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Tutti i voti persi dal Partito Democratico di Renzi

È nato da poco e ha già perso voti. Emilia-Romagna, Toscana, Piemonte, Umbria e città come Genova e Firenze. Sono i luoghi dove il Partito Democratico di Renzi ha perso più voti rispetto alle primarie dell’8 dicembre 2013, che per la prima volta incoronarono il leader con percentuali simili a quelle di oggi ma dove si presentarono ai gazebo il 30% in più su tutto il territorio nazionale. Quattro anni e mille giorni di governo dopo Matteo deve registrare che i voti di coloro che scelsero lui nel 2013 sono lo stesso numero di quelli che ieri si sono presentati per votare alle primarie, magari scegliendo uno dei suoi due avversari.

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Primarie PD, l’affluenza (Corriere della Sera, 1 maggio 2017)

Tutti i voti persi dal Partito Democratico di Renzi

Il Partito Democratico di Renzi (PDR) festeggia oggi un risultato scontato e che però getta ombre sul futuro prossimo: prima delle urne sarà necessario riconquistare tanti voti persi e aggiungerne altri per riuscire a correre per vincere. A meno che non si punti davvero a un governo di grande coalizione anti-5 Stelle, e in quel caso i voti peseranno più che contare. Piergiorgio Corbetta, presidente dell‘Istituto Cattaneo, in un colloquio con il Corriere della Sera rigira il coltello nella piaga: «Il successo rende simpatici, è un premio aggiuntivo nei confronti del vincitore, ma sia Renzi che i suoi elettori sono ancora sotto l’effetto della batosta subita al referendum. Nel Pd è subentrata una certa delusione, e a nessuno piace stare con i perdenti».

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Primarie, il voto nelle regioni e il voto per categorie (Il Messaggero, 1 maggio 2017)

Il Messaggero pubblica un’analisi del voto dove spiega che nelle regioni rosse, proprio quelle che hanno sofferto la maggiore emorragia di voti, il consenso di Renzi è bulgaro: 74% in Emilia, oltre l’80% in Toscana e Umbria.  Enzo Risso, il direttore di Swg, l’agenzia dei sondaggi con sede a Trieste, spiega che all’inizio il suo istituto stimava una partecipazione di 1,5 milioni di persone: le ultime settimane sono state decisive nell’invogliare a presentarsi ai seggi e questo non può non essere un segnale positivo per il Partito Democratico di Renzi. Per quanto riguarda il voto per categorie, Renzi vince in ogni angolo sociale con nettezza ma mostra qualche affanno fra i giovani (18-24 anni) che lo preferiscono solo al 55% e fra i disoccupati di fede piddina fra i quali ha raccolto meno del 59% dei consensi.

Le primarie di un partito dimezzato

L’ex premier supera la soglia del 70% oltre che fra i cinquantenni, come detto, anche fra gli operai. E a Roma vince nettamente, prendendosi anche il diritto di scegliere il segretario cittadino. Chissà se conta davvero qualcosa in un posto che ha segnato la maggiore sconfitta dei suoi mille giorni, con il flop totale del suo candidato nella corsa per il sindaco di Roma. Spiega sempre il Messaggero che in via dei Cappellari, la sede del vecchio circolo di via dei Giubbonari, «Matteo» ha preso 527 voti su 786. L’ex premier stravince al VI, quello di Tor Bella Monaca, Torre Angela e Borghesiana, enclave grillina che pure votò compatta «no» al referendum. Renzi qui ha raccolto il 77,2. Orlando, invece, ha ottenuto i suoi risultati migliori nel municipio XI (Corviale, Trullo, Portuense) dove ha toccato il 24,59, e al XIV,Trionfale, con il 25,2. Per il ministro della Giustizia la disfatta è arrivata nel VI (15 per cento) e nel X, quello di Ostia (17,7). Emiliano ha avuto un exploit nel V municipio (Pigneto-Centocelle) tanto che è riuscito a centrare la doppia cifra con il 10,6.

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I risultati delle primarie del PD a Roma (Il Messaggero, 1 maggio 2017)

Ora che è ri-legittimato a guidare il Partito Democratico per Renzi si apre la fase più complessa, quella della legge elettorale. Poi ci saranno le elezioni e le future alleanze. Ieri l’idea l’ha data Richetti: «Quando si andrà al voto daremo vita a liste larghe che coinvolgano soggetti sociali, l’area Pisapia ed esperienze liberaldemocratiche». Qualsiasi cosa voglia dire.