Opinioni

Omaggio alle donne al tempo del Coronavirus

Questo anno il coronavirus ha fatto passare in secondo piano l’8 Marzo la festa della donna. Secondo me in modo ingiusto perché la lotta per la parità delle donne (e non solo di esse) è importante ancora di più della lotta all’epidemia.

donne lavoro 1

Son nato nel 1959. Nel palazzo dove abitavo, tutte le donne sposate erano casalinghe. Mia madre, nata e vissuta a Salerno, mi raccontava che, nel 1945, la sua scelta di andare a lavorare era fortemente criticata nell’ambiente cittadino e questa fu una delle ragioni per cui si sposò un uomo del Nord. Inoltre fu licenziata il giorno in cui si sposò…Il delitto d’onore (inizialmente pensato solo come mezzo per punire la moglie fedifraga) fu abolito solo nel 1981. La parità fra coniugi fu stabilita per legge solo nel 1975. Mi è ancora nella memoria l’immagine di cartelloni pubblicitari dove il corpo più o meno scoperto di una bella ragazza veniva usato per fare pubblicità a beni che non avevano nulla a che fare con la bellezza muliebre. In luoghi pubblici, tipo al bar d’ingegneria o dal parrucchiere, calendari sexy erano in bella mostra . Ancora adesso si possono sentire, in occasione di violenze sessuali, discorsi folli tipo che se l’era cercata perché vestita in modo troppo provocante.

sfratto casa delle donne roma m5s - 2

Tanto è stato fatto. Forse la persona che ha fatto di più è stata Teresa Mattei. Di famiglia dichiaratamente antifascista, nel 1938 fu espulsa dal Liceo Michelangiolo di Firenze (lo stesso che ha frequentato mia figlia) per aver contestato le leggi razziali. Si diplomò lo stesso come privatista. Si iscrisse a lettere e filosofia e si laureò nel 1944. In occasione della dichiarazione di guerra, organizzò la prima manifestazione contro la pazzia della guerra. Partecipò alla guerra partigiana. Suo fratello si suicidò in carcere per evitare di tradire i compagni. Anche lei fu catturata e condannata a morte, ma un gerarca fascista la salvò dicendo che una così brava ragazza non poteva essere partigiana. Anche alla sua figura si ispirò la storia ambientata in Firenze in Paisà di Rossellini. Partecipò all’uccisione di Giovanni Gentile che pure era stato suo Professore. Alla fine della guerra fu eletta nelle file del PCI all’assemblea costituente (la più giovane fra i partecipanti) dove contribuì alla scrittura dell’articolo, secondo me, più bello della Costituzione, l’articolo terzo, quello che non solo sancisce la parità dei cittadini senza distinzione ma anche impone allo Stato di rimuovere gli ostacoli che de facto impediscono il raggiungimento della parità. E’ anche lei l’artefice della scelta della mimosa come fiore simbolo della festa della donna. Era stata proposta la violetta, ma lei fece scegliere la mimosa, sia perché fiore di campo e molto più economico della violetta e sia perché le ricordava l’amore con Sanguinetti durante la guerra partigiana. Nel 1955 fu espulsa dal PCI per avere contestato la deriva stalinista di Togliatti. Il suo impegno sociale non si arrestò con la fine dell’impegno politico. Lottò fino in fondo per i diritti delle ragazze madri, per i diritti dei minori e contro la guerra. Una figura sicuramente fulgida. Pensare che nel nostro Parlamento siamo passati da una Mattei ad uno Scilipoti, è sconfortante.

Molto è ancora da fare. A mio parere lo stato dovrebbe cercare di applicare fino in fondo l’articolo terzo della Costituzione rimuovendo gli ostacoli materiali e culturali che de facto impediscono la parità. Le donne non dovrebbero essere costrette a scegliere fra vita familiare e vita lavorativa. Gli asili nido dovrebbero essere garantiti a tutti. Certamente la lotta femminista ha alcune volte travalicato dai limiti della ragionevolezza. E’ di questi giorni che un gruppo femminista americano ha contestato la canzoncina “Farò di te un vero uomo” presente nel cartone animato Mulan. Come dicevano i mitici Trettrè in Drive in “A me, me pare ‘na strunzata”. Altra cosa da cambiare è l’atteggiamento in cui si condanna solo l’uomo nello scambio sesso-avanzamenti i carriera. A mio parere, c’è una corresponsabilità, fra uomini e donne, e chi, fra le donne, usa le prestazioni sessuali per fare carriera, non può essere solo e sempre considerata vittima della società addossando tutte le colpe al maschio criminale. A mio parere, la parità è non solo giustamente reclamare gli stessi diritti ma anche rifiutare posizioni di comodo date dall’essere “sesso debole”. In questa direzione, che io ritengo giusta, ad esempio si è andati con il nuovo diritto di famiglia. Adesso, in caso di divorzio, i figli non sono più assegnati automaticamente alle madri ma sono “condivisi” e l’assegno di mantenimento non è visto più come una mera sinecura. Per concludere, buon 8 Marzo a tutte le donne e scusate il ritardo (in tutti i sensi: di questi auguri e nella lotta per la parità).

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Vincenzo Vespri

Vincenzo Vespri è professore di matematica all’Università degli Studi di Firenze Oltre ad essere un professore universitario di Matematica che vede con sgomento l'università italiana andare sempre più alla deriva, sono anche un valutatore di progetti scientifici ed industriali (sia a livello italiano che europeo). Vedere nuove idee, vedere imprese che nascono, vedere giovani imprenditori che per realizzare le proprie idee combattono fatiche di Sisifo contro il sistema paleo-burocratico e sclerotizzato, è un' esperienza tipo Blade Runner: " Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser".