La macchina del funky

Paolo Pace a processo da Grillo

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Paolo Pace sarà processato. Il presidente dimissionario dell’VIII Municipio sarà ascoltato dai referenti nazionali riguardo il suo addio polemico nei confronti della maggioranza pentastellata, che vedeva ormai nove consiglieri schierati apertamente contro di lui. La storia la racconta Il Messaggero:

A raccogliere la sua “deposizione” su quello che è accaduto nell’VIII Municipio saranno con molta probabilità i due parlamentari mandati proprio da Grillo mesi fa a “consigliare” l’equipe pentastellata del Campidoglio. «Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro ascolteranno nei prossimi giorni – fa sapere un consigliere capitolino ben informato- Paolo Pace per prendere nota della sua versione».
Ma la disponibilitàdei due deputati nel concedergli udienza appare un semplice atto formale perché il processo avviato da meno di 48 ore contro Pace ha un’accusa contro cui la filosofia grillina non ammette sconti di pena. «Paolo Pace – continua il consigliere – ha anteposto l’interesse personale al bene del Movimento 5 Stelle». E questo basterebbe a condannarlo se non all’ergastolo quanto meno all’“epurazione” dal Movimento. Perché al netto dei torti che saranno riconosciuti anche alla compagine dissidente, vale a dire ai 9 consiglieri municipali che nei mesi scorsi non hanno certo aiutato il mini sindaco a lavorare con serenità, «Pace ha sbagliato più di tutti».

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All’orizzonte, due ipotesi in attesa che passino i 20 giorni stabiliti dal regolamento del Comune nei quali l’ex minisindaco potrebbe ritirare le dimissioni. Dopo le quali, in caso si andasse al voto, l’orientamento è di non ricandidare nessuno dei protagonisti della vicenda dell’VIII.

Sempre da palazzo Senatorio raccontavano di unaRaggi «furibonda» che giovedì scorso, quando ha preso atto delle dimissioni di Pace da una semplice e-mail, avrebbe sbottato nel suo ufficio: «Neanche il buon gusto di chiamare».Qualora Pace decida di tornare a indossare la fascia bicolore da presidente, il M5S potrebbe togliergli il simbolo, lasciandolo di fatto al proprio destino. L’altra ipotesi, molto più probabile allo stato attuale, è quella per cui l’impiegato dell’Eni, messosi in aspettativa per guidare la Garbatella, torni a essere un libero cittadino.
In questo caso si dovrà procedere con il commissariamento fino alla prossima finestra elettorale utile. La Raggi,nel mentre, avocherà a sé l’incarico di presidente ma solo per i primi giorni, lasciando poi la gestione temporanea della Garbatella a una persona di sua fiducia da rintracciare nella giunta o anche nella maggioranza in aula Giulio Cesare.

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