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Perché Giuseppe Marotta lascia la Juventus

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Una separazione consensuale nata dallo scontro con Andrea Agnelli. C’è questo alla base dell’addio alla poltrona di amministratore delegato della Juventus per Giuseppe Marotta dopo 14 trofei vinti tra cui sette scudetti. Marotta resterà responsabile dell’area tecnica dei bianconeri mentre per il suo posto si parla di Fabio Paratici, mentre il 25 ottobre l’assemblea della Juventus sarà chiamata ad accettare le sue dimissioni e a nominare un altro A.D..

Perché Giuseppe Marotta lascia la Juventus

Dietro la decisione, che arriva dopo il premio per il miglior dirigente sportivo d’Europa ricevuto dall’ex Sampdoria, ci sono i rapporti sempre più tesi con Andrea Agnelli; i punti di rottura sono stati le scelte sullo staff sanitario e le incomprensioni per il maxiinvestimento su Cristiano Ronaldo, che venne presentato in conferenza stampa proprio da Paratici. Lui ieri si è rifugiato dietro una serie di parole di circostanza: «Sono stati otto anni molto belli, coronati da tanti successi, non posso dimenticare questo periodo – ha detto ieri–. La Juventus sarà sempre nel mio cuore, così come le persone che la rappresentano». Marotta ha anche negato che ci sia un legame con l’elezione del presidente Figc in programma il 22 ottobre: «Smentisco categoricamente che io possa essere tra i candidati, in questo momento è un’esperienza che non mi tocca».

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Giuseppe Marotta al debutto come dirigente sportivo a Varese con Eugenio Fascetti (foto da: Wikipedia)

Dietro le parole di circostanza c’è un ricambio generazionale complessivo, con l’uscita anche dell’altro amministratore delegato, il 62enne Aldo Mazzia, che si occupava della parte finanziaria. Saranno promossi Fabio Paratici e Pavel Nedved mentre la Juventus cercherà di dotarsi una struttura di sviluppo che arriverà da qui al 2024, ovvero l’orizzonte ultimo dell’attuale struttura della Champions League, maggiore fonte dei ricavi sportivi dei club ma anche cruccio fondamentale dei bianconeri, capaci di arrivare in finale a più riprese ma non di vincere fino all’approdo di Cristiano Ronaldo. Come responsabile dell’area tecnica si fa il nome di Zinedine Zidane.

Marotta e gli attriti con Andrea Agnelli

Su Repubblica Emanuele Gamba riepiloga gli otto anni (con sette scudetti) di Giuseppe Marotta alla Juventus, scelto da Elkann anche se Andrea Agnelli era diventato da poco presidente dei bianconeri.

Inizialmente i rapporti tra presidente e dg (diventerà ad solamente in un secondo tempo) furono freddi, ma dopo un anno i due cominciarono a stimarsi, a trovare intesa, a riconoscere uno l’importanza dell’altro ed è così che è stata assemblata, pezzo dopo pezzo, la squadra più dominante nella storia del campionato italiano. Da qualche mese, invece, il feeling ha cominciato a slabbrarsi, le visioni sul futuro a differire.

giuseppe marotta andrea agnelli

Sono affiorati screzi (sulla gestione del settore medico, per esempio) che hanno scavato un fossato tra i due. Ieri, l’annuncio della separazione. Nei prossimi giorni, forse già domani, Marotta verrà anche dismesso dall’incarico di dg: si tratta di trovare una transazione economica, visto che come dirigente ha un contratto a tempo determinato.

Cristiano Ronaldo pietra dello scandalo

Le divergenze nella gestione del club hanno cominciato ad affiorare nello scorso inverno, quando Andrea Agnelli con Allegri aveva impostato una strategia di conquista internazionale con un salto di qualità clamoroso a livello di mercato mentre per Marotta il club avrebbe dovuto rimanere all’interno del suo solco di gestione, attenta ai conti e senza sforare il budget. Quando si è presentata l’occasione di acquisto di Cristiano Ronaldo, il presidente ha dato pieni poteri a Paratici per chiudere l’affare, e lì probabilmente Marotta ha capito che il suo tempo alla Juve si stava chiudendo.

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L’unica certezza è l’addio alla Juve proprio nell’anno dell’assalto più convinto alla Champions League: «Non voglio aggiungere altro. C’è emozione, ne riparleremo più avanti». Ma cosa farà da grande Marotta? Spiega la Gazzetta dello Sport:

Un dirigente di questa levatura non è pensabile che rimanga a lungo senza lusinghe. Nei mesi scorsi qualche solletico è già arrivato, ma lui ha preferito completare col sorriso la sua esperienza torinese. Del resto in questa splendida cavalcata si è ritagliato uno spazio speciale. I suoi modi garbati, il suo buonsenso hanno rapito le simpatie del popolo juventino. E il rispetto degli avversari.

Nei giorni scorsi si è parlato anche di una sua candidatura per la presidenza federale, ma è un’ipotesi tramontata subito. Marotta ha energie e capacità per mettere a disposizione il suo know­ how in un club di alto profilo. È presto per dire chi se lo assicurerà, ma l’elenco è ristretto. Facile che a farsi avanti sia proprio chi ha più risorse e ambizioni per contrastare la strada all’inarrestabile Juve.

Non sarà presidente federale anche perché dopo l’addio alla Juventus ci sarebbero molti pronti a pensare male. In molti però hanno disegnato la possibilità di una nuova avventura sportiva per lui. Che potrebbe partire da uno dei rivali della Juventus nella corsa scudetto: il Napoli.

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