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La nuova maglia della Juventus

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La nuova maglia della Juventus non fa impazzire gli juventini. I campioni d’Italia hanno presentato la maglia per la stagione 2019/2020, che sarà inedita e perderà le strisce. Un’unica linea verticale in mezzo di colore rosa, omaggio alla divisa dei fondatori nel 1987, e il bianco e il nero che non si abbracciano più se non sulle maniche, dei colori opposti a quelli sul petto. Spiega oggi La Stampa che era dal 1902 che non mancavano le strisce.

E la prima volta fu un errore: l’inglese Tom Savage, giocatore e capitano, ordinò le nuove divise dall’Inghilterra chiedendo il rosso fuoco del Nottingham Forest. Quelle che arrivarono, però, furono le magliette bianconere del Notts County. Nacque così l’amore per le strisce, ma il mercato internazionale impone nuove scelte: per conquistare gli Stati Uniti e l’Oriente, la direzione è quella del cambiamento. Per maggiori dettagli chiedere al Barcellona, che ogni anno sorprende i propri tifosi. Senza abbandonare la tradizione, che a Torino i tifosi temono di perdere.

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Maurizio Crosetti su Repubblica sente l’opinione di Beppe Furino, bandiera dei bianconeri

Ha visto, Furino? La nuova casacca della Juve sarà senza le strisce dopo un secolo e più. Che ne pensa?
«Mi chiedo cosa inventeranno la prossima volta».

Ci sarebbe questa parola magica: marketing.
«Oh, la conosco benissimo, non vivo mica nella caverna. Oggi va così. Ci sono regole commerciali, bisogna vendere ogni anno una nuova divisa anzi tre: prima, seconda e terza maglia. Noi ne avevamo una sola, classica, più quella blu Savoia da trasferta. Una per il caldo e una per il freddo. E se si bucavano le rattoppavamo».

Classico è il termine perfetto: i creativi se ne fregano.
«Preferivo quando i creativi avevano il numero 10, non la matita».

La maglia della Juve senza le righe è come quella della Nazionale a strisce: impossibile. O forse no.
«La maglia è come la bandiera, è un segno di riconoscimento, un simbolo identitario».

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