Opinioni

Obsolescenza programmata: quanto dura un telefonino

Qual è la differenza tra un amplificatore degli anni Settanta che magari giace in cantina da una ventina di anni ma che quando viene riacceso ricomincia a funzionare tranquillamente (e ha un suono a volte superiore a quello degli apparecchi moderni) e un telefonino? La differenza si chiama obsolescenza programmata. Oggi il Dataroom di Milena Gabanelli sul Corriere della Sera ci spiega come funziona:

La strategia che definisce al momento della progettazione il ciclo di vita di un prodotto in modo da renderlo inservibile od obsoleto dopo un periodo di tempo prefissato, si chiama «obsolescenza programmata». Dal 2015 in Francia è un reato punito con una pena di due anni di carcere e 300.000 euro di multa.

La multa può variare in modo proporzionale ai vantaggi della violazione. Grazie a questa legge sono partite una serie di class action contro la Apple, in cui 8.000 consumatori lamentano il rallentamento degli iPhone. L’azienda di Cupertino il 28 dicembre 2017 ha scritto una lettera di scuse ai clienti, spiegando che la riduzione della performance si è resa necessaria per evitare spegnimenti improvvisi dei device a seguito di un aggiornamento del software.

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Ciò nonostante nessuno ha ancora imposto alle aziende di dare informazioni sulla durata del prodotto che viene acquistato in condizioni normali e senza shock. Nell’estate del 2017 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che invita gli Stati membri a scoraggiare l’obsolescenza programmata promuovendo prodotti con un ciclo di vita più lungo e riparabili. Obbiettivo: creare nuovi posti di lavoro e ridurre il volume dei rifiuti elettronici. Per ora sono solo parole.

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