Fact checking

Mafia Capitale: le infiltrazioni nel PD di Roma

«E’ stato preso in ostaggio da correnti e gruppi di potere, dimostrandosi permeabile alle infiltrazioni malavitose»: non poteva essere più esplicito il neocommissario del Pd di Roma Matteo Orsini con il Messaggero nella sua prima intervista dopo l’incarico ricevuto da Renzi. E a leggere tra le pagine dell’ordinanza su Mafia Capitale il ritratto che esce di molti esponenti del partito romano, a prescindere dalle accuse ancora da provare, è impietoso.

matteo orfini pd roma
L’intervista a Matteo Orfini del Messaggero (5 dicembre 2014)

Orsini parla dell’azzeramento e della rinascita su basi nuove del Partito Democratico a Roma: ««Assolutamente sì. Il Pd è un partito pieno di dirigenti, militanti e amministratori perbene come Lionello Cosentino che voglio ringraziare per il lavoro di rifondazione che aveva cominciato. Ma il Pd ha anche dimostrato di non essere impermeabile alle infiltrazioni. Certo, sono casi marginali, ma sono casi molto gravi. Questo è anche effetto del fatto che negli anni passati un partito formato da decine e centinaia di circoli sani, con persone che dedicano la propria vita al Pd, è stato preso in ostaggio da correnti organizzate verticalmente per la gestione del potere che hanno pensato esclusivamente a organizzare lo scontro interno. E un partito così organizzato diventa un partito in cui i rischi di infiltrazione sono maggiori. Dobbiamo restituire il Pd ai propri militanti, ai circoli, ai nostri elettori. E dobbiamo anche reinsegnare al Pd cosa significa la politica». In attesa dell’attuazione del ‘vaste programme’, vediamo nomi e cognomi del PD romano nell’inchiesta di Mafia Capitale.
 
NOMI E COGNOMI: IL PD ROMANO E MAFIA CAPITALE
Uno dei primi nomi che compare nelle intercettazioni è quello di Umberto Marroni, 48 anni, ex capogruppo del Pd in Campidoglio,viene eletto deputato alle Politiche del 2013. Dal punto di vista politico è a lui che si imputa, durante l’amministrazione Alemanno, un’intenzione consociativa per l’opposizione capitolina: una voglia di partecipare al tavolo più che fargli la guerra. Quello di Marroni è un nome molto citato nell’inchiesta, a torto o a ragione, soprattutto da Buzzi:

Il giorno seguente, il 19.06.2013 a bordo dell’autovettura 202 Audi Q5 in uso a BUZZI Salvatore, veniva intercettato un dialogo tra quest’ultimo e le collaboratrici CHIARAVALLE Piera e BUFACCHI Anna Maria, nel corso del quale i tre interlocutori discutevano di quelli che sarebbero potuti essere i ruoli in Municipio per i loro “amici” MARRONI Angelo o OZZIMO Daniele, sperando che il sindaco avrebbe lasciato loro un posto nel campo del sociale, di fondamentale importanza per le attività economiche delle Cooperative e, di conseguenza, del sodalizio. I tre proseguivano parlando del fatto che quasinessuno dei dirigenti esterni, che il neo sindaco MARINO stava cercando diimpiegare presso il Comune, stava dando la propria disponibilità inconsiderazione che lo stipendio da assessore o consigliere ammontava solo a3500 € mensili. Il BUZZI aggiungeva che probabilmente Luca (Odevaine)sarebbe diventato il nuovo capo di Gabinetto del Sindaco, una circostanza piùche positiva per il sodalizio poiché “ci si infilano tutte le caselle…qualcheassessore giusto…ci divertiremo parecchio”.

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Umberto Marroni: deputato Pd citato nelle inchieste su Mafia Capitale

Anche la candidatura di Marroni alle primarie è stato oggetto di una conversazione intanto rimasta famosa:

BUZZI, a tal proposito, diceva: “…noi oggi alle cinque lanciamo MARRONI alle primarie per sindaco eh!”. I due continuavano a parlare dei possibili candidati alle elezioni comunali. Quindi BUZZI, riferendosi al candidato MARRONI, diceva che bisognava votarlo. MONTANI replicava: “…ma come me tocca votà MARRONI… questa volta veramente mi incazzo… se non voti ALEMANNO veramente… cioè ti… ti… non lo so ti sputtano a tutto il mondo… l’ho detto a tutti, ho detto guarda che l’unico che ci ha guadagnato qualche cosa da ALEMANNO è stato Salvatore!… lo vorrà votare!!?…lo dice lui che non ha mai parlato con un sindaco come con Alemanno…”.

