Economia

I veri numeri (?) del reddito di cittadinanza (non piaceranno agli elettori)

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Un intervento del professor Pasquale Tridico, già candidato ministro M5S e poi consulente di Di Maio al ministero del Lavoro, sul Corriere della Sera di oggi ci consente di mettere in chiaro i veri numeri del reddito di cittadinanza. O meglio: ci permette di approssimare al massimo quanto intasca in media la platea degli aventi diritto, ovvero il vero dibattito intorno alla misura e della sua eventuale efficacia. Tridico scrive al Corriere in base a quello che ha scritto ieri Federico Fubini, che aveva provato a dare stime sulle necessità di coperture per il reddito di cittadinanza a partire dall’impegno di M5S a «abolire la povertà» integrando fino a 780 euro al mese i redditi di chi non arriva a quella cifra:

Presa alla lettera, quella promessa costa varie volte più delle risorse messe a disposizione. Solo per integrare fino a 780 euro al mese i redditi dei circa tre milioni di italiani con dichiarazioni fiscali fino a mille euro l ’anno, servirebbero 26 miliardi. Per integrare le entrate degli oltre sette milioni che denunciano al fisco redditi fino a 500 euro al mese, occorrono più di 50 miliardi l’anno. Si tratta di stime caute, ipotizzando che ciascun contribuente sia sempre al massimo della propria fascia di reddito pubblicata dal Dipartimento delle Finanze.

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Reddito di cittadinanza: come funziona (Il Messaggero, 17 ottobre 2018)

Il governo, è vero, prevede limitazioni al sussidio per chi ha una casa di proprietà o ha altri redditi in famiglia. Ma i proprietari di immobili fra il 20% più povero della popolazione sono rari e altri effetti contrari rischiano di aumentare la spesa. Per esempio oggi circa dieci milioni di adulti, incapienti o quasi, non presentano dichiarazione dei redditi. Saranno invece spinti a farlo nel 2019 se vedono l’opportunità di qualificarsi per il sussidio.

Tridico risponde oggi sul quotidiano sostenendo che i numeri di Fubini siano errati, e ne dà degli altri che sono molto interessanti:

Solo per fare un confronto ricordo che il Reddito di inclusione (Rei) nel 2018, secondo i dati arrivati al ministero del Lavoro la scorsa settimana, raggiunge meno di 1 milione di persone (266.631 nuclei) per una spesa inferiore agli 1,8 miliardi di euro programmati (poco più di 1,6 miliardi).

Una semplice moltiplicazione per 5 descrive la differenza in termini di spesa e di beneficiari tra il Rei e il Reddito di Cittadinanza: 1,6 x 5 = 8 miliardi (o poco più) che è la spesa annuale destinata alla misura.

La differenza in termini di beneficiari è 1 milione (con il Rei) rispetto a 5 milioni di beneficiari (con il RdC). Il Movimento ha sempre detto che l’obiettivo minimo era la povertà assoluta, e l’Istat nel suo ultimo rapporto ci dice che la povertà assoluta è di 5 milioni di individui o poco più. Ergo: la misura raggiunge anche questo obiettivo.

Se sono infatti cinque milioni i beneficiari e se è di otto miliardi lo stanziamento per i residui nove mesi dell’anno (il rdc partirà ad aprile, ha annunciato a più riprese il M5S) la media del pollo di Trilussa ci dice che il cittadino povero in media prenderà (8 miliardi diviso 5 milioni) 1600 euro in totale nei nove mesi del 2019 in cui la misura funzionerà (da aprile a dicembre), ovvero 177 euro al mese in media. Se invece la misura fosse stanziata annualmente in media ognuno prenderà (1600 / 12) 133 euro in media.

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Chi percepisce il reddito di inclusione (La Stampa, 26 ottobre 2018)

Ovviamente questa è la media del pollo, e quindi ci sarà sicuramente chi prenderà di più. Ma ci sarà anche sicuramente chi prenderà di meno, perché altrimenti che media del pollo sarebbe? Ma torniamo alla replica di Tridico:

Fa specie però continuare a leggere interventi come quello di Federico Fubini del 2 novembre sul «Corriere», secondo cui la spesa del Reddito di Cittadinanza dovrebbe essere di circa 50 miliardi (stime così inverosimili erano già apparse in campagna elettorale), quando invece si è affermato più volte che la soglia del Reddito di Cittadinanza, sufficiente ad aggredire la povertà assoluta, in linea con la soglia di povertà europea e nazionale, è stata stabilita prendendo come riferimento una soglia Isee di 9360 euro.

Ecco controreplica di Fubini:

Il professor Tridico non risponde nel merito dei dubbi espressi. I dati sui redditi messi a disposizione dal Dipartimento delle Finanze permettono di calcolare che servirebbero 28 miliardi per mantenere la promessa dell’integrazione a 9.360 euro l’anno per i circa tre milioni di redditi fino a mille euro l’anno. Senza parlare dei dieci milioni di italiani che oggi non presentano dichiarazioni e nel 2019 potrebbero farlo per avere il sussidio. Il governo ha certo annunciato limitazioni, ma dovranno davvero essere enormi per far tornare i conti.

Fa bene Fubini a far notare che Tridico ha risposto a modo suo, infatti ciò che dice il professore è quanti saranno i beneficiari e quale sia lo stanziamento, mentre il giornalista del Corriere non considera che la promessa non è di integrare tutti i tre milioni di redditi l’anno, ma quelli che con quel reddito sono sotto la soglia di povertà (nessuno ci dice che lo siano perché ci sono altre variabili come la casa ad alzare la soglia ISEE). È quindi indubbio che alla fine i conti torneranno, come dice Tridico. Ma, e questo Tridico non lo dice, quando i conti del governo torneranno benissimo e i cittadini che avevano capito una cosa e in tasca si troveranno una cifra molto diversa da quella scritta nei bannerini su Facebook la giornata del legislatore diventerà molto movimentata. Per non parlare di quella dell’elettore, non appena avrà la possibilità di esprimersi sulla differenza tra promesse e realtà.

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