Opinioni

Tre minuti di Porta a Porta con il ministro Patuanelli…poi ho spento

Ieri sera sono bastati tre minuti della trasmissione Porta a Porta per appagare la mia dose giornaliera di masochismo. All’inizio Bruno Vespa non si lascia sfuggire l’occasione per formulare espressioni irriguardose nei confronti degli “stati rigoristi” che si oppongono al progetto di Recovery Fund presentato dalla Commissione Europea (in questo caso specifico Olanda e Svezia):

“L’opposizione dell’Olanda e della Svezia significa che siamo sulla strada giusta, anche se loro cercheranno di bucarci le gomme durante il percorso. Infatti le borse, che erano esplose nel momento dell’annuncio, appena arrivati questi qua che hanno messo la zeppa sono rientrate”.

Insomma i soliti rompiscatole che si lamentano perché i soldi che provengono dalle tasse dei loro cittadini verranno, di fatto, trasferiti all’Italia, invece di ringraziarci ci mettono pure la zeppa tra le ruote. Quindi il conduttore chiede a Stefano Patuanelli (che una serie di coincidenze astrali irripetibili hanno portato a essere ministro dello sviluppo economico) se abbia un’idea di cosa dovremmo farci con i soldi che arriveranno dall’Europa. Patuanelli ci informa che il suo dicastero dovrà attrarre la maggior parte di queste risorse, poi come il Toninelli dei tempi migliori parte piano, si concentra e, infine, crolla clamorosamente al terzo round.

L’INIZIO TRABALLANTE. All’inizio il ministro sta per dire che dovremmo approfittare dei fondi per… ma poi si corregge subito:

“Mi dispiace usare la parola approfittare perché non è il momento in un dramma sanitario che ha causato molte morti di parlare di come approfittare di un sistema complicato per rafforzare i nostri sistemi produttivi”.

Ok, che cavolo voleva dire? Voleva esprimere il suo cordoglio per i morti? Volevi apparire umano e sensibile ma ha sbagliato la tempistica e la domanda? Trarre profitto da una linea di finanziamenti e sussidi non è un’espressione cinica e libbberista eh!

patuanelli a porta a porta

LA RIPRESA. Il ministro pare riprendersi e dice qualcosa di sensato individuando nell’alto numero di microimprese sotto capitalizzate e poco innovative una delle debolezze del nostro sistema economico. Miracolosamente riesce a discostarsi dalla vulgata tutta italiana per cui la nostra forza e il nostro vanto starebbero nella massiccia presenza di piccolissime realtà aziendali.

IL CROLLO. Purtroppo dura poco e immediatamente dopo affonda in modo misero:

“Dobbiamo garantire l’accorpamento delle imprese senza però rinunciare a quel valore alto del Made in Italy che è l’artigianato. Quindi l’artigianato può diventare industria ancor più di oggi ed essere il motore anche delle esportazioni”.

In pratica quel gran genio del nostro ministro crede che l’export italiano si fondi sull’artigianato. Evidentemente non ha mai letto un report sulle nostre esportazioni, né qualcuno glielo ha riassunto. Le nostre esportazioni, infatti, si basano principalmente sulla farmaceutica, sulla chimica, sui macchinari, sui veicoli e sulla meccanica/componentistica (altro che artigianato di ‘sto ca**o). Non solo, il nostro ministro vuole trasformare l’artigianato in industria che è una frase priva di senso che mi farà stare sveglio per i prossimi due giorni. Battute a parte, il problema è che negli anni a venire gli stati più avanzati del pianeta si troveranno a competere in settori ad alto valore aggiunto come le telecomunicazioni, le tecnologie digitali, la robotica, l’intelligenza artificiale, la farmaceutica, le bio tecnologie, i nuovi materiali, l’industria spaziale, il teletrasporto quantistico gravitazionale a curvatura (ok l’ultima l’ho inventata) e investiranno miliardi in ricerca e istruzione per primeggiare. E noi… noi vogliamo rafforzare l’artigianato.

Ancora non è certo l’ammontare dei finanziamenti e dei sussidi che avremo dalla Commissione Europea, ma vi prego: non lasciamo decidere a Patuanelli come spenderli.

P.S.: ho spento il televisore subito dopo e non so cosa altro abbia detto

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Elio Truzzolillo

Elio Truzzolillo, nato il 24/06/1972,laureato in Economia. Segue con passione la politica italiana e il mondo delle fake news.