Politica

Il partito anti-elezioni e la nuova legge elettorale

renziani grillini bonino

C’è un partito anti-elezioni che si forma sempre quando si avvicinano le urne. Succedeva quando c’erano i democristiani al potere e succede oggi che ci sono i grillini, terrorizzati dal ritorno a casa e dalla regola dei due mandati che caccerebbe tutti i big. Per questo, spiega De Marchis, il partito anti-elezioni porta dentro di sé tutti quelli che hanno da perdere da nuove elezioni: PD, Forza Italia e anche i tanti del gruppo misto.

Tra i grillini il meccanismo di sopravvivenza e di reazione al leader leghista si è messo in moto. Sotto traccia ma in maniera potente. Deputati e senatori hanno chiesto di essere ascoltati prima delle decisioni finali. Un M5S non dissidente come Steni Di Piazza ha lanciato l’idea di un esecutivo del «bene comune». Luigi Di Maio, per ora, vede solo la strada elettorale: «Non esiste nulla e basta». Il segretario dem Nicola Zingaretti idem, e lo ha spiegato a chi gli consiglia prudenza: «Fare un altro governo per cosa? Per intestarsi una legge di bilancio durissima?». Sono momenti difficili al Nazareno perché il dibattito è appena cominciato e le parole di Renzi hanno allarmato il leader.

Franceschini ha chiamato Gentiloni per consigliare di pensarci bene prima di gridare «al voto al voto». Ci si son messi anche gli alleati di + Europa. «Se conviene a Salvini non conviene a noi», ha detto Marco Cappato. «Ho paura degli sviluppi putiniani», gli ha fatto eco Riccardo Magi. Il capogruppo dem al Senato, il renziano Marcucci, chiede che la mozione di sfiducia a Salvini sia messa in calendario insieme a quella a Conte. Sulla carta, un altro amo per un’intesa con il M5S.

renziani grillini bonino

De Marchis introduce un ragionamento in più: l’obiettivo potrebbe essere una nuova legge elettorale di stampo proporzionale puro:

Naturalmente, un difficilissimo nuovo governo andrebbe vestito con l’abito buono lasciando nell’armadio le motivazioni più basse tipo poltrona e ricandidature. Allora lo smoking è questo: un esecutivo che porti a compimento la riforma costituzionale che taglia di 345 il numero dei parlamentari. Riforma cara ai grillini, in calendario in aula agli inizi di settembre. Se la legislatura finisce prima, la legge finisce nel cestino.

Piccolo problema: finora il Pd ha sempre votato no al testo del governo. Ma in cambio il Movimento potrebbe dare al Pd la legge elettorale proporzionale (e questo allungherebbe la vita dell’esecutivo). In mezzo, più importanti, ci sono le misure economiche. Con questo vestito elegante ci si potrebbe presentare a Sergio Mattarella con una maggioranza dettata dal «percorso costituzionale». Tutta da costruire, in un clima sfavorevole. Ma c’è una certezza: dopo la sfiducia al Senato il capo dello Stato farà un giro di consultazioni. E il partito del non voto avrà un’altra finestra di tempo per riflettere.

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