevuto il Green Pass (e per essersi vaccinati) può essere condivisa sui social. Ma senza esporsi a inutili rischi e proteggendo la propria privacy.

(Foto IPP/Albano Venturini)