Marroni ieri ha risposto alle accuse: “Mi sembra assolutamente evidente – dice a proposito dell’inchiesta Mondo di mezzo – che ci troviamo di fronte ad affermazioni fantasiose o come purtroppo avviene in alcuni casi di millantato credito . Se qualcuno in quegli anni ha approfittato delle nostre battaglie politiche e della nostra buonafede – insiste Marroni – è bene che la magistratura accerti tutte le responsabilità e faccia il suo corso”. Riguardo le elezioni, una conversazione tra Buzzi e Guarany è ancora più rivelatoria delle aspettative nei confronti di Marroni da parte del sodalizio criminale: «…è vero, è vero se vince il centro sinistra siamo rovinati, solo se vince Marroni andiamo bene». Poi c’è Lionello Cosentino, 63anni, segretario uscente del Pdromano, eletto deputato con l’Ulivo alle Politiche 2006 e senatore con il Pd nel 2008: dopo l’inchiesta ha annunciato che lascerà la politica attiva. Il suo nome compare raramente nelle carte dell’inchiesta, ma in due occasioni è piuttosto importante.


Mirko Coratti, 41 anni, presidente dimissionario dell’Assemblea capitolina, indagato nell’inchiesta «Mondo di Mezzo». Per lui sotto la lente è finita prima di tutto una nomina all’assemblea capitolina, guidata, secondo l’accusa, dal sodalizio criminale.
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LA STORIA DEL PD A ROMA
«Me’ so’ comprato Coratti», aveva poi il coraggio di dire Buzzi al telefono con un’interlocutrice. Si parla di una promessa di tangente per 120mila euro, e di diecimila euro depositati sulla sua scrivania soltanto per avere un appuntamento. Daniele Ozzimo, 42anni, assessore pd alla Casa,dimissionario: anche lui è indagato nella maxi inchiesta su mafia e appalti a Roma, e compariva nella ormai famosa foto del 2010 in cui Buzzi ritrae i commensali a una festa della cooperativa 29 giugno.
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Si parla di lui anche in un’intercettazione in cui Buzzi si dichiara pronto a votare Ozzimo come consigliere e Alemanno come sindaco con il voto disgiunto.
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Eugenio Patanè, 42anni, Pd, consigliere regionale,indagato, ha lasciato laguida della commissione Cultura. Il suo ruolo nella vicenda giudiziaria è stato raccontato dai ROS:

Successivamente all’accordo raggiunto per la gara AMA n. 30/2013, Franco CANCELLI della cooperativa EDERA avrebbe detto a BUZZI di pagare una tangente a Eugenio PATANÈ, consigliere regionale del PD.

La discussione telefonica successiva si incentra sulla “giusta” quota di tangenti da riconoscere a lui e a Panzironi dopo la vittoria di un appalto AMA:

S: e lui dice e alla fine dice, guarda, dice perché ne vorrebbe subito 60 e glienetoccherebbero 50…dice <(inc) in più e poi ne possiamo (inc)> ho fatto ..io non so l’ho chiamato dovrebbe venir oggi…il problema ènoi la parte del.. siccome io martedì incontro PATANÈ, una parte dei soldi iocomunque gliela darei…gliela incomincerei a da’…tanto (inc) de 20..20..20sui 20 (inc) quando vado all’incontro gli dico <già i 20 te li ho dati> perché senoi chiudiamo con PATANÈ..a PATANÈ gli famo capì non è che può esse CANCELLI semo pure noi chesemo bravi..avemo..avemo preso tutto.. perché non c’è più (inc)

Infine ci sono le primarie. Nel2013 concorrevano per la segreteria romana del Pd, Tommaso Giuntella e Lionello Cosentino contro il renziano Tullio Zevi. Nelle intercettazioni si parla di questi primi due: «Stiamo a sostene’ tutti e due … avemo dato centoquaranta voti a Giuntella e 80 a Cosentino». «Cosentino è proprio amico nostro», concludeva Buzzi. Già, amico.