Politica

Il patto a metà tra Lega e 5 Stelle

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Paolo Mieli sul Corriere della Sera riflette oggi sui ballottaggi e sulle indicazioni di voto che la Lega di Salvini e Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni hanno dato ai propri elettori, invitandoli a scegliere il MoVimento 5 Stelle invece che il Partito Democratico dove non sono schierati loro candidati. Una decisione che li mette in posizione di subalternità nei confronti del partito di Grillo, dal quale rischiano di essere mangiati. Anche perché, come nota Mieli, non c’è stata alcuna reciprocità nei 5 Stelle, nemmeno a Bologna dove una candidata leghista concorre con uno del PD:

Indirizzare i propri elettori a pronunciarsi per la Raggi e la Appendino nel mentre ci si prepara a combattere assieme la battaglia di ottobre per il No al referendum, è una scelta che condurrà inevitabilmente ad un rapporto sempre più stretto tra le due formazioni. Stretto sì, ancorché affetto da un vizio di subalternità. In un primo tempo tutti gli esponenti del carroccio negheranno ma presto saremo costretti a constatare la collocazione del movimento che fu di Umberto Bossi nella scia di quello guidato da Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio. E qui sta il punto: fino ad oggi non è nato nessun asse tra Lega e Cinque Stelle, perché un asse sarebbe tale solo se il loro fosse — pur sbilanciato in ragione della diversa consistenza elettorale — un rapporto tra pari. Come lo fu quello — anche allora squilibrato sotto il profilo delle quantità di voti — tra Berlusconi, e Umberto Bossi.
È invece accaduto che molti esponenti leghisti hanno riproposto le indicazioni di Salvini, ma nessun rappresentante grillino si è sentito in obbligo di restituire la cortesia. E sì che avrebbero avuto un’ottima occasione per farlo: ad esempio a Bologna in favore della leghista Lucia Borgonzoni sfidante di Virginio Merola. Ma se ne sono ben guardati. Di più: mentre il capo della Lega ammiccava dicendo di sapere che tra loro «localmente esiste un dialogo» (pur senza specificare dove), Di Maio ha tenuto a mettere in chiaro che le «iniziative di Salvini sono di Salvini», che i rapporti dei seguaci di Grillo con la Lega si sono limitati alle condoglianze per la morte di un europarlamentare del Carroccio, e che, per quel che riguarda la Borgonzoni, coloro che si ispirano a Grillo non faranno «endorsement per chi rappresenta partiti che hanno già avuto l’opportunità di governare».

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Così, nota Mieli, il MoVimento mantiene intatta l’immagine di formazione che corre da sola e non fa alleanze con nessuno. La Lega, invece, alla fine della legislatura probabilmente tornerà a stringere alleanze con Forza Italia perché servono i voti in occasione delle elezioni politiche. Ma, e questo è il punto centrale, forse potrebbe essere troppo tardi e chi ha scelto 5 Stelle a Milano o a Torino potrebbe tornare a farlo. Un po’ perché è meglio l’originale della copia, un po’ perché, spiega Mieli con una efficace metafora, i fiumi (di voti) non tornano verso le sorgenti ma vanno al mare

Può darsi (anzi è probabile, soprattutto se a Milano vincerà Parisi) che prima della fine della legislatura la Lega decida di tornare sui propri passi e, in vista di qualche futuro appuntamento elettorale, accetti le profferte di quel che resta di Forza Italia. Profferte che non mancheranno e che, è immaginabile, si faranno sempre più insistenti. Lo stesso discorso vale per Fratelli d’Italia. Non adesso che in Giorgia Meloni prevale l’irritazione per essere stata dileggiata dagli ex amici berlusconiani dopo che, oltretutto, le hanno impedito di essere ammessa al ballottaggio romano. In ragione di ciò, anche lei ha recentemente condiviso l’infatuazione leghista per le candidate grilline. Tra qualche tempo, però, anche per Fratelli d’Italia verrà il momento della riconsiderazione. Ma si può escludere fin d’ora che una parte almeno degli elettori dei due partiti, una volta sperimentata la confluenza nel fiume dei Cinque Stelle, torni indietro compatta. Forse lo farà il personale politico, ma una buona fetta di quelli che votano, si può esserne certi, obbedirà alla legge di natura che impedisce ai fiumi di rientrare verso le sorgenti. Ciò che è destinato a modificare in maniera non irrilevante il panorama idrogeologico della politica italiana.