Opinioni

La lettera di Paolo Savona a Repubblica

Il ministro degli Affari Europei Paolo Savona oggi invia una lettera a Repubblica per replicare all’editoriale di Ferdinando Giugliano, che il 15 luglio scorso lo chiamava in causa sostenendo che le sue proposte riguardo i poteri della BCE, enunciate durante l’audizione in Parlamento, fossero un modo per nascondere i fallimenti dell’esecutivo. Una tesi che Savona definisce assurda, mentre spiega quali siano a suo parere le problematiche intorno alla Banca Centrale Europea:

L’attuale Statuto della Bce è frutto di un compromesso volto soprattutto a convincere la Germania ad accettare l’euro, complemento indispensabile del mercato unico. Nonostante non fossi d’accordo su questo compromesso – e l’ho messo per iscritto immediatamente – posso comprendere i motivi per cui una nuova moneta, l’euro, si dovesse presentare sul mercato con il messaggio semplice ed efficace di avere un solo obiettivo, la stabilità del metro monetario (ossia niente inflazione), e un unico strumento, il finanziamento del credito privato. Che la preoccupazione fosse fondata lo dimostra anni dopo l’avvio dell’euro: nel giro di poco tempo il suo cambio estero con la moneta dominante, il dollaro, scese da 1,16 a 0,83.

Una volta che il mercato internazionale si convinse che l’euro era una moneta stabile, cominciò il recupero di valore affermandosi come la seconda moneta mondiale. Le conseguenze negative della carenza di potere della Bce sul cambio si rivelarono quando la Cina mostrò un mutamento di atteggiamento politico nei confronti del dollaro e acquistò abbondanti quantità di euro da immettere a sua riserva ufficiale e il cambio euro/dollaro toccò 1,60. A questi valori, il danno per le imprese esportatrici i cui prodotti sono sensibili ai prezzi furono assai gravi, in particolare per le imprese italiane. Per evitare che la crescita europea dipenda da forze esterne occorre dotare la Bce di poteri sul cambio. Questo motivo è stato chiarito nel documento di Governo e nella relazione presentata in Parlamento che spero Giugliano voglia considerare senza dietrologie.

Savona prosegue spiegando che dopo la crisi finanziaria mondiale Draghi è intervenuto con il QE che però adesso va ad esaurimento anche se l’inflazione è ancora distante dal tetto del 2%. E qui arriva la proposta di Savona:

Per ripristinare in modo permanente l’ombrello contro la speculazione si deve assegnare alla Bce il compito di esercitare le funzioni di lender of last resort su singoli punti del sistema ove necessario. Riassumendo, l’euro è la seconda moneta nelle transazioni globali reali e finanziarie, ma non può agire come la Fed americana e le altre principali banche centrali del mondo. È giunto il momento di affrontare il completamento dell’importante istituzione europea per garantire la sua piena operatività e il suo sostegno alla crescita secondo le regole sviluppate dalla teoria e sperimentate in pratica. Ho anche precisato che, se l’attacco al cambio dell’euro o ai debiti sovrani di un Paese-membro ha radici in squilibri reali, occorre operare simultaneamente per risolverli a parte attivando un apposito strumento europeo.

Questo compito non spetta in punta di teoria alla Bce e richiede uno o più strumenti di politica fiscale comune, l’altro problema da me sollevato nel programma di Governo. Concludo: il Governo Conte, forte del sostegno della maggioranza parlamentare, desidera rafforzare la Bce perché lo ritiene necessario per l’Italia e per il futuro dell’Ue. Sarò curioso di vedere chi rifiuterà il conferimento a essa di poteri più ampi. Il Governo chiede in particolare l’attivazione di strumenti per evitare che la speculazione si sostituisca dannosamente ai poteri europei innestando gravi crisi, come già accaduto. Occorre infine che l’Unione Europea decida di intraprendere nuove e incisive politiche di bilancio a favore dei cittadini, in particolare dei più poveri, i perdenti della globalizzazione. Tutto prima delle prossime elezioni europee. Ne va del suo futuro.

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