Fact checking

Perché «Brunetta ha rotto il caXXo»?

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Da qualche tempo l’ex Ministro Renato Brunetta ha ingaggiato una furente battaglia con Libero, il quotidiano diretto da Vittorio Feltri e ora di proprietà dell’editore del Tempo Giampaolo Angelucci (vicino alle posizioni del “traditore” Denis Verdini e figlio di Antonio, deputato di Forza Italia) spiegando che il giornale avrebbe adottato nei suoi confronti un vero e proprio Metodo Boffo a causa dei numerosi articoli a suo dire diffamatori pubblicati da Libero nei suoi confronti.

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La foto pubblicata da Libero il 15 ottobre e criticata da Renato Brunetta (fonte: Libero del 15§/10/2016)

Renato Brunetta contro Libero (e Verdini)

L’ennesima goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata il titolo di un’immagine pubblicata in prima pagina da Libero il 15 ottobre dove Mathias Mainiero ricorda che Brunetta è un “precario universitario diventato professore senza concorso e andato in pensione all’età di 59 anni” che non vincerà mai il Nobel per l’Economia e che al massimo dovrà accontentarsi del “Nobel del Livore” per quello che è considerato un professionista della rissa continua. Ed in effetti era dai tempi gloriosi di Elio Vito o Daniele Capezzone (o al limite di Sandro Bondi) che Forza Italia non utilizzava mastini del calibro di Renato Brunetta (indimenticabile quella volta in cui definì i precari della Pubblica Amministrazione “l’Italia peggiore“) gente che attacca, sbaglia e quando chiede scusa lo fa attaccando chi ha offeso. Ed è questo che Libero contesta all’ex Ministro (rigirando il dito nella piaga della mancata nomina al dicastero dell’Economia) ricordando tutte le volte in cui il capogruppo dei deputati di Forza Italia non ha perso l’occasione per salire sul ring a menare fendenti rabbiosi a destra e a manca. Soprattutto a destra a quanto pare, perché secondo Libero Brunetta nuoce gravemente alla salute del centrodestra e del suo partito perché il suo continuo attaccare qualcuno rischia di lasciare isolata Forza Italia o, peggio, di convincere gli elettori che Matteo Renzi non è poi così tanto male oppure non rinunciando ad attaccare Dario Fo nel giorno della sua morte ricordando una battuta fatta dal Premio Nobel sulla sua statura morale. Lui, l’ex ministro dopo aver letto quell’articolo a tutta pagina dove gli vengono rinfacciate figuracce televisive e l’essere andato in pensione con 10 anni di contributi risponde mandando una letterina a Dagospia dove spiega che quello di Libero non è giornalismo e annuncia vendetta (tremenda vendetta) in Tribunale:

Siete giunti al punto, pur di colpire me, di contraddire ridicolmente voi stessi, attaccandomi con le parole di Dario Fo, da voi trattato come un mandante di assassinio nell’editoriale di Feltri, salvo trasformarlo in simpatico burlone quando colpisce me razzisticamente.
Liberi comunque di cambiare opinione su tutto, ma non è accettabile il dileggio, l’insulto a prescindere, la demonizzazione. L’accusa, per uno che è presidente di un gruppo parlamentare di opposizione, di fare opposizione dura in Parlamento. Non è accettabile il Metodo Boffo, di cui Feltri è inventore e, in passato, esecutore protagonista. Tutto ció mi ripugna. È un vero e proprio ricatto che cerca di condizionare la mia libertà politica. Non ci riuscirete.
Per me ogni vostro attacco è una medaglia, e a ogni vostro insulto la mia linea politica si farà sempre più determinata, vigorosa e limpida, contrariamente alla vostra.
Non posso in ogni caso accettare le falsità, sulla mia vita e sulla mia onesta carriera universitaria, che di volta in volta avete scritto in questi mesi. E pertanto ho dato mandato ai miei avvocati di querelare gli autori degli articoli diffamanti nei miei confronti, Francesco Specchia e Mattias Maniero. Ovviamente la querela sarà anche nei confronti dei direttori e dell’editore di Libero.
Scrivo queste poche righe con un grande sorriso, ma anche con grande pena nei confronti di chi – nel vostro, che è stato anche mio giornale – viene chiamato a svendere la propria professionalità e dignità giornalistica per fare il killer per interposta persona.
Un saluto, e ci vediamo in Tribunale. E in ogni occasione possibile in cui poter raccontare la verità e il degrado della vita politica italiana nella quale al leader mai eletto Renzi non bastano le televisioni, pubbliche e private, non bastato tutti i giornaloni, non bastano i giornalini. Ha anche bisogno di tappare la bocca ai suoi oppositori, incaricando, di volta in volta, i sicari di turno, meglio se voltagabbana. A che punto siamo arrivati.

Lapidaria la risposta di Vittorio Feltri (al quale Brunetta aveva già dato del fallito il mese scorso) che non rinuncia a bacchettare “il signorino capogruppo” di Forza Italia.

Caro Dago mi stupisco che tu pubblichi i deliri di Brunetta su di me, che non ho mai scritto una riga su di lui considerandolo indegno della mia attenzione. Il signorino capogruppo (gruppo si fa per dire trattandosi di quattro gatti, anzi cani) annuncia querela contro di me senza dire per quale motivo, visto che non mi sono mai occupato della sua trascurabile personcina.

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Per Brunetta Feltri è un voltagabbana

Oggi sulla questione torna Filippo Facci, che in un pezzo dal titolo “Brunetta hai rotto” chiede all’amico di smetterla “di rompere il cazzo” di essere borioso, incattivito e attaccabrighe. Facci lo chiede in nome della loro antica amicizia (quasi che Feltri lo abbia incaricato di fare da paciere) ma anche in nome dell’unità del centro destra e di Forza Italia, il partito dove l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio. E non è un caso che da qualche tempo Brunetta abbia scelto di sponsorizzare la nuova avventura editoriale di Maurizio Belpietro, come si evince anche dai tweet del gruppo di FI alla Camera
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Qualcuno ha pure invitato a boicottare Libero proprio a causa degli “attacchi” a Brunetta (ma quando Libero attacca e attaccava altri Brunetta non si è mai trovato in disaccordo, anzi). Ma a fermare il gioco al massacro è intervenuto Silvio Berlusconi che – riporta oggi il Giornale – avrebbe preso ufficialmente le distanze dall’iniziativa contro Libero promossa anche tramite l’account Twitter de Il Mattinale, il notiziario politico realizzato dal gruppo dei deputati di Forza Italia di cui Brunetta è capogruppo.
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Insomma, la voce del padrone dice a Brunetta e ai suoi di fermarsi e lo fa sul giornale di riferimento per Forza Italia, come a dire: Renato, fermati che stai rompendo davvero il cazzo.