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A Palermo al via le Comunarie delle firme false

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Verranno ricordate come le Comunarie delle firme false. Entro la mezzanotte di ieri infatti gli aspiranti candidati a sindaco di Palermo hanno dovuto inviare un modulo in cui dovevano confermare la loro candidatura e affermare, sotto la loro responsabilità, di non essere sottoposti a indagini o procedimenti penali, di non essere iscritti ad altri partiti politici, di non essere né avere parenti che sono dei servizi segreti e di avere la fedina penale pulita. Le Comunarie quindi si faranno anche se il caso delle firme false ha devastato il MoVimento 5 Stelle di Palermo e da lì uscirà un candidato che avrà ottime probabilità di diventare sindaco.

A Palermo al via le Comunarie delle firme false

E proprio a causa delle regole non faranno parte della partita, tra gli altri Samanta Busalacchi e Riccardo Ricciardi, indagati per il caso delle firme false mentre esce a pezzi Il Grillo di Palermo: nei giorni scorsi si era parlato dell’appoggio all’ingegnera Tiziana De Pasquale, poi smentito dallo stesso Riccardo Nuti su Facebook. Nel frattempo è stato creato un altro gruppo attivo (su Facebook) e il meet up Palermo in MoVimento in seguito all’oscuramento del forum e alla mancata ammissione del professor Pintagro e di altri che avevano parlato della storia delle firme false. Dopo aver chiesto le dimissioni di Claudia La Rocca, che ha deciso di ammettere davanti al magistrato di aver falsificato le firme e ha fatto i nomi di chi l’avrebbe aiutata, i deputati e le senatrici coinvolte hanno consegnato un esposto in cui si disegna una curiosa teoria del complotto alla base delle accuse rivolte loro dalla La Rocca, che vedrebbe implicato anche l’avvocato Ugo Forello, fondatore di Addiopizzo e non a caso considerato oggi uno dei favoriti per le Comunarie. Anche perché nel frattempo Forello ha incassato il sostegno di Adriano Varrica, collaboratore al parlamento europeo dei 5 Stelle e attivista storica palermitano, che ha deciso di ritirare la sua candidatura. Non a caso, infatti, negli status sulla pagina di Nuti in cui si parla della vicenda spesso spuntano utenti fake che prendono in giro l’onorevole o gli ricordano le mancate risposte davanti al magistrato:
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Ieri intanto Chiara Di Benedetto è tornata ad attaccare, stavolta prendendosela (senza mai nominarlo) con William Anselmo, “colpevole” di essersi ritirato dalla corsa alle Comunarie in un post pubblico in cui ha criticato il Grillo di Palermo: «Il vecchio Meetup ha fallito negli uomini, nei numeri, nella programmazione, negli ideali: molti degli attivisti storici sono stati coinvolti dallo scandalo delle firme false e sono tuttora indagati dalla procura; la base è rimasta rachitica per via di scelte ottuse che al posto di includere hanno escluso chi voleva partecipare; in quattro anni non si è stati in grado di produrre un programma per le prossime elezioni e ciò oggi costringe a fare le cose di corsa; e, purtroppo, qualcuno ha smarrito anche gli ideali, perché trasformare “onestà-onestà” in “omertà-omertà” ha danneggiato tutti». La Di Benedetto, con la lucidità tipica di chi immagina complotti più o meno ovunque, ha scritto tre ore dopo che il ritiro poteva essere semplicemente “tattico”:

Non mi stupirei affatto se dietro a molti, non tutti, ritiri di candidatura, giustificati con i più nobili degli intenti e dei saldi principi etici e morali, si nasconda il più infimo progetto di boicottare scientemente le “comunarie” online per poter, poco dopo, presentare una lista bella e pronta, probabilmente da mesi, che al proprio interno annovera tutti questi “duri e puri” dell’ultimo minuto e, magari, con qualche professionista dell’antimafia come candidato a sindaco…
E non mi stupirei nemmeno se, invece, ambissero piuttosto ad un posto da Deputato Regionale dato che le prossime Elezioni Regionali sono dietro l’angolo e, come sappiamo, buona parte dei portavoce palermitani è stata messa, chirurgicamente, fuori gioco…

chiara di benedetto
Il riferimento al “professionista dell’Antimafia” è lampante: si tratta sempre di Ugo Forello anche se la Di Benedetto, così come Giulia Di Vita e Riccardo Nuti, ha la simpatica abitudine di non nominare mai quello che attacca, forse in omaggio alla tipica trasparenza a 5 Stelle.

L’attivismo dei banchetti e il M5S

A parte le illazioni sulle ambizioni altrui, la Di Benedetto accusa taluni candidati di arrivismo: «Tutta questa gente che si riempie la bocca di belle frasi ad effetto, che cambia la propria foto su fb e ne mette una in giacca e cravatta, come se questo bastasse a renderla più credibile, non ha MAI fatto un banchetto o altre attività del Grillo Di Palermo negli ultimi 9 anni ma ha sentito l’irrefrenabile richiamo del carro del vincitore proprio a ridosso di un’importante tornata elettorale. Insomma più che ATTIVISTI sono ARRIVISTI di cui i meetup di tutta Italia e il M5S sono, ahinoi, sempre più affollati…». Il che è un’accusa curiosa nei confronti di qualcuno che ha appena ritirato una candidatura. Nei giorni scorsi l’onorevole aveva anche pubblicato la mail che “proverebbe” (il condizionale è d’obbligo) il “complotto” di Forello.
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Eppure anche nei commenti c’è chi le ricorda che i meetup da soli non sono il M5S, come da lettera di Di Battista e Fico. In tutto ciò, e mentre gran parte degli iscritti a cui il Grillo di Palermo ha fatto la guerra si spostano dentro Palermo in MoVimento, rimane ancora in piedi l’indagine sulle firme false di Palermo e soprattutto la questione principale: chi ha inviato i documenti con le firme raccolte che hanno consentito la prova grafica che ha messo nei guai gli indagati e i loro amici? Dalla risposta a questa domanda si potrebbe comprendere meglio come sono andate le cose e se davvero qualcuno si è approfittato della vicenda del 2012 per costruire consenso intorno a una candidatura alle Comunarie di Palermo. Si tratta di una persona a cui erano state evidentemente affidati quei documenti, e questo non può essere ignoto a chi all’epoca c’era. Ma a questa domanda quelli del Grillo di Palermo non hanno ancora voluto fornire una risposta